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	<description>Rassegna stampa e approfondimenti su Internet, ADSL e Telefonia</description>
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		<title>File hosting, nuovo raid in Ucraina.</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 14:58:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sequestrati 200 server del popolare cyberlocker dell&#8217;Est. L&#8217;inchiesta era partita negli Stati Uniti per volere di Microsoft e Adobe Systems. Ex.ua permetteva ai suoi utenti di caricare file fino a 50 gigabyte. In maniera gratuita Un&#8217;inchiesta durata sei mesi ha ora portato alla chiusura di Ex.ua, popolare piattaforma di file hosting in terra ucraina. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2012/02/74330_divieto_ralf.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2262" title="File hosting, nuovo raid in Ucraina." src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2012/02/74330_divieto_ralf-150x150.jpg" alt="File hosting, nuovo raid in Ucraina." width="150" height="150" /></a>Sequestrati 200 server del popolare cyberlocker dell&#8217;Est. L&#8217;inchiesta era partita negli Stati Uniti per volere di Microsoft e Adobe Systems. Ex.ua permetteva ai suoi utenti di caricare file fino a 50 gigabyte. In maniera gratuita</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;inchiesta durata sei mesi ha ora portato alla chiusura di Ex.ua, popolare piattaforma di file hosting in terra ucraina. Un servizio da milioni di visitatori al mese, già segnalato dall&#8217;industria discografica statunitense all&#8217;attenzione dell&#8217;Office of the US Trade Representative. <span id="more-2257"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Fondato nel 2009, il cyberlocker permetteva ai suoi utenti di caricare fino a 50 gigabyte di dati in maniera totalmente gratuita. Nessun abbonamento premium in stile Megaupload: i gestori del sito guadagnavano solo ed esclusivamente dalla vendita di spazi pubblicitari. Il raid coordinato dalle autorità statunitensi ha ora portato al sequestro di 200 server per un totale di circa 6mila terabyte di dati appartenenti agli utenti.</p>
<p style="text-align: justify;"> Stando ai pochi dettagli offerti dagli agenti di polizia, Ex.ua sarebbe stato gestito per anni da un misterioso cittadino lettone. Le autorità locali hanno preso in custodia un gruppo di 16 impiegati assoldati per le quotidiane attività di gestione della piattaforma di file hosting. Attività leggermente diverse da quelle di Megaupload: Ex.ua permetteva ai suoi utenti di cercare file in base a categorie come mp3 e video.</p>
<p style="text-align: justify;">Immediata la rappresaglia ordita da misteriosi hacker &#8211; il nome di Anonymous non è apparso sui principali media come nel caso Megaupload &#8211; contro un gruppo di siti governativi, il dominio web del Presidente ucraino Viktor Yanukovich e del ministero degli Interni. Il solito attacco DDoS ha così messo offline i presidi online delle autorità locali a poche ore dalla notizia dei sigilli sui server di Ex.ua.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Articolo originale su: <a href="http://punto-informatico.it/3424454/PI/News/file-hosting-nuovo-raid-ucraina.aspx" target="_blank">PuntoInformatico</a></p>
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		<title>Nuovi iPad in arrivo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:49:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Debutta a marzo la terza generazione. Ma la quarta si vedrà già dopo l’estate. Si rafforzano giorno dopo giorno le indiscrezioni su una (ormai probabile) presentazione a febbraio da parte di Apple dell’iPad 3, che dovrebbe essere messo in commercio il mese successivo. Fra le novità attese, lo ricordiamo, il brillante “retina display”, come quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2012/02/AppleLogo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2252" style="border: 0pt none; margin: 3px;" title="Nuovi iPad in arrivo" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2012/02/AppleLogo-150x150.jpg" alt="Nuovi iPad in arrivo" width="150" height="150" /></a>Debutta a marzo la terza generazione. Ma la quarta si vedrà già dopo l’estate. Si rafforzano giorno dopo giorno le indiscrezioni su una (ormai probabile) presentazione a febbraio da parte di Apple dell’iPad 3, che dovrebbe essere messo in commercio il mese successivo. Fra le novità attese, lo ricordiamo, il brillante “retina display”, come quello dell’iPhone 4, e una batteria con maggiore autonomia, oltre al supporto delle reti mobili LTE per i modelli destinati al mercato statunitense (in attesa del debutto commerciale anche da noi di questa tecnologia per l’accesso superveloce a internet). La produzione del nuovo modello sarebbe già iniziata nelle fabbriche asiatiche dei fornitori della casa della mela.<span id="more-2249"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma intanto Apple starebbe già lavorando alla generazione successiva del suo fortunato tablet: l’iPad 4, secondo quanto riporta Digitames (blog sempre molto ben informato su quanto avviene a Cupertino), potrebbe essere presentato già a ottobre e avrà uno schermo da 9,7 pollici, un processore più potente e una ricca serie di applicazioni integrate per competere con i vari tablet Android e anche a quelli basati su Windows 8, attesi nel quarto trimestre dell’anno. Bocche cucite, come sempre, in Apple; resta però il dubbio sull’opportunità di acquistare un iPad 3 in primavera, quando in autunno arriverà un iPad 4 ancora più aggiornato. Anche perché, come sempre accade, il nuovo modello avrà lo stesso prezzo del vecchio, che a sua volta resterà in listino ma a un costo inferiore. Come succederà a marzo, quando l’arrivo dell’iPad 3 dovrebbe far scendere il prezzo dell’attuale iPad 2 a 399 dollari.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Articolo originale su <a title="Nuovi iPad in arrivo" href="http://www.geekinformatico.net/archives/1240" target="_blank">Geekinformatico</a></p>
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		<title>2012: un anno di novità!</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:42:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 2012 sarà caratterizzato in particolare dall’uscita di Windows 8, il nuovo sistema operativo della Microsoft, nasce con la piena compatibilità con le diverse piattaforme hardware ARM e x86. Questa particolarità permetterà all’OS di essere installato senza alcun problema indifferentemente su PC, netbook, tablet e notebook. Sulla riuscita di Windows 8, Microsoft ovviamente, si gioca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2012/02/windows_xp_logo1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2247" style="border: 0pt none; margin: 3px;" title="2012: un anno di novità!" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2012/02/windows_xp_logo1-150x150.jpg" alt="2012: un anno di novità!" width="150" height="150" /></a>Il 2012 sarà caratterizzato in particolare dall’uscita di <strong>Windows 8</strong>, il nuovo sistema operativo della Microsoft, nasce con la piena compatibilità con le diverse piattaforme hardware ARM e x86. Questa particolarità permetterà all’OS di essere installato senza alcun problema indifferentemente su PC, netbook, tablet e notebook. Sulla riuscita di Windows 8, Microsoft ovviamente, si gioca la propria credibilità e il suo futuro sul mercato e per una nuova prospettiva di innovazioni importanti.<span id="more-2244"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il 2012 è anche l’anno in cui sono attese le nuove versioni delle più famose console, dalla <strong>PlayStation</strong> (PlayStation 4), <strong>Xbox</strong> (Xbox 720) alla <strong>WiiU</strong> di Nintendo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ovviamente queste console, usciranno con qualche mese di ritardo, perchè le case produttrici vogliono essere sicure di avere a disposizione in tempo un gran numero di giochi prima di metterle in vendita sul mercato, in modo da avere tutto completo e raggiungere vendite superiori all’anno passato. Inoltre sembra, che <strong>Google</strong> voglia intraprendere un percorso e iniziare a fare Tv. Infatti, si attende l’uscita della IPTV di Youtube con cui trasmetterà in diretta Streaming centinaia di canali, divisi in tante categorie. Infatti<strong> Google</strong> ha concluso un accordo con alcune emittenti televisive di tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Per <strong>Apple</strong> invece, nell’anno passato c’è stata una grande concorrenza in particolare negli USA, dove il nuovo tablet “Kindler Fire” di casa Amazon ha sbaragliato le vendite. Per correre ai ripari, Apple sta pensando ad un iPad in versione mini (iPad mini con schermo da 7,85 pollici), più piccolo e molto meno costoso dell’originale (i quali prezzi non sono sostenibili da tutti). Il 2012 si presenta come un anno ricco di tante novità sia sotto il profilo informatico, sia sotto il profilo dell’alta tecnologia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Articolo originale su <a href="http://www.geekinformatico.net/archives/1262" target="_blank">GeekInformatico</a>.</p>
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		<title>WhatsApp torna sul melafonino!</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 15:27:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[64 ore di attesa, di blocco e di esclusione dall&#8217;App Store. La vicenda di Whatsapp ricorda, anche se molto da lontano, quel che è successo qualche mese fa con il servizio Blackberry. Certo con i dovuti distinguo. Ma per gli utenti si è trattata di una situazione simile: difficoltà, per non dire impossibilità, di utilizzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a title="WhatsApp torna sl melafonino!" href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2012/01/whatsapp.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2238" style="border: 0pt none; margin: 3px;" title="WhatsApp torna sul melafonino!" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2012/01/whatsapp-150x150.jpg" alt="WhatsApp torna sul melafonino!" width="150" height="150" /></a>64 ore di attesa, di blocco e di esclusione dall&#8217;App Store. La vicenda di Whatsapp ricorda, anche se molto da lontano, quel che è successo qualche mese fa con il servizio Blackberry. Certo con i dovuti distinguo. Ma per gli utenti si è trattata di una situazione simile: difficoltà, per non dire impossibilità, di utilizzare la celebre chat tra smartphone con sistemi operativi differenti senza un briciolo di spiegazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro la scorza di questa situazione la faccenda è diversa: Rim ha avuto un blocco, <strong>Whatsapp</strong> è stata congelata.<span id="more-2235"></span> L&#8217;app infatti è dapprima sparita dall&#8217;App Store, il catalogo di applicazioni per iPhone mentre risultava perfettamente funzionante (o quasi) sui Melafonini che già l&#8217;avevano installata e sugli altri dispositivi compatibili con <strong>Blackberry OS</strong>, <strong>Android</strong>, <strong>Windows Phone</strong> e <strong>Symbian</strong>. Quattro giorni di blackout senza parole, solo con qualche frammentaria spiegazione: nessuna all&#8217;inizio, poi qualche ipotetico problema di sicurezza e di privacy, poi la promessa che l&#8217;app sarebbe tornata presto con una nuova versione aggiornata. L&#8217;annuncio dato dalla stessa <strong>Whatsapp</strong> su twitter mentre sul Web impazzavano ipotesi più o meno credibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Finalmente è di nuovo scaricabile eventualmente come aggiornamento dell&#8217;applicazione già presente. La<strong> release 2.6.9</strong> che offre nuovi sfondi, il pulsante chat di gruppo sempre raggiungibile e una serie di altre &#8220;correzioni&#8221; che migliorano il funzionamento e &#8220;correggono i difetti&#8221;. Ecco tutto, poche parole concise che ammettono a metà come il software avesse in effetti qualche problema. Anche se qualche utente non si è fatto sfuggire l&#8217;occasione di dire che sotto sotto potesse esserci lo zampino di Apple. Ciò che lascia perplessi è come il tutto sia avvenuto quasi come se nulla fosse. Nessuna spiegazione ufficiale, almeno fino al momento in cui si scrive, o motivazione che potesse fare luce sull&#8217;accaduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Una situazione tollerata, anche se con qualche riserva, dagli utenti ma che nel futuro potrebbe essere sempre meno comprensibile. Sì, perché sull&#8217;App Store <strong>Whatsapp</strong> è a pagamento: 0,79 euro nonostante la pausa natalizia durante la quale era scaricabile gratis. Condizione già garantita sulle altre piattaforme ma per le quali potrebbe arrivare presto una doccia fredda. In questi giorni circolano mail a catena che invitano a proseguire l&#8217;invio per evitare che l&#8217;app diventi a pagamento. Ma un abbonamento annuale potrebbe essere dietro l&#8217;angolo. Installando il software su un Blackberry Curve è comparso un messaggio: un anno gratis, poi bisogna procedere a versare una piccola quota (1,99 dollari all&#8217;anno)&#8230; <span style="text-decoration: underline;">Diffidate</span>!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo originale su <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-01-19/whatsapp-ricompare-iphone-gratis-081210.shtml?uuid=AaDz9ufE" target="_blank">IlSole24Ore</a></p>
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		<title>FBI contro Megavideo e Megaupload.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 14:56:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Una cospirazione ordita da criminali capaci di raccogliere una montagna di soldi distribuendo  illegalmente contenuti multimediali protetti da diritto d’autore.&#8221; Una notizia che farà arrabbiare tantissimi utenti di internet, anche italiani. Durante il dibattito su Sopa e Pipa l’Fbi ferma e chiude Megaupload, uno dei più grandi siti di file sharing su scala mondiale. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2012/01/megaupload.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2230" title="FBI contro Megaupload e Megavideo" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2012/01/megaupload-150x150.png" alt="FBI contro Megaupload e Megavideo" width="150" height="150" /></a><em> &#8220;Una cospirazione ordita da criminali capaci di raccogliere una montagna di soldi distribuendo  illegalmente contenuti multimediali protetti da diritto d’autore.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Una notizia che farà arrabbiare tantissimi utenti di internet, anche italiani. Durante il dibattito su Sopa e Pipa l’Fbi ferma e chiude <strong>Megaupload</strong>, uno dei più grandi siti di file sharing su scala mondiale. Il fondatore del sito e gli altri responsabili sono stati accusati di aver violato le leggi sulla pirateria.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sito web permetteva di caricare e scaricare file di solito compattati con dentro contenuti in effetti coperti da copyright, in un numero consistente di casi. La particolarità di siti come questo è che proponeva agli utenti di scaricare da normale utente anonimo a una velocità lenta, e da abbonati a una maggiore velocità. <span id="more-2227"></span>Il sito ospitava anche molta pubblicità. L’accusa negli Stati Uniti è stata sollevata nel distretto orientale della Virginia, che ha rivendicato giurisdizione perché alcuni dei materiali considerati piratati erano stati ospitati per un certo periodo su server affittati a Ashburn, in Virginia. Anche Megavideo, la ‘costola’ di Megaupload che permetteva di vedere e ascoltare on line contenuti come film e serie tv – adorato dagli adolescenti – risulta in questo momento irraggiungibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Una notizia che farà arrabbiare tantissimi utenti di internet, anche italiani. Durante il dibattito su Sopa e Pipa l’Fbi ferma e chiude <strong>Megaupload</strong>, uno dei più grandi siti di file sharing su scala mondiale. Il fondatore del sito e gli altri responsabili sono stati accusati di aver violato le leggi sulla pirateria.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Articolo tratto da: <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/190831/megaupload-chiuso-dallfbi/" target="_blank">Giornalettismo</a></p>
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		<title>Anonymous, violato nuovamente il sito di Mastercard</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 08:38:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli hacker hanno attaccato sito di MasterCard per protestare contro il blocco dei fondi da parte della società a Wikileaks . &#8220;MasterCard.com è down! Questo è quello che succede a far casini con @wikileaks, @anon_central e l&#8217;intera community Lulz&#8221; si legge in un tweet di @ibomhacktivist, che è collegato ad Anonymous. Anche se in questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/06/guy.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2204" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Anonymous, violato nuovamente il sito di Mastercard" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/06/guy-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli hacker hanno attaccato sito di MasterCard per protestare contro il blocco dei fondi da parte della società a <a href="http://www.wikileaks.com" target="_blank">Wikileaks</a> . &#8220;MasterCard.com è down! Questo è quello che succede a far casini con  @wikileaks, @anon_central e l&#8217;intera community Lulz&#8221; si legge in un  tweet di <a rel="nofollow" href="https://twitter.com/#%21/ibomhacktivist/status/85658688668446720" target="_blank">@ibomhacktivist</a>, che è collegato ad Anonymous.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se in questo momento il sito di  <a href="http://translate.googleusercontent.com/translate_c?hl=en&amp;ie=UTF8&amp;prev=_t&amp;rurl=translate.google.it&amp;sl=auto&amp;tl=it&amp;u=http://www.mastercard.com/&amp;usg=ALkJrhiWa7pEpHegGGFO_JqEc2Iqg_-hkg" target="_blank">MasterCard</a> risulta  online, ci sono <a href="http://nakedsecurity.sophos.com/2011/06/28/mastercard-com-website-down-after-apparent-hacker-attack/&amp;usg=ALkJrhhd-u3SvvV0HDJiDqJFNQUdfCJaeQ" target="_blank">rapporti</a> che è stato completamente down  causa di un attacco DDoS (Distributed Denial of Service); già nel dicembre 2010 , gli hacker avevano già violato il sito di Mastercard, insieme a Postfinance e PayPal,  per la stessa ragione: il blocco dei fondi di Wikileaks.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo il fronte hacker sembra in parte ricompattarsi dopo l&#8217;annuncio della chiusura delle attività di LulzSec e lo fa sotto la bandiera della crew più nota, gli Anonymous.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima ha divulgato documenti relativi all&#8217;addestramento anti-terrorismo della Federal Emergency Management Agency (FEMA), nonché dati riservati dei governi del Brasile, dello Zimbabwe e dell&#8217;isola di Anguilla, e poi ha annunciato di aver (re)inglobato al suo interno i membri della ciurma di LulzSec.<span id="more-2202"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Così, gli Anonymous sono tornati in piena attività: hanno minacciato di continuare ad agire nell&#8217;ottica dell&#8217;operazione AntiSec, puntando come prossimo obiettivo ai siti istituzionali tunisini, e nel frattempo è stata lanciata anche l&#8217;operazione Orlando, che mira alla rappresaglia in seguito all&#8217;arresto da parte delle autorità locali di membri del gruppo &#8220;Food Not Bombs&#8221; impegnati, si legge nel comunicato di Anonymous, nella distribuzione di cibo ai senzatetto e arrestati perché &#8220;privi di licenza&#8221; per farlo.</p>
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		<title>Attacco hacker ai siti di Pdl e Berlusconi</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 08:40:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli &#8220;anonimi&#8221; tengono sotto controllo il governo italiano, e lo fanno sapere con un videomessaggio, dopo che nei giorni scorsi il gruppo di cyber attivisti ha abbattuto i siti www.pdl.it, www.governoberlusconi.it, www.forzasilvio.it e www.silvioberlusconifansclub.org. L&#8217;azione rientra nell&#8217;ambito di Operation Italy, una serie di attacchi avviata lo scorso febbraio, e di Anti-Security, il nuovo filone di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=7Y2WySU0tfQ" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2197" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Anonymous colpisce ancora" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/06/6rmr2a-150x150.gif" alt="" width="105" height="105" /></a>Gli &#8220;anonimi&#8221; tengono sotto controllo il governo italiano, e lo fanno sapere con un videomessaggio, dopo che nei giorni scorsi il gruppo di cyber attivisti ha abbattuto i siti www.pdl.it, www.governoberlusconi.it, www.forzasilvio.it e www.silvioberlusconifansclub.org. L&#8217;azione rientra nell&#8217;ambito di Operation Italy, una serie di attacchi avviata lo scorso febbraio, e di Anti-Security, il nuovo filone di assalti ai siti governativi che vede coalizzati i Lulzsec e gli Anonymous.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=7Y2WySU0tfQ" target="_blank">Anonymous colpisce ancora</a><br /><span id="more-2195"></span></p>
<p>Fonte: Liquida.it</p>
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		<title>Se digiti “gay” su Google appare l’arcobaleno</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 14:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’omaggio del motore di ricerca al mese dell’orgoglio LGBT, giugno con un arcobaleno che appare vicino alla barra di ricerca. Negli anni scorsi, 2009 e 2010, aveva aggiunto semplicemente una barra colorata. Google ci tiene a far sapere di tenere ai diritti dei gay, e in particolar modo dichiara di essere attenta a evitare ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/06/google_logo.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2189" title="Se digiti “gay” su Google appare l’arcobaleno" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/06/google_logo-150x95.png" alt="" width="150" height="95" /></a>L’omaggio del  motore di ricerca al mese dell’orgoglio LGBT, giugno con un arcobaleno  che appare vicino alla barra di ricerca. Negli anni scorsi, 2009 e 2010,  aveva aggiunto semplicemente una barra colorata. <a href="http://www.Google.com" target="_blank">Google</a> ci tiene a far  sapere di tenere ai diritti dei gay, e in particolar modo dichiara di  essere attenta a evitare ogni discriminazione  per i propri dipendenti  omosessuli: ““<a href="http://googleblog.blogspot.com/2010/07/celebrating-pride-2010.html" target="_blank">Google</a> sostiene propri dipendenti <acronym title="lesbiche, gay, bisessuali o transgender">LGBT</acronym> in  molti modi: facendo sentire la propria voce in materia di politica,  trovando occasioni  per ricordare la difficile situazione delle persone  transgender in tutto il mondo e facendo ogni sforzo per garantire che i  suoi dipendenti siano trattati in modo equo”.</p>
<p><span id="more-2186"></span><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/06/Cattura_google.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2188" title="Cattura_google" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/06/Cattura_google-300x279.png" alt="" width="398" height="370" /></a></p>
<p>Articolo originale su: <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/130175/se-digiti-gay-google-ti-fa-vedere-larcobaleno/" target="_blank">giornalettismo.com</a></p>
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		<title>L’Italia in black list per pirateria</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 13:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Microsoft Italia ha presentato un report sul mondo della pirateria che il paese dovrà guardare con particolare attenzione. L’Italia, infatti, è stata inserita nel libro nero delle nazioni con il tasso di contraffazione più elevato, il che ci rende più deboli agli occhi del mercato e meno appetibili in termini di investimenti. Problemi, questi, dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/06/privacy.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2181" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="L’Italia in black list per pirateria" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/06/privacy-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a><a href="http://www.microsoft.it" target="_blank">Microsoft Italia</a> ha presentato un report sul mondo della pirateria che il paese dovrà guardare con particolare attenzione. L’Italia, infatti, è stata inserita nel libro nero delle nazioni con il tasso di contraffazione più elevato, il che ci rende più deboli agli occhi del mercato e meno appetibili in termini di investimenti. Problemi, questi, dei quali il paese potrebbe fare a meno con interventi più radicali nei settori nei quali il fenomeno incide in modo più invasivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto indicato da <a href="http://www.Microsoft.com" target="_blank">Microsoft</a> nell’apposita presentazione, organizzata in collaborazione con il consolato degli Stati Uniti a Milano, in Italia il tasso del mercato pirata è più alto rispetto alla media europea di ben 16 punti percentuali: il 49% nel nostro paese, il 33% in Europa. Trattasi di una situazione più volte fotografata anche dalla Business Software Alliance, la quale stima peraltro che la riduzione della pirateria avrebbe effetti benefici sul sistema grazie ai maggiori introiti registrati, ai maggiori investimenti veicolati ed al maggior numero di posti di lavoro determinato.<span id="more-2179"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La Grecia è il paese nel quale la pirateria è a tassi maggiori (58%) e secondo il report non sarebbe un caso il fatto che maggiori tassi di pirateria coincidano con situazioni economiche più difficili: una minor tutela della proprietà intellettuale, infatti, andrebbe a discapito della competitività del paese e non a caso Svezia e Regno Unito comparirebbero tra i paesi virtuosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto indicato nella ricerca, la pirateria è un fenomeno che copre qualsiasi mercato e che soprattutto nel settore audiovisivo vedrebbe i suoi picchi di maggior gravità. In Italia la pirateria sui contenuti sarebbe pari al 25%: questo ed altri dati hanno contribuito al posizionamento del paese nella lista nera dell’Office of the United States Trade Representative, definendo così un handicap competitivo a cui l’Italia dovrà saper rispondere con iniziative che sappiano opporsi alla pirateria non soltanto con la repressione, ma anche con l’educazione culturale di venditori ed acquirenti. Spiega Sonia Tarantolo, Vice Console per gli Affari Politici ed Economici del Consolato Generale USA a Milano:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">La proprietà intellettuale è una delle principali ricchezze delle nostre società e un fondamento essenziale per economie avanzate come quella italiana e quella americana. La proprietà intellettuale offre l’opportunità a chi ha creatività di investire e di costruire sulle proprie idee, non solo a proprio beneficio, ma per il bene di tutti. Ci permette di innovare, di crescere e di prosperare. Per questa ragione, il miglioramento della sua tutela è un elemento presente da molto tempo nella politica estera del mio governo. Senza una forte protezione della proprietà intellettuale gli imprenditori, gli inventori, gli artisti, gli sviluppatori di software e le aziende avrebbero poco interesse a innovare e investire. Gli Stati Uniti e altri Paesi come l’Italia hanno lavorato per decenni al fine di estendere la tutela dei diritti in maniera più ampia possibile in tutto il mondo. Il nostro impegno sta avendo successo ma bisogna lavorare ancora molto per far sì che la proprietà intellettuale venga rispettata.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Microsoft da parte sua ha portato avanti il progetto Mistery Shopper per verificare dal vivo la situazione, inviando incaricati Microsoft “in borghese” ad effettuare acquisto per verificarne la conformità con le regole. 1570 i punti vendita già monitorati «e per 126 volte il Mistery Shopper ha rilevato qualche irregolarità nella vendita dei prodotti Microsoft: il tasso di pirateria regionale medio dal 2005 ad oggi ha subito tuttavia un leggerissimo decremento, passando dal 9% all’8%, un dato abbastanza contenuto se paragonato alla media del 18% rilevata a livello nazionale dal 2005 ad oggi, ma nettamente superiore alla media del 5,4% riferita alle sole regioni del Nord Italia».</p>
<p>Articolo originale su: <a href="http://www.webnews.it/2011/06/17/litalia-sul-libro-nero-della-pirateria/" target="_blank">WebNews.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Google Motion, ovvero il pesce d&#8217;aprile di Google</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 15:37:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come saprete, oggi è il 1° di Aprile, giorno di burle per tutti quanti. In particolare Saurik (creatore di Cydia) e Google sembrano averci preso molto gusto quest’anno. Per quanto riguarda Saurik, ha messo in Cydia una barra di Twitter con “strani” suggerimenti ed ha modificato il tasto Changes in Timelime, come in Twitter. Quindi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/04/google_logo.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2173" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Google Motion, ovvero il pesce d'aprile di Google" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/04/google_logo.png" alt="" width="165" height="57" /></a>Come   saprete, oggi è il 1° di Aprile, giorno di burle per tutti quanti. In   particolare Saurik (creatore di Cydia) e Google sembrano averci preso   molto gusto quest’anno. Per quanto riguarda Saurik, ha messo in Cydia   una barra di Twitter con “strani” suggerimenti ed ha modificato il tasto   Changes in Timelime, come in Twitter. Quindi se vi troverete anche voi   un Justin Bieber scritto in Cydia non spaventatevi, domani sparirà! <img src='http://www.match.it/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' />    Per quanto riguarda Google, il colosso di Mountain View ne ha  preparati  più di uno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo è quello più clamoroso: si tratta di Gmail Motion, un modo tutto nuovo di interagire con la nostra casella email. <a href="http://mailing.peoplecom.it/t/r/l/jrkjkll/bltidxhl/o/" target="_blank">Guardate il video per farvi quattro sane risate</a>:   Cliccando sulla pagina del “fantastico progetto” e premendo “Try Gmail   Motion” troverete la spiegazione del tutto: è un pesce d’Aprile!</p>
<p style="text-align: justify;">Il  secondo è un po’ più “raffinato”, e dedicato a chi, come me, studia o   lavora nel campo del design. Helvetica è il font più amato da noi   designer per la sua semplicità e la sua capacità di adattarsi. Ma   provate a cercare “<a href="Helvetica" target="_blank">Helvetica</a>” su Google. Tutta la pagina si mostrerà in   Comic Sans, il font più odiato esistente per l’utilizzo sbagliato che  le  persone talvolta ne fanno.</p>
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		<title>A Pisa l&#8217;internet più veloce al mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 16:05:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[448Gbit al secondo. A questa velocità sono riusciti a trasmettere i dati su internet i ricercatori della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna di Pisa insieme ai colleghi del Laboratorio nazionale di reti fotoniche del Consorzio interuniversitario per le telecomunicazioni. In partnership con Ericsson, hanno messo a punto la trasmissione dati via internet più veloce al mondo, ovvero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2008/03/internet_la_rete.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-889" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="A Pisa l'internet più veloce al mondo" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2008/03/internet_la_rete-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>448Gbit al secondo. A questa velocità sono riusciti a trasmettere i dati su internet i ricercatori della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna di Pisa insieme ai colleghi del Laboratorio nazionale di reti fotoniche del Consorzio interuniversitario per le telecomunicazioni. In partnership con Ericsson, hanno messo a punto la trasmissione dati via internet più veloce al mondo, ovvero il primo sistema al mondo che funziona a 448 Gbit al secondo su doppia portante ottica inserito in un apparato commerciale di rete in fibra ottica.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di una soluzione tecnologica partit5olare che consente di trasmettere in un secondo, spiega una nota della Scuola, &#8220;una quantità di dati alternativamente pari a 20 film in alta definizione, 500 film in qualità standard, 22.500 collegamenti Adsl a 20 Mbit/s, 7 milioni di videochiamate o 100 milioni di telefonate standard&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato è stato presentato in anteprima alla recente &#8220;Mobile World Congress&#8221; di Barcellona. Il gruppo di ricerca ha messo a frutto le competenze scientifiche e le ha concentrate verso un&#8217;applicazione di immediato interesse industriale.<span id="more-2168"></span> &#8220;Il sistema &#8211; conclude la nota della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna &#8211; sarà testato, nei prossimi mesi, su segmenti di rete installati in tutto il mondo per poi diventare prodotto del portafoglio Ericsson e quindi essere impiegato nei maggiori sistemi di comunicazione su fibra ottica&#8221;.</p>
<p>Fonte: Repubblica.it</p>
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		<title>Spammer all’attacco di Twitter</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 20:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mercato dello spam non conosce crisi. Dopo i motori di ricerca (Google ha da poco modificato il suo algoritmo) e i social network, il target è ora Twitter, il sito di microblogging più famoso del mondo. Negli ultimi giorni il bersaglio principale degli spammer è stato l’account @TopTweet, controllato e verificato dalla stessa azienda. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2006/12/spam1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-201" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Spammer all’attacco di Twitter" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2006/12/spam1.jpg" alt="" width="124" height="93" /></a>Il mercato dello spam non conosce crisi. Dopo i motori di ricerca (Google ha da poco modificato il suo algoritmo) e i social network, il target è ora Twitter, il sito di microblogging più famoso del mondo. Negli ultimi giorni il bersaglio principale degli spammer è stato l’account @TopTweet, controllato e verificato dalla stessa azienda.</p>
<p style="text-align: justify;">Top Tweets ha oltre un milione di follower che ricevono alcuni dei tweet più interessanti pubblicati sulla piattaforma, selezionati da un particolare algoritmo. Dopo aver ridotto il numero di spam dall’11% all’1% tra l’estate del 2009 e febbraio 2010, il sito si trova ora ad affrontare un nuovo attacco da parte degli hacker. Sembra infatti che qualcuno sia riuscito ad avere accesso all’account o a modificare il funzionamento dell’algoritmo.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti utenti hanno iniziato a ricevere tweet contenenti link a siti per adulti. I “cinguettii” indesiderati sono stati anche inviati ai follower delle stesse persone che hanno ricevuto i messaggi. Come afferma l’azienda di sicurezza F-Secure «dubitiamo seriamente che essi vogliano essere esposti a siti come getiton.com e camsexroulette.net».<span id="more-2165"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente la maggior parte dei messaggi di spam inviati tramite @TopTweets sono etichettati con i tag #nsfw (not safe for work) e #sex che indicano contenuti sessualmente espliciti, per cui la natura maligna dello spam è emersa con sufficiente chiarezza e l’attenzione dei singoli ha probabilmente evitato in parte click del tutto indesiderati.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi tutti gli account degli spammer sono stati sospesi in modo repentino, ma quanto accaduto rappresenta comunque un ennesimo segnale di allarme per Twitter. Il ritorno del co-fondatore Jack Dorsey alla guida del consiglio di amministrazione non è stato probabilmente festeggiato come auspicato.</p>
<p>Fonte: WebNews.it</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Destination Maps</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 17:26:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[NAVTEQ ha annunciato il lancio di Destination Maps, elemento che rappresenta una nuova generazione di software per la navigazione indoor, principalmente all’interno di grandi edifici come i centri commerciali, fornendo agli utenti informazioni dettagliate sulla posizione degli ascensori, delle scale mobili o di altri punti di interesse. Destination Maps quindi «consente alle applicazioni basate sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/03/NAVTEQ.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2163" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="NAVTEQ" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/03/NAVTEQ-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>NAVTEQ ha annunciato il lancio di Destination Maps, elemento che rappresenta una nuova generazione di software per la navigazione indoor, principalmente all’interno di grandi edifici come i centri commerciali, fornendo agli utenti informazioni dettagliate sulla posizione degli ascensori, delle scale mobili o di altri punti di interesse. Destination Maps quindi «consente alle applicazioni basate sulla localizzazione di varcare la soglia dei grandi complessi edilizi e spingersi così oltre strade e marciapiedi».</p>
<p style="text-align: justify;">NAVTEQ indica i punti di interesse con il termine “attributi pedonali”, con i quali sono descritti gli interni degli edifici, consentendo anche il riconoscimento dei diversi piani (chiamati Z-levels). In questo modo le applicazioni possono “capire” i movimenti tra i diversi livelli e generare indicazioni di percorso (Virtual Connections) che tengono conto del modo tipico di spostarsi dei pedoni, ad esempio “tagliando” le aree aperte.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prodotto integra anche funzionalità già note agli utenti dei classici navigatori stradali, come la ricerca di specifiche categorie di punti di interesse (cinema, bar), a cui si aggiungono indicazioni su alcuni tipici servizi che è possibile trovare solo nei grandi edifici aperti al pubblico, come la posizione delle toilette più vicine o le uscite di emergenza.<span id="more-2162"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Con il servizio NAVTEQ LocationPoint Advertising, gli utenti possono inoltre ricevere messaggi promozionali, offerte speciali e buoni sconto in base alla loro posizione di prossimità con il punto vendita interessato.</p>
<p style="text-align: justify;">NAVTEQ prevede di realizzare inizialmente la mappatura dei maggiori centri commerciali negli Stati Uniti, ma in futuro saranno incluse altre tipologie di edifici e il prodotto verrà commercializzato anche in Europa e Asia. Attualmente Destinations Maps copre circa 200 centri commerciali con una superficie superiore ai 70.000 mq.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vice presidente di NAVTEQ Tom Fox, responsabile mappe e contenuti per le Americhe, ha dichiarato a proposito del lancio programmato: «Con il progressivo sviluppo delle tecnologie di indoor positioning, NAVTEQ Destination Maps supporterà applicazioni progressivamente sempre più sofisticate che consentiranno ad esempio di localizzare la posizione di un amico all’interno del centro commerciale, oppure di sapere in tempo reale il numero di persone presenti in un dato ristorante».</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna informazione tecnica relativa al funzionamento del software è stata invece comunicata dall’azienda. Si ipotizza l’utilizzo di un’antenna GPS ibrida abbinata ad un layer di realtà aumentata. NAVTEQ non ha chiarito quali saranno le piattaforme mobile supportate dall’applicazione, ma la prima dimostrazione è stata fatta su di uno smartphone Nokia N8.</p>
<p>Fonte: WebNews.it</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Hotspot Hspa per la famiglia</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 17:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una rete wi-fi, magari dove non c&#8217;è copertura adsl o la fibra ottica? Accesso al web con l&#8217;ipad o il tablet? Ecco WebFamily WebCube e Web Pocket, due hot-spot Wi-Fi realizzati da 3 Italia e Huawei. Al loro interno una uSim dati accede alla rete cellulari a banda larga, mentre i circuiti interni creano un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/03/WebCube.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2160" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Hot spot Hspa per la famiglia" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/03/WebCube-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Una rete wi-fi, magari dove non c&#8217;è copertura adsl o la fibra ottica? Accesso al web con l&#8217;ipad o il tablet? Ecco WebFamily WebCube e Web Pocket, due hot-spot Wi-Fi realizzati da 3 Italia e Huawei. Al loro interno una uSim dati accede alla rete cellulari a banda larga, mentre i circuiti interni creano un network wi-fi al quale è possibile collegare fino a 5 dispositivi: dal pc, allo smartphone, dal tablet fino alla smart tv.</p>
<p style="text-align: justify;">WebCube&#8221; è un dispositivo HSPA e Wi-Fi che migliora la copertura indoor. E&#8217; ideale da utilizzare a casa o in ufficio come valido sostituto dell&#8217;ADSL, anche in quelle zone in Digital Divide dove invece è presente la banda larga mobile di 3 Italia. Basta inserirlo in una presa di corrente e il gioco è fatto. Ha un design elegante (grazie al cavo in dotazione, può anche essere staccato dalla presa ed appoggiato su un tavolo o un comodino e fungere da lampada), pesa 400 grammi e supporta il servizio Sms.</p>
<p style="text-align: justify;">WebPocket è invece un hot-spot Wi-Fi tascabile. Può essere usato anche in auto. È più piccolo di un iPhone (95,5x 49&#215;14,1 millimetri per soli 90 grammi di peso), supporta il servizio SMS e dispone di uno slot per memoria esterna Micro SD fino a 32 GB. Ha 8 ore di autonomia in stand-by e 4 ore in connessione.<span id="more-2159"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Si possono avere in comoato a 0 euro con l&#8217;abbonamento &#8220;Web Senza Limiti&#8221; che, a fronte di un canone mensile di 19 euro (in promozione a 9 euro per i primi sei mesi se si aderisce all&#8217;offerta entro fine aprile), offre 15 gigabyte al mese (con soglia di 500 Megabyte al giorno) senza limiti di tempo. Il traffico extra-soglia ha invece un costo di 20 centesimi ogni 100 Megabyte.</p>
<p>Fonte: IlSole24Ore.com</p>
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		<title>La Cina attacca Gmail</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 08:07:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una nuova battaglia in una già lunga serie, tra il governo Cinese e Google. Stavolta, come peraltro si temeva da tempo, il bersaglio degli attacchi sarebbe Gmail, il popolare servizio di posta elettronica che conta centiniaia di migliaia di utenti anche dentro la Grande Muraglia. Che da ormai due settimane lamentano difficoltà nell&#8217;accesso e nell&#8217;utilizzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/03/gmail-logo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2144" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="La Cina attacca Gmail" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/03/gmail-logo-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Una nuova battaglia in una già lunga serie, tra il governo Cinese e Google. Stavolta, come peraltro si temeva da tempo, il bersaglio degli attacchi sarebbe Gmail, il popolare servizio di posta elettronica che conta centiniaia di migliaia di utenti anche dentro la Grande Muraglia. Che da ormai due settimane lamentano difficoltà nell&#8217;accesso e nell&#8217;utilizzo del servizio. La segnalazione arriva dal quotidiano inglese Guardian.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vi è ovviamente alcuna certezza sulla responsabilità diretta di Pechino, ma Google dichiara di aver controllato a fondo e di non aver riscontrato problemi interni. La finezza dell&#8217;attacco hacker sarebbe nel far apparire il blocco &#8220;come un malfunzionamento di Gmail&#8221;, dichiara Mountain View. Così da disorientare l&#8217;utente e la stessa azienda americana, che però ribadisce la perfetta integrità dei sistemi. Le cause del  comportamento anomalo di Gmail soono secondo Big G da ricercare altrove. Probabilmente, nell&#8217;assodata abilità degli hacker governativi cinesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il blocco a Gmail è un&#8217;altra mossa sulla scacchiera che vede contrapposti Pechino e Google. <span id="more-2143"></span>Lo scontro più violento risale a circa un anno fa, quando Google spostò i servizi del motore di ricerca sul dominio di Hong Kong, per contrastare la censura imposta dal governo cinese. Ci fu poi l&#8217;annuncio di Google della decisione di lasciare la Cina, poi una mezza retromarcia del gigante americano, e poi addirittura un armistizio tra governo cinese e Big G. Ma a tutt&#8217;oggi, Pechino continua a bloccare Youtube, e anche altri servizi di social web come Twitter e Facebook. Col risultato che Google, in una terra che conta 457 milioni di utenti web, perde progressivamente mercato. A favore di Baidu, motore di ricerca locale. Anche se l&#8217;obbiettivo dei blocchi non sembra tanto essere il dominio economico, quanto la libera circolazione delle informazioni. Anche Witopia, un servizio web che consente di aggirare in parte la censura cinese, risulta negli ultimi tempi malfunzionante quando non irraggiungibile.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;E&#8217; un blocco che si fa sempre più stretto&#8221;, dichiara Charles Mok, ad della divisione di Hong Kong della Internet Society cinese. &#8220;Siti e contenuti su cui fino a poco tempo fa il governo chiudeva un occhio, ora sono censurati e filtrati, e gradualmente la morsa si chiude&#8221;, conclude Mok.</p>
<p style="text-align: justify;">Una politica che non sorprende, visto che sul People&#8217;s Daily, un giornale controllato dal partitoco Comunista cinese, Google viene definito come &#8220;uno strumento di espansione ed egemonia americano&#8221;, che contribuirebbe a diffondere contenuti &#8220;sovversivi&#8221;, concausa delle rivolte nei paesi del Medio Oriente.</p>
<p>Fonte: Repubblica.it</p>
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		<title>Sanzione a Google per Street View</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 08:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[100 mila euro: a tanto ammonta la sanzione che l’autorità di tutela della privacy ha comminato a Google in Francia, riconoscendo così il gruppo colpevole per i dati intercettati dalle reti aperte incrociate dalle Google Car sul territorio transalpino. Lo scandalo era scoppiato originariamente in Germania e Google aveva tentato di arginare il problema spiegando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/03/google-street-view-car.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2141" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Sanzione a Google per Street View" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/03/google-street-view-car-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>100 mila euro: a tanto ammonta la sanzione che l’autorità di tutela della privacy ha comminato a Google in Francia, riconoscendo così il gruppo colpevole per i dati intercettati dalle reti aperte incrociate dalle Google Car sul territorio transalpino.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scandalo era scoppiato originariamente in Germania e Google aveva tentato di arginare il problema spiegando di non aver in alcun modo intercettato volontariamente i dati lungo il percorso. Non solo: i dati raccolti sarebbero stati frammentati ed inutilizzabili, ma soprattutto non ricollegabili ad alcuna identità e non relativi ad alcuna password. Via via le argomentazioni del gruppo sono state però smontate ed in vari paesi in tutto il mondo il caso ha visto un approfondimento da parte dell’authority di competenza.<span id="more-2140"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La sanzione imposta dal CNIL (Commission nationale de l’informatique et des libertés) considera dolosa l’intercettazione effettuata da Google durante la mappatura del territorio per il proprio servizio Street View ed impone pertanto una pesante multa motivata dai rilievi delle indagini portate avanti:</p>
<blockquote><p>L’analisi dei dati da parte della CNIL ha scoperto che Google ha  registrato, oltre ai dati tecnici (identificatori SIID e gli indirizzi  MAC di access point Wi-Fi), grandi quantità di dati su individui,  identificati o identificabili (dati di connessione a siti web, password,  email, indirizzi di posta elettronica, compresi gli scambi e-mail che  rivelano informazioni sensibili in merito all’orientamento sessuale o  alla salute).L’analisi dei dati da parte della CNIL ha scoperto che Google ha  registrato, oltre ai dati tecnici (identificatori SIID e gli indirizzi  MAC di access point Wi-Fi), grandi quantità di dati su individui,  identificati o identificabili (dati di connessione a siti web, password,  email, indirizzi di posta elettronica, compresi gli scambi e-mail che  rivelano informazioni sensibili in merito all’orientamento sessuale o  alla salute).</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">L’autorità francese contesta a Google non soltanto i fatti in sé, ma  anche la mancata collaborazione in seguito a due richieste di  informazioni circa il servizio Latitude ed il codice usato per  l’intercettazione delle reti Wi-Fi aperte. Nel frattempo il caso è stato  chiuso negli Stati Uniti con il <a href="http://www.webnews.it/2010/10/28/la-ftc-perdona-google-street-view/">perdono</a> da parte della FTC, mentre rimane a tutt’oggi <a href="http://www.webnews.it/2010/09/21/garante-per-la-privacy-si-indaghi-su-street-view/">aperto</a> sul territorio italiano.</p>
<p>Fonte: WebNews.it</p>
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		<title>E&#8217; in arrivo Internet Explorer 9</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 16:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da stanoette gli utenti di Windows 7 e Windows Vista potranno scaricare la nuova versione di Internet Explorer, il software per la navigazione in Internet di Microsoft. IE9 arriva sul mercato due anni dopo Explorer 8 con il preciso obiettivo di recuperare il terreno perduto rispetto ai prodotti concorrenti, Chrome di Google e Firefox di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/03/internet-explorer-9.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2136" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="internet-explorer-9" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/03/internet-explorer-9-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Da stanoette gli utenti di Windows 7 e  Windows Vista potranno scaricare la nuova versione di Internet Explorer,  il software per la navigazione in Internet di Microsoft. IE9 arriva sul  mercato due anni dopo Explorer 8 con il preciso obiettivo di recuperare  il terreno perduto rispetto ai prodotti concorrenti, <a title="google chrome" href="http://www.google.com/chrome/?installdataindex=nosearch?hl=it&amp;brand=CHMB&amp;utm_campaign=it&amp;utm_source=it-ha-emea-it-sk&amp;utm_medium=ha">Chrome</a> di <a title="Google" href="http://www.google.com">Google</a> e  <a title="Firefox" href="http://www.mozilla-europe.org/it/firefox/">Firefox</a> di Mozilla in primo luogo. Pur essendo sempre il browser più  utilizzato al mondo, da anni Explorer perde utenti. Secondo i dati di <a title="Netapplications" href="http://www.netapplications.com/"> Netapplications</a> è oggi usato dal 56,7 per cento dei navigatori: due anni  fa era al 70 per cento, tre anni fa quasi all&#8217;80. E poiché il browser,  grazie alla diffusione delle cosiddette applicazioni Web, è la chiave di  accesso a software e servizi del futuro, è importante competere con chi  su quei software e servizi sta puntando gran parte dei suoi business  (come fa Google).</p>
<p style="text-align: justify;">Non sappiamo se questa nuova versione basterà a  fermare l&#8217;emorragia di utenti, ma di sicuro renderà più vivace la  competizione. IE9 non ha la ricchezza di applicazioni aggiuntive di  Firefox e la maggiore velocità vantata rispetto a Chrome si misura con  difficoltà a occhio nudo, ma è un software moderno, con un&#8217;interfaccia  pulita ed essenziale e con tecnologie nuove di zecca che migliorano  performance di navigazione e privacy degli utenti. <span id="more-2135"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Performance</strong>.  IE9, soprattutto nei computer più moderni, è un browser veloce: le  pagine Web si aprono in minor tempo e le applicazioni Web più complesse, Google Maps o Hotmail, si usano in modo fluido. Microsoft ha  ottenuto questi risultati in due modi: per prima cosa IE9 usa per  gestire grafica, video e testo della pagina non il processore  principale, ma il processore grafico, che nei computer moderni è potente  e spesso sottoutilizzato. In secondo luogo ha riscritto e reso più  reattiva la parte del software che si occupa di leggere il linguaggio  Javascript, quello che rende le applicazioni accessibili nel browser  molto simili a quelle tradizionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Interfaccia</strong>.  IE9 si adegua all&#8217;interfaccia resa popolare da <a title="Google Chrome" href="http://www.google.com/chrome/?installdataindex=nosearch?hl=it&amp;brand=CHMB&amp;utm_campaign=it&amp;utm_source=it-ha-emea-it-sk&amp;utm_medium=ha">Google Chrome</a>, di cui  ricalca molte soluzioni. I pulsanti per navigare avanti e indietro, la  casella per digitare l&#8217;indirizzo e i pulsanti per accedere alle funzioni  sono visualizzati in un unico livello: il browser diventa una semplice  cornice e lo spazio per i siti visitati diventa più ampio. Come già in  Chrome, anche in Explorer la casella degli indirizzi è multi-funzione:  si usa per avviare una ricerca su Google, Bing o altri, per scorrere la  cronologia dei siti già visitati o per accedere ai siti preferiti.  Ritoccati anche gli avvisi all&#8217;utente (quando si blocca una popup,  quando si vuole salvare una password), visualizzati adesso in una barra  di notifica a fondo pagina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Privacy</strong>. Buone  notizie per la privacy degli utenti. IE9 integra un sistema, chiamato  &#8220;Protezione da monitoraggio&#8221; in grado di bloccare quei siti Web che  monitorano, in modo anonimo, i comportamenti degli utenti, in genere per  finalità statistiche o pubblicitarie. Il sistema non è attivato in via  predefinita, ma ogni utente potrà caricare nel browser la lista di quei  siti o servizi che intende bloccare. La soluzione, che Microsoft  vorrebbe certificare anche come standard comune, è destinata a far  discutere poiché ha come primo obiettivo i servizi di pubblicità online:  primo fra tutti, ancora, Google.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Integrazione con Windows</strong>.  Anche Microsoft ha introdotto in IE9, ma in modo tutto suo, la modalità  &#8220;Web App&#8221;, la funzione che consente di salvare sul desktop (ma anche  nel menu di Windows) un&#8217;icona di un sito Web e di &#8220;avviare&#8221; il sito come  se fosse un software tradizionale. Visitate spesso, mettiamo, Facebook?  Basta agire sull&#8217;icona degli strumenti del browser per aggiungere il  sito direttamente al menu Start di Windows e avviarlo direttamente da  lì. Gli utenti di Windows 7 potranno aggiungere l&#8217;icona di un sito anche  alla barra delle applicazioni e accedere, con un clic destro su  quell&#8217;icona, ad una serie di collegamenti veloci: su Facebook si può  accedere alla propria casella di posta, alla bacheca e così via.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Supporto agli standard</strong>.  Programmatori e web designer possono ritenersi soddisfatti: nel nuovo  Explorer sono supportati i più moderni standard di progettazione per  siti e servizi Web. La principale di queste va sotto il nome di HTML5 e  comprende un set di nuove tecnologie che renderanno i siti Web sempre  più simili a software, per funzionalità e usabilità. Per gli utenti si  traduce in un migliore qualità delle applicazioni Web.</p>
<p style="text-align: justify;">Windows Internet Explorer 9 si può scaricare utilizzando il servizio Windows Update o navigando sul sito di Microsoft dedicato al software. Come ampiamente annunciato, Explorer 9 non è disponibile per Windows XP.</p>
<p>Fonte: Repubblica.it</p>
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		<title>Come scoprire se qualcuno utilizza il nostro PC</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 17:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni azione effettuata dal o sul computer lascia una traccia.  La navigazione prima di tutto, ma anche la creazione, modifica e cancellazione di tutti i tipi di file, gli accessi a determinate aree di memoria ecc. Investigare su tutte queste azioni è una disciplina che si chiama “informatica forense” e si può fare con diversi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/03/osforensics.jpg"><img class="size-full wp-image-2086 alignleft" title="osforensics" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2011/03/osforensics.jpg" alt="" width="262" height="73" /></a>Ogni azione effettuata dal o sul computer<strong> lascia una traccia</strong>.  La navigazione prima di tutto, ma anche la creazione, modifica e  cancellazione di tutti i tipi di file, gli accessi a determinate aree di  memoria ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Investigare su tutte queste azioni è una disciplina che si chiama “<strong>informatica forense</strong>” e si può fare con diversi strumenti oppure con <strong>OSForensics</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è un software completo di molti tool che analizza il computer  creando dei report su tutte le attività registrate e tracciabili tra  cui:</p>
<ul>
<li>ricerca tra i files</li>
<li>ricerca tra le email</li>
<li>recupero file cancellati</li>
<li>log delle recenti attività</li>
<li>recupero user e password dei siti visitati<span id="more-2085"></span></li>
</ul>
<p>e altre cose ancora &#8230;.<br />
Il software è gratuito ed in fase beta.</p>
<p>Software su: <a href="http://www.osforensics.com/" target="_blank">OSForensics</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bing rosicchia mercato a Google</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 18:26:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bing, il motore di ricerca Microsoft, continua lentamente a rosicchiare quote di mercato al leader incontrastato Google. I dati pubblicati da Experian Hitwise, relativi al mese di febbraio ed al mercato USA, mostrano infatti un incremento del 4% rispetto al mese di gennaio 2011, il che va a confermare le buone prospettive maturate già nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2011/03/bing.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2074" style="margin: 1px 3px; border: 1px solid black;" title="Bing rosicchia mercato a Google" src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2011/03/bing-150x150.png" alt="" width="105" height="105" /></a>Bing, il motore di ricerca Microsoft, continua lentamente a rosicchiare quote di mercato al leader incontrastato Google. I dati pubblicati da Experian Hitwise, relativi al mese di febbraio ed al mercato USA, mostrano infatti un incremento del 4% rispetto al mese di gennaio 2011, il che va a confermare le buone prospettive maturate già nei mesi antecedenti. Sul mercato statunitense Bing ha ora una quota pari al 28,48%, mentre Google ha perso il 2% circa in un mese.<span id="more-2073"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Considerando tutti i motori di ricerca che sfruttano Bing, e quindi anche Yahoo Search, Microsoft ha raggiunto a febbraio il 28,48% del mercato contro il 27,44% di gennaio. Google invece è scesa dal 67,95% al 66,69%. Ovviamente l’azienda di Redmond non può pensare al momento di detronizzare Google, ma il successo di Bing e Yahoo Search è in questo passaggio evidente, ancor più se in considerazione di una ascesa Google proseguita per lungo tempo senza soluzione di continuità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora più interessante è il dato riguardante il “success rate“, ovvero la percentuale relativa alle ricerche effettuate che si tramutano in un accesso ad uno dei siti web elencati nei risultati. Yahoo! Search e Bing hanno ottenuto il valore più elevato nel mese di febbraio 2011: 81,51%. Google è ferma al 65,80%. Il “motore decisionale” voluto da Microsoft sembra quindi restituire i risultati auspicati da Redmond, rivelandosi efficace nei settori che ad oggi riescono a richiamare l’utenza sulle proprie pagine.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Experian Hitwise, quindi, gli utenti che utilizzano Bing ottengono risultati più affidabili e questo dato evidenzia una maggiore qualità teorica del motore di ricerca Microsoft che si trasforma di una opportunità per i publisher, per le aziende di marketing e in, generale, per tutti coloro che cercano di incrementare le visite ai propri siti web. La quantità è però ancora appannaggio di Google, il quale matura soprattutto a livello internazionale il proprio pieno controllo sul settore.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Google, che ricava la maggior parte dei propri profitti dalla pubblicità sul motore di ricerca, ha modificato recentemente il proprio algoritmo per affinare la rilevanza dei suoi risultati ed eliminare dall’elenco le cosidette “content farm”. Google ha anche annunciato una funzionalità che permette agli utenti di nascondere tutti i risultati non desiderati. Trattasi a questo punto di cesellature migliorative imposte dalla concorrenza: se Google vuol confermare la solidità della propria leadership non può lasciare affievolirsi il vantaggio competitivo che i propri algoritmi hanno da sempre avuto rispetto ai competitor principali.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: WebNews.it</p>
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		<title>E&#8217; iniziato il &#8216;countdown&#8217; per Explorer 6</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 18:21:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Explorer 6, un browser duro a morire. Nonostante gli anni, ormai dieci, e gli acciacchi, continuamente curati da aggiornamenti che provano a tappare le falle più ampie, IE6 è ancora utilizzato dal 12% degli utenti internet del mondo, dato raccolto a febbraio 2011. Anche se in calo del 9% rispetto al 2010, sono ancora troppi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2011/03/ie9.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2069" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="E' iniziato il 'countdown' per Explorer 6" src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2011/03/ie9-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Explorer 6, un browser duro a morire. Nonostante gli anni, ormai dieci, e gli acciacchi, continuamente curati da aggiornamenti che provano a tappare le falle più ampie, IE6 è ancora utilizzato dal 12% degli utenti internet del mondo, dato raccolto a febbraio 2011. Anche se in calo del 9% rispetto al 2010, sono ancora troppi secondo Microsoft, che per estinguere Explorer 6 e il carico di lavoro e grane che si porta dietro, lancia l&#8217;iniziativa web ie6countdown.com/. Un sito che conta alla rovescia quanto manca alla dipartita di Explorer 6, monitorizzando la diffusione dell&#8217;anziano e tenace browser nel mondo, con un obbiettivo: arrivare, con ogni mezzo lecito, all&#8217;1% massimo di utenti nel mondo. Una soglia che permetterebbe la dismissione ufficiale del supporto al prodotto, ormai tre generazioni indietro.</p>
<p style="text-align: justify;">IE666. Explorer 6 nasce nel 2001, e probabilmente per un patto col diavolo, sopravvive fino ai giorni nostri, superando ampiamente l&#8217;aspettativa di vita. La maggior concentrazione di utenti è in Cina, il 5,9% del 12% globale è lì. Nel resto del mondo c&#8217;è un 4,5% assoluto, in Italia il dato è del 3,3% relativo. Su cento utenti, nel nostro Paese più di 3 utilizzano ancora un browser vetusto. Con le varie ripercussioni sulla sicurezza e l&#8217;esperienza di navigazione, anche se con buona probabilità si tratta di installazioni su computer vecchi ancora in attività. <span id="more-2068"></span>Microsoft ha certamente tutto l&#8217;interesse a diffondere Explorer 9, l&#8217;ultimissimo arrivato nella famiglia, e spingere a cambiare sistema operativo, passando da vecchie versioni di Windows a prodotti più attuali. Ma è vero anche che l&#8217;architettura di Explorer 6 è antidiluviana e la Rete di oggi ha bisogno di strumenti più evoluti per essere utilizzata al meglio. E&#8217; vero anche che Explorer 9 non funziona con Windows Xp, ancora uno dei sistemi operativi più diffusi al mondo. Per questo, nel sito Microsoft consiglia una migrazione &#8220;almeno&#8221; verso Explorer 8, secondo l&#8217;azienda un buon compromesso tra età, caratteristiche e sicurezza. Soprattutto per le aziende, che utilizzano il vecchio browser su macchine di qualche anno fa, ancora in attività. Sono diversi infatti gli utenti che utilizzano Explorer 6 su computer al lavoro, perché non hanno la possibilità di cambiare browser.</p>
<p style="text-align: justify;">Come perorare la causa. La battaglia di Microsoft è tatticamente piuttosto evoluta. Utilizza i social network per invitare il pianeta ad abbandonare IE6, con la hashtag #Ie6countdown su Twitter, invita i possessori di un sito a pubblicare un banner per sollecitare la dipartita del vetusto navigatore. Fornisce delle tabelle e dei &#8216;case study&#8217; per far capire perché la migrazione verso Explorer 8 sia vantaggiosa, anche per chi sviluppa siti web e deve continuare ad ottimizzarli per un browser vecchio di dieci anni. Contro ogni regola di obsolescenza programmata, la sopravvivenza di IE6 è stupefacente in un mondo in cui i browser salgono di versione anche più volte l&#8217;anno. Sono infatti in arrivo Firefox 4, ma forse anche 5, 6 e 7 entro il 2011, e almeno altrettante versioni di Google Chrome. Una resistenza romantica ma non più sostenibile, contro il tempo del web che scorre molto più veloce di quello degli umani.</p>
<p>Fonte: Repubblica.it</p>
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		<title>Apple progetta un iPhone nano</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 20:59:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Apple ha pianificato lo sviluppo di nuovi modelli di iPhone, uno dei quali sarà più piccolo e più economico del modello attuale, con l’obiettivo di ostacolare le vendite degli smartphone Android, attualmente leader del mercato di fascia media. Queste sono le indiscrezioni fornite da una fonti che hanno visto dal vivo un prototipo del device [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.apple.com" target="_blank"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/09/apple_logo.jpg.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-2017" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Apple" src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/09/apple_logo.jpg.bmp" alt="" width="105" height="105" /></a>Apple </a>ha pianificato lo sviluppo di nuovi modelli di iPhone, uno dei quali sarà più piccolo e più economico del modello attuale, con l’obiettivo di ostacolare le vendite degli smartphone Android, attualmente leader del mercato di fascia media. Queste sono le indiscrezioni fornite da una fonti che hanno visto dal vivo un prototipo del device e che hanno chiesto di non essere identificate perchè i piani di <a href="http://www.apple.com" target="_blank">Apple</a> non sono ancora pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;">L’azienda di Cupertino vuole quindi recuperare terreno nei confronti del suo principale concorrente, offrendo un iPhone nano da circa 200 dollari senza il vincolo dell’abbonamento biennale con gli operatori telefonici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prototipo era un terzo più piccolo dell’iPhone 4 e non aveva il tasto Home. La riduzione del prezzo sarà possibile in quanto <a href="http://www.apple.com" target="_blank">Apple</a> utilizzerà gli stessi componenti presenti nell’attuale modello. L’iPhone nano dovrebbe essere presentato entro la metà dell’anno, forse insieme all’iPhone 5, ma potrebbe anche essere posticipato o addirittura cancellato, in quanto Apple spesso lavora su prodotti che non saranno mai rilasciati.<span id="more-2033"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la fonte, Apple sarebbe anche al lavoro per sviluppare un iPhone dual mode, ovvero compatibile con entrambe le reti GSM e CDMA. In realtà, questa indiscrezione è molto vicina alla realtà, dato che la versione dell’iPhone per il provider Verizon Wireless integra già un chip Qualcomm dual band che al momento appare però inutilizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, Apple potrebbe annunciare la tecnologia Universal SIM che permetterebbe agli utenti di passare da un operatore telefonico ad un altro senza cambiare scheda, ma l’ipotesi di una SIM integrata ha già trovato l’opposizione dei provider che rischierebbero di perdere il “controllo dei clienti” a vantaggio del produttore di smartphone (ed è questa una guerra che Apple potrebbe non aver interesse a combattere).</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, un iPhone economico potrebbe aiutare Apple ad entrare in mercati come Cina e India, dove gli utenti scelgono terminali con prezzi bassi e senza contratti di lunga durata. Attualmente la quota di mercato di Apple è del 16%, mentre quella di Android è del 33% circa.</p>
<p>Fonte: Bloomberg</p>
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		<title>Attenzione a Win7 AV, si tratta di un malware</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 14:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle ultime settimane si è diffusa una nuova minaccia per gli utenti di Windows 7. Una finta azienda che si è auto-ribattezzata Windows Innovations, Inc. sta distribuendo un malware col nome di Win7 AV. L’applicazione pretende di essere un antivirus aggiornato alla Microsoft Security Essentials, ma è l’esatto contrario. L’interfaccia è curata piuttosto bene, perciò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/09/Win7-AV.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2023" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Attenzione a Win7 AV, si tratta di un malware" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/09/Win7-AV-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Nelle ultime settimane si è diffusa una nuova minaccia per gli utenti di Windows 7. Una finta azienda che si è auto-ribattezzata Windows Innovations, Inc. sta distribuendo un malware col nome di Win7 AV. L’applicazione pretende di essere un antivirus aggiornato alla Microsoft Security Essentials, ma è l’esatto contrario. L’interfaccia è curata piuttosto bene, perciò rischia di confondere le idee.</p>
<p style="text-align: justify;">Win7 AV utilizza le icone e le descrizioni tipiche di Windows, così come il sistema di notifiche. Purtroppo non è un anti-spyware, bensì un vero e proprio malware che infetta il sistema di chi lo installa. La tecnica di Win7 AV è già stata sperimentata un paio d’anni fa da un altro virus simile. Rogue:MSIL/Zeven, così è stato ribattezzato, mostra una pagina d’errore di phishing sul browser della vittima.<span id="more-2022"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La pagina non è l’avviso di sicurezza standard per Chrome, Firefox e Internet Explorer (i browser coinvolti) e, nonostante ci somigli, riporta dei pulsanti che suggeriscono come risolvere il falso problema di phishing. Seguendo il collegamento proposto sarà avviato il download di Win7 AV, con tutte le conseguenze del caso. Un antivirus aggiornato e/o un anti-spyware possono risolvere l’infezione.</p>
<p>Fonte: www.downloadblog.it</p>
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		<title>2011 di Apple con nuovi iPod, iPad e iPhone 5</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 14:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se il 2010 di Apple è stato un anno di grandi successi e di alcune polemiche, grazie al lancio sul mercato di due dispositivi come iPad e iPhone 4, il 2011 potrebbe vedere l&#8217;azienda di Cupertino rinnovare tutti i suoi prodotti. E&#8217; il sito iLounge che pubblica le indiscrezioni, secondo cui, tra la fine del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/09/apple_logo.jpg.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-2017" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="2011 di Apple con nuovi iPod, iPad e iPhone 5" src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/09/apple_logo.jpg.bmp" alt="" width="105" height="107" /></a>Se il 2010 di Apple è stato un anno di grandi successi e di alcune polemiche, grazie al lancio sul mercato di due dispositivi come iPad e iPhone 4, il 2011 potrebbe vedere l&#8217;azienda di Cupertino rinnovare tutti i suoi prodotti. E&#8217; il sito iLounge che pubblica le indiscrezioni, secondo cui, tra la fine del 2010 e l&#8217;inizio del 2011, inizieremo a vedere sul mercato nuovi iPod, un iPad seconda versione e un iPhone 5.</p>
<p style="text-align: justify;">Apple sembra non smentire le sue politiche e vuole spingere sull&#8217;acceleratore lanciando al più presto questi nuovi prodotti. E così, già sotto l&#8217;albero di Natale, gli appassionati della grande Mela potrebbero ritrovarsi con una linea rinnovata di iPod: non è un mistero che l&#8217;azienda voglia aggiornare il marchio che ha fatto la sua fortuna con la musica digitale e, oltre ad un nuovo iPod touch e un rinnovato iPod nano, un terzo modello sarebbe in via di progettazione. I rumors vanno nella direzione di un possibile iPod touch screen da 1.7 pollici (un iPod shuffle, ma senza &#8220;shuffle&#8221; nel nome) oppure un iPod touch più piccolo.<span id="more-2020"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Apple starebbe pensando anche ad un iPad mini da 7 pollici che, secondo le tendenze del mercato, sarebbe del tutto plausibile: un dispositivo davvero portatile, anzi tascabile, con un GPS migliorato e la possibilità di competere davvero con Kindle tra i lettori di ebook. Non mancano, però, i dubbi sull&#8217;autonomia, visto che un iPad ridotto potrebbe avere anche una batteria meno capace. Il nuovo iPad potrebbe anche avere un &#8220;retina display&#8221; simile a quello dell&#8217;iPhone 4, con una risoluzione di 1500&#215;1920 pixel.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sito iLounge si spinge ancora più avanti, e rilancia con quella che potrebbe essere la rivelazione dell&#8217;anno: Apple starebbe lavorando ad un iPhone di quinta generazione. Il motivo di questa scelta è semplice da indovinare: con l&#8217;iPhone 5, Apple risolverebbe i problemi del suo predecessore da poco nato, ovvero l&#8217;iPhone 4, relativamente all&#8217;antennagate che ne ha macchiato l&#8217;esordio. Il probabile iPhone 5, secondo il sito, consisterebbe in un iPhone 4 dentro un nuovo guscio. Difficile da credere, ma non impossibile: più facile considerarlo un iPhone 4.5 con un taglio da 64 GB.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo voci? Sicuramente si tratta di indiscrezioni, non confermate, ed è difficile esprimersi in questo momento, ma se davvero fosse così, il 2011 di Apple potrebbe rivelarsi decisamente frizzante.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: www.webnews.it</p>
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		<title>Schermaglie Facebook-Apple</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 14:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non si tratta  ancora di una guerra, ma le schermaglie sono già cominciate. La decisione di Apple di entrare nel campo dei social network, con il lancio di Ping 1, ha subito innescato la reazione del gigante Facebook. Sono bastate poche ore perché il &#8220;libro delle facce&#8221; bloccasse le funzioni del suo rivale, costringendo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/09/apple_logo.jpg.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-2017" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Schermaglie Facebook-Apple" src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/09/apple_logo.jpg.bmp" alt="" width="105" height="107" /></a>Non si tratta  ancora di una guerra, ma le schermaglie sono già cominciate. La decisione di Apple di entrare nel campo dei social network, con il lancio di Ping 1, ha subito innescato la reazione del gigante Facebook. Sono bastate poche ore perché il &#8220;libro delle facce&#8221; bloccasse le funzioni del suo rivale, costringendo la casa di Cupertino a una rapida retromarcia e a un aggiornamento del suo neonato social network.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le funzioni presenti nel primo Ping c&#8217;era infatti anche la possibilità di trovare i propri amici su Facebook e &#8220;importarli&#8221; nel nuovo social network. Un comando piuttosto comune in tante applicazioni del web e a cui tutti hanno ormai fatto l&#8217;abitudine. Di questa opzione hanno però potuto usufruire solo pochi fortunati, visto che a neppure un giorno dal lancio questa è stata prima bloccata da Facebook (che ha impedito l&#8217;accesso al suo database) e poi, una volta che non poteva più essere utilizzata, rimossa dalla stessa Apple. Al momento attuale il programma, il nuovo iTunes 10, non conserva più alcuna traccia di questa opzione.<span id="more-2016"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La retromarcia obbligata della Mela tocca direttamente anche Steve Jobs. Il leader di Cupertino, nella sua presentazione del primo settembre, ha infatti lanciato il nuovo Ping con l&#8217;opzione poi  scomparsa. Il sito BusinessInsider ha estrapolato dal video uno screenshot che mostra proprio quella opzione e cozza pesantemente con il maniacale perfezionismo che ha sempre caratterizzato le presentazioni di Jobs. In una intervista rilasciata 2 poco dopo essere sceso dal palco, lo stesso Jobs ammetteva che i contatti con Facebook per importare le amicizie c&#8217;erano stati, ma erano andati male visto che il social network richiedeva &#8220;condizioni troppo onerose perché noi potessimo accettarle&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nonostante l&#8217;esito delle contrattazioni, la Apple ha continuato ad andare avanti nel suo progetto, includendo l&#8217;importazione degli amici. Come testimoniato dal blog Techcrunch 3, nelle prime ore dalla comparsa del programma iTunes 10 (la suite che include al suo interno anche Ping) questa opzione esisteva e funzionava e ancora adesso se trova traccia tra le app di Facebook. Ma poche ore dopo il lancio il comando spariva, bloccato direttamente dal sito blu.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La motivazione ufficiale del blocco pare risieda nelle condizioni di utilizzo di Facebook Connect. Il social network di Palo Alto diffonde infatti una serie di strumenti per permettere ad altri siti di condividere le informazioni in esso custodite, ma rispettando alcuni paletti. Tra le limitazioni imposte c&#8217;è la necessità di raggiungere un accordo direttamente con l&#8217;azienda nel caso di siti o applicazioni che possono contare su un&#8217;utenza molto larga. Un caso su tutti è quindi quello di Ping, che può contare su un potenziale di 160 milioni di utilizzatori di iTunes.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel recente passato lo stesso trattamento era stato riservato anche a Twitter, il servizio di micro blogging, che aveva introdotto la possibilità di cercare amici da seguire attraverso Facebook. Anche in quella circostanza dopo poche ore l&#8217;opzione smise di funzionare e, nonostante gli annunci dei giorni seguenti, a due mesi dal lancio continuano a non esserci aggiornamenti sulla questione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Secondo fonti vicine ai due neo-rivali, citate dai blog e dai giornali americani, la diatriba tra Facebook e Ping potrebbe trovare una rapida soluzione visto che le parti sono ancora impegnate nella ricerca di un accordo. Per adesso l&#8217;unico modo di trovare degli amici su Ping resta la vecchia mail o la ricerca attraverso nome e cognome. Gli amici di Facebook, che l&#8217;utente usi Ping o Twitter, per adesso rimangono saldamente e gelosamente custoditi nelle mani di Facebook.</p>
<p>fonte: www.repubblica.it</p>
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		<title>India, arriva il tablet da 35 dollari</title>
		<link>http://www.match.it/2010/07/india-arriva-il-tablet-da-35-dollari/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 13:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tecnologia alla portata di tutti. È questa la promessa fatta da Shri Kapil Sibal, Ministro indiano per lo Sviluppo delle Risorse Umane, quando nei giorni scorsi è stato presentato ufficialmente alla stampa un progetto finalizzato a rendere più accessibile l&#8217;acquisto di un dispositivo di nuova generazione come un tablet. L&#8217;iniziativa, per certi veri, ricorda da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tecnologia alla portata di tutti. È questa la promessa fatta da Shri Kapil Sibal, Ministro indiano per lo Sviluppo delle Risorse Umane, quando nei giorni scorsi è stato presentato ufficialmente alla stampa un progetto finalizzato a rendere più accessibile l&#8217;acquisto di un dispositivo di nuova generazione come un tablet. L&#8217;iniziativa, per certi veri, ricorda da vicino quella relativa ai portatili XO di OLPC e il flop, anche allora tutto indiano, dei laptop da 10 dollari (Rs. 1.500 in moneta locale).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Realizzato in collaborazione con alcuni istituti e centri di ricerca del paese, il tablet verrà inizialmente reso disponibile nei primi mesi del 2011 a 8.500 studenti che hanno già aderito al progetto, per poi passare allo step successivo con una più estesa e capillare distribuzione. Pochi i dettagli tecnici finora trapelati. Sull&#8217;argomento regna sovrana la confusione, tanto che addirittura in occasione della presentazione ufficiale, nelle mani del Ministro sono stati fotografati ben due dispositivi differenti.<span id="more-2014"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Alcuni rumor vorrebbero comunque equipaggiati 2 GB di memoria RAM, un modulo per la connettività WiFi, una fotocamera per le videoconferenze, una porta USB, compatibilità con i più diffusi formati multimediali, lettore PDF e supporto alla riproduzione di contenuti in Flash durante la navigazione Web. Durante il suo funzionamento, l&#8217;energia assorbita sarebbe pari a 2 W, così da garantire una sufficiente autonomia anche in quelle zone del paese nelle quali la copertura della rete elettrica è ancora carente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Uno dei nomi ipotizzati per la commercializzazione è Sakshat, ma a tal proposito ancora non vi sono conferme. Shri Kapil Sibal si è augurato che l&#8217;iniziativa possa essere d&#8217;esempio per gli anni a venire, spingendo sempre più produttori nella realizzazione di dispositivi simili, così da poter abbassare ulteriormente l&#8217;esborso economico richiesto all&#8217;utente finale, fino a portarlo a 10 dollari, circa Rs. 470.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Prezzo decisamente meno popolare, invece, per un altro tablet destinato proprio al mercato indiano. OlivePad VT-100 sarà in vendita ad un costo compreso tra Rs. 20.000 e Rs. 25.000 (l&#8217;equivalente di circa 470 dollari) ma potrà contare su un processore Qualcomm M7227, memoria interna espandibile fino a 32 GB tramite memory card, ma soprattutto rappresenterà il primo dispositivo nella sua categoria disponibile in India con supporto alle connessioni tramite reti 3G.</p>
<p><a href="http://www.webnews.it/news/leggi/13424/india-arriva-il-tablet-da-35-dollari/">Fonte: WebNews.it</a></p>
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		<title>Google, addio a Windows</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 05:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le manovre sono iniziate lo scorso gennaio, dopo gli attacchi subiti da Google da parte di hacker cinesi. Per questioni di sicurezza, Google avrebbe deciso di dismettere il sistema operativo Windows dai computer dei suoi diecimila dipendenti per passare all&#8217;OsX di casa Apple. Evidentemente l&#8217;azienda di Mountain View ritiene l&#8217;architettura Unix dei computer dei Mac [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/06/Google.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2011" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Google" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/06/Google-150x150.gif" alt="" width="105" height="105" /></a>Le manovre sono iniziate lo scorso gennaio, dopo gli attacchi subiti da Google da parte di hacker cinesi. Per questioni di sicurezza, Google avrebbe deciso di dismettere il sistema operativo Windows dai computer dei suoi diecimila dipendenti per passare all&#8217;OsX di casa Apple. Evidentemente l&#8217;azienda di Mountain View ritiene l&#8217;architettura Unix dei computer dei Mac meno penetrabile di quella del sistema operativo Microsoft. Mac Os non sarà l&#8217;unico sostituto di Windows, rivela un dipendente, ma di certo quello che verrà maggiormente utilizzato accanto a Linux. Un cambiamento epocale per un&#8217;azienda del calibro di Google, che dovrà sostituire il &#8220;parco computer&#8221; di migliaia di lavoratori, formare quelli non avvezzi a Linux o MacOs e di fatto dichiarare, anche se non pubblicamente, che non ritiene affidabili i prodotti Microsoft per quanto riguarda la sicurezza.<span id="more-2010"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Una fonte interna all&#8217;azienda rivela al Financial Times che a tutti i nuovi assunti viene proposta la scelta tra ambiente operativo Mac o un pc basato su Linux. &#8220;Non utilizzeremo più Windows&#8221;, dichiara la fonte, &#8220;per motivi strettamente di sicurezza. E&#8217; ancora possibile utilizzare Windows sui laptop dell&#8217;azienda, ma non più sulle postazioni desktop&#8221;. Chi vuole continuare ad usare Windows ha bisogno di un permesso speciale concesso da un dirigente, e acquistare un nuovo pc con Windows richiede l&#8217;approvazione dei responsabili dei sistemi aziendali. Al momento Google non commenta ufficialmente la notizia, ma da Mountain View trapela l&#8217;indicazione che sarebbero stati gli stessi dipendenti a migrare spontaneamente verso Linux e Mac non sentendosi più sicuri dopo gli attacchi dello scorso gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L&#8217;enorme diffusione di Windows nel mondo ha reso la piattaforma, oltre che estremamente popolare, anche la più sensibile agli attacchi esterni e la più conosciuta dagli hacker e dai programmatori di virus. La mossa di Google non ha incontrato il favore di tutti i dipendenti, alcuni ben abituati dall&#8217;azienda stessa ad utilizzare il sistema per loro più comodo. Ma la fonte del Financial Times aggiunge che probabilmente Google avrebbe scontentato più persone se avesse impedito l&#8217;utilizzo di MacOs.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Insomma Windows non era già il sistema operativo di riferimento all&#8217;interno di Big G, e questa manovra sarebbe solo un docile ma definitivo giro di vite. Che forse serve anche a far capire quanto ormai le due aziende siano concorrenti diretti, con Google decisamente avanti in termini dei risultati sul web, mentre Microsoft domina sul mercato dei sistemi operativi, in cui Windows ha la fetta più grande. Ma che Big G proverà ad attaccare a breve con Chrome Os, il suo sistema basato sull&#8217;accesso diretto al web, una delle possibili rivoluzioni del futuro prossimo. A Mountain View  infatti si cerca già da ora di indirizzare i dipendenti a lavorare su Chrome OS: Google vorrebbe un&#8217;azienda operativa sulle strutture tecnologiche interne. Per ora software, ma chissà forse un giorno anche di più. Fino all&#8217;autarchia completa, una muraglia elettronica molto simile a quella concreta di Pechino, che nei piani di Google dovrebbe rendere l&#8217;azienda inespugnabile.</p>
<p>Fonte:  <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/06/01/news/google_no_a_windows-4497604/" target="_blank">repubblica.it</a></p>
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		<title>Tiscali aderisce a &quot;2010: Fibra per l&#039;Italia&quot;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 05:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un breve comunicato stampa per una promessa forte: anche Tiscali è pronta a schierarsi al fianco di Fastweb, Vodafone e Wind nel progetto &#8220;2010: Fibra per l&#8217;Italia&#8221;. Ed è un annuncio molto importante: con l&#8217;aumentare degli attori in causa, infatti, Telecom Italia si trova sempre più isolata nella propria difesa dell&#8217;infrastruttura di proprietà e dovrà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/06/Tiscali_logo.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-2007" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Tiscali_logo" src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/06/Tiscali_logo.gif" alt="" width="150" height="110" /></a>Un breve comunicato stampa per una promessa forte: anche Tiscali è pronta a schierarsi al fianco di Fastweb, Vodafone e Wind nel progetto &#8220;2010: Fibra per l&#8217;Italia&#8221;. Ed è un annuncio molto importante: con l&#8217;aumentare degli attori in causa, infatti, Telecom Italia si trova sempre più isolata nella propria difesa  dell&#8217;infrastruttura di proprietà e dovrà giocoforza cedere qualcosa pur di trovare un accordo per evitare l&#8217;impossibile suicidio collettivo identificabile in una non ipotizzabile doppia NGN.<span id="more-2006"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Spiega il gruppo di Renato Soru: «Tiscali, una delle principali società di telecomunicazioni in Italia, aderisce al progetto &#8220;2010: Fibra per l&#8217;Italia&#8221;, presentato nei giorni scorsi da Fastweb, Vodafone e Wind, con l&#8217;obiettivo di dotare l&#8217;Italia di un&#8217;unica infrastruttura di rete di nuova generazione in fibra ottica. Tiscali si unisce quindi ai tre operatori promotori del progetto nel chiedere al Governo e alle Istituzioni preposte di dare il via al processo per realizzare una società per la gestione della rete in fibra ottica con il contributo di tutti gli operatori di telecomunicazioni e delle Autorità».</p>
<p style="text-align: justify;">E continua: «Partecipando allo sviluppo del progetto per la creazione della Rete di Nuova Generazione (NGN), Tiscali prenderà parte anche alla sperimentazione nel quartiere romano della Collina Fleming che partirà a breve. Renato Soru, Presidente e Amministratore Delegato di Tiscali, ha dichiarato: &#8220;Vedo nel progetto 2010 Fibra per l&#8217;Italia l&#8217;affermazione concreta di una necessità che non può essere più trascurata: dotare anche l&#8217;Italia di quelle infrastrutture di cui gli altri Paesi con cui ci confrontiamo si stanno rapidamente dotando. La banda larga è il cuore di un Paese moderno e civile. Le decisioni che verranno prese su questo progetto determineranno la competitività dell&#8217;Italia di domani. Ecco perché Tiscali lavorerà al fianco degli altri operatori e delle Istituzioni mettendo in campo il meglio delle proprie risorse».</p>
<p style="text-align: justify;">Fastweb, Vodafone, Wind e Tiscali. I tre moschettieri diventano quattro e Telecom Italia è all&#8217;angolo.</p>
<p><a href="http://business.webnews.it/news/leggi/13069/tiscali-aderisce-a-2010-fibra-per-litalia/" target="_blank">Fonte: WebNews.it</a></p>
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		<title>Facebook avvia il login controllato</title>
		<link>http://www.match.it/2010/05/facebook-avvia-il-login-controllato/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 15:47:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa intenda, possa o desideri fare Facebook per tutelare la privacy degli utenti ancora non chiaro: una riunione di massa è stata organizzata nella giornata di ieri per discutere il tema e al momento nulla è trapelato dalle mura dell&#8217;azienda. Quel che è chiaro, invece, è che in attesa di proteggere la privacy il team [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/05/facebook-icon.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2001" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="facebook-icon" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/05/facebook-icon-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Cosa intenda, possa o desideri fare Facebook per tutelare la privacy degli utenti ancora non chiaro: una riunione di massa è stata organizzata nella giornata di ieri per discutere il tema e al momento nulla è trapelato dalle mura dell&#8217;azienda. Quel che è chiaro, invece, è che in attesa di proteggere la privacy il team intenda muoversi per proteggere almeno la sicurezza degli utenti. Partendo dal login.</p>
<p style="text-align: justify;">Due aspetti sono importanti su Facebook: l&#8217;identità degli utenti e le connessioni che tracciano sul network. Mentre le seconde sono al centro del fuoco incrociato di chi vede in Facebook una minaccia continua alla privacy per il modo in cui rende pubbliche le attività dei suoi account, le prime sono invece qualcosa di fondamentale poichè certifica tutto quel che segue: salvaguardia delle informazioni, veridicità delle stesse e controllo sulle medesime. Per certificare l&#8217;identità un aspetto su tutti è importante: la procedura di login, l&#8217;immissione dei dati di accesso e la garanzia per cui nessun altro acceda al medesimo account senza autorizzazione.<span id="more-2000"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Facebook a tal fine ha messo a punto un sistema di sicurezza nuovo ed ulteriore avente finalità di verifica. Il cosiddetto &#8220;Account Security&#8221;, infatti, consente di ricevere notifiche nel caso in cui qualche nuovo device tenti di accedere all&#8217;account. È chiaro, infatti, come gli utenti accedano al network in molti casi utilizzando il medesimo pc, il medesimo laptop o il medesimo cellulare: se nuovi device accedono al network significa che probabilmente qualcosa non va e qualcuno sta probabilmente tentando di sbirciare dove non dovrebbe.</p>
<p style="text-align: justify;">La procedura prevede dapprima di registrare il device in uso. Si può decidere inoltre il sistema desiderato per il recepimento delle notifiche, con la possibilità di scegliere tra email ed SMS. Una volta completato il tutto, al ricevimento di una notifica sospetta è possibile accedere al sistema e bloccare l&#8217;accesso indesiderato salvaguardando l&#8217;integrità del proprio account.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema delle notifiche sembra essere abilitato fin da subito anche sulla versione italiana del network, ma al momento non viene indicato alcun dettaglio circa la possibilità di scelta per le notifiche. I casi son due: o gli SMS non verranno abilitati nel nostro paese (come già successo in casi similari con Google), oppure l&#8217;Account Security deve ancora essere messa a punto nella sua completezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/12946/facebook-avvia-il-login-controllato/">WebNews.it</a></p>
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		<title>Skype adotta la videochiamata multi-utente</title>
		<link>http://www.match.it/2010/05/skype-adotta-la-videochiamata-multi-utente/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 15:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Skype ha annunciato l&#8217;introduzione della possibilità di effettuare videochiamate tra più utenti. Quel che fino ad oggi era possibile con ottima qualità tra chiamate e destinatario, ora sarà possibile in una sorta di conferenza che potrebbe avere grande importanza per spingere Skype nel mondo business. La nuova funzione è stata introdotta sotto forma di beta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.skype.com"></a><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/05/skype-logo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1996" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="skype-logo" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/05/skype-logo-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Skype ha annunciato l&#8217;introduzione della possibilità di effettuare videochiamate tra più utenti. Quel che fino ad oggi era possibile con ottima qualità tra chiamate e destinatario, ora sarà possibile in una sorta di conferenza che potrebbe avere grande importanza per spingere Skype nel mondo business.</p>
<p style="text-align: justify;">La nuova funzione è stata introdotta sotto forma di beta release ed a titolo gratuito. Ma si tratta, e Skype lo anticipa fin ad subito, soltanto di un esperimento: in futuro la videochiamata multi-utente sarà un servizio premium che Skype metterà a disposizione con costi ancora da definire. Nessuna modifica, però, su quello che è il pacchetto gratuito odierno: chiamate e videochiamate 1-to-1 rimarranno quindi gratuite, anche se l&#8217;opzione ad-supporter potrebbe essere dietro l&#8217;angolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Skype chiede pazienza agli utenti che non utilizzano Windows: a breve la beta giungerà anche su altre piattaforme. Nel contempo la videochiamata (abilitata per gruppi fino ad un massimo di 5 unità in contemporanea) sarà utilizzabile su pc di nuova generazione e dotati di buona connettività, anche se in futuro il gruppo conta di utilizzare adeguati strumenti per fare in modo che la chiamata multiutente possa essere possibile anche su una moltitudine di device (con un occhio di riguardo presumibilmente anche al mobile).<span id="more-1995"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il link per il download sembra restituire qualche piccolo problema che sarà presumibilmente risolto entro poche ore. Una volta installata la beta gli utenti possono assaggiare la nuova utility (anche gli utenti chiamati, però, devono aver installato la medesima versione) e capire come e se possa diventare un elemento da adottare. Sulla base del modo in cui il tutto sarà accolto, Skype stipulerà i piani futuri di sviluppo della funzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma le sorprese Skype non finiscono qui. Il gruppo usa il post di annuncio per promettere ulteriori novità già entro il 2010. La pulce nell&#8217;orecchio, ma nessun dettaglio ulteriore.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi vuol provare il nuovo Skype 5 beta può scaricarlo direttamente <a href="http://download.html.it/software/vedi/8989/skype/">qui</a>.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/12945/skype-adotta-la-videochiamata-multi-utente/">WebNews.it</a></p>
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		<title>Il ritorno del worm che sfrutta Facebook</title>
		<link>http://www.match.it/2010/04/il-ritorno-del-worm-che-sfrutta-facebook/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 14:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Koobface è tornato: il worm che sfrutta Facebook, in circolazione sin dal 2008, è il protagonista di una nuova ondata di messaggi truffaldini che si sta diffondendo in questi giorni.  La modalità d&#8217;infezione è la solita: nel messaggio è contenuto il link a quello che promette di essere un contenuto interessante per il destinatario; stavolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/04/virus-facebook.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1967" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="koobface-facebook" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/04/virus-facebook-150x150.gif" alt="" width="105" height="105" /></a>Koobface è tornato: il worm che sfrutta  Facebook, in circolazione sin dal 2008, è il protagonista di <strong>una  nuova ondata di messaggi</strong> truffaldini che si sta diffondendo in  questi giorni.  La modalità d&#8217;infezione è la solita: nel messaggio <strong>è contenuto il  link</strong> a quello che promette di essere un contenuto interessante per  il destinatario; stavolta l&#8217;esca è di natura sessuale. L&#8217;ingenuo utente che clicca sul collegamento, e che spera di poter  visualizzare un video a luci rosse, arriva su una pagina che lo invita a  <strong>scaricare un codec aggiornato</strong> al fine di appagare le proprie  voglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Giunto a questo punto, ormai preda dei propri istinti, il malcapitato <strong>esegue  ciecamente l&#8217;istruzione</strong> e diventa in tal modo parte della grande  famiglia di Koobface, altrimenti nota come botnet. Il malware, sistematosi comodo nel Pc, si attiva quindi per <strong>inviarsi  ai contatti</strong> dell&#8217;utente ormai infetto, diffondendosi velocemente. L&#8217;arma migliore che un utente ha a disposizione per difendersi da  Koobface è il proprio cervello; in mancanza di questo, <strong>un software di  sicurezza</strong> aggiornato o l&#8217;uso di sistemi alternativi a Windows  possono aiutare.<span id="more-1966"></span></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&amp;cod=12210&amp;numero=901">www.zeusnews.it</a></p>
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		<title>Pc infetti, l&#039;Italia è decima</title>
		<link>http://www.match.it/2010/04/pc-infetti-litalia-e-decima/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 13:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia è al decimo posto nel mondo per numero di computer colpiti da infezioni, ma è in assoluto il paese più virtuoso per quanto riguarda la riduzione percentuale di virus presenti nei pc negli ultimi sei mesi. E&#8217; quanto emerge dall&#8217;ottava edizione del Security Intelligence Report, il rapporto sulla sicurezza presentato annualmente da Microsoft. Quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/04/007745-trojan.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1971" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="pc infetti, l'italia e' decima" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/04/007745-trojan-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>L&#8217;Italia è al decimo posto nel mondo per numero di computer colpiti da infezioni, ma è in assoluto il paese più virtuoso per quanto riguarda la riduzione percentuale di virus presenti nei pc negli ultimi sei mesi. E&#8217; quanto emerge dall&#8217;ottava edizione del Security Intelligence Report, il rapporto sulla sicurezza presentato annualmente da <a href="http://www.Microsoft.com">Microsoft</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello di Microsoft è un osservatorio interessato sui problemi delle vulnerabilità informatiche, visto che in passato i sistemi operativi dell&#8217;azienda sono stati additati come veicolo di infezioni per i computer sui quali erano installati. Ma è anche un punto di vista straordinariamente privilegiato, visto che la compagnia di Redmond può analizzare le segnalazioni volontarie degli utenti che utilizzano i suoi software in ogni paese: 500 milioni di computer equipaggiati con il Malicious Software Removal Tool, tutti gli utilizzatori di Microsoft Security Essentials, gli oltre 300 milioni di utenti attivi di posta elettronica Windows Live Hotmail, nonché le pagine scansionate quotidianamente dal motore di ricerca Bing.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tasso medio di infezione in Italia si è assestato al 5.3, ovvero poco più di 5 computer colpiti da software malevolo ogni mille, contro il 6.9 registrato in precedenza tra gennaio e giugno. Un dato particolarmente positivo, se confrontato con la media internazionale pari a 7 (era a 8.7 nel primo semestre 2009), e ben inferiore rispetto a paesi più esposti come ad esempio la Turchia o il Brasile, che mostrano tassi attorno al 20. A farla da padrone in Italia, con il 77% sul totale delle infezioni, la grande famiglia del malware, all&#8217;interno della quale spicca il ruolo trainante di worm (20% del totale) e soprattutto dei trojan (43%).<span id="more-1970"></span></p>
<p style="text-align: justify;">II primo posto della classifica italiana è nelle mani ancora del worm Conficker, con quasi 100mila casi censiti, che però già sta lasciando il posto ai nuovi fenomeni, come Taterf, virus che sfrutta le vulnerabilità dei giochi online (oggi quarto virus più diffuso in Italia ma primo al mondo), e Alureon, l&#8217;ultimo arrivato, chiamato anche il &#8220;virus della schermata blu&#8221;, che è già salito in poco tempo alla quarta posizione nel nostro paese e alla seconda a livello globale.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ciò che emerge dal nuovo SIR&#8221;, spiega Feliciano Intini, Responsabile Progetti Scurezza e Privacy di Microsoft Italia, &#8220;è come ormai l&#8217;80 per cento delle nuove vulnerabilità vengano da applicazioni software diverse dai sistemi operativi o dai browser, e per questo ci auguriamo che tutto il settore informatico abbracci presto i fondamentali della sicurezza, soprattutto nell&#8217;ambito dei processi di sviluppo del codice&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardando in casa propria, Microsoft segnala un tasso d&#8217;infezione più che doppio nei sistemi basati su Windows Xp rispetto a quelli sui quali sono installati Windows Vista Sp2 o Windows 7. è significativo il dato delle infezioni dei computer dotati dei sistemi operativi Windows Vista SP2 o Windows 7, che presentano un tasso di infezione più che dimezzato rispetto ai sistemi basati su Windows XP.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il cybercrimine ha cominciato a specializzarsi e a confezionare malware sempre più specifici rivolti a audience particolari&#8221;, si legge nel rapporto. &#8220;Gli utenti domestici sono soggetti così a sempre nuove minacce, come le frodi via mail o i software che si spacciano per falsi programmi di sicurezza. Inoltre&#8221;, prosegue lo studio, &#8220;gli autori di codice malevolo stanno sempre più utilizzando la formula del kit, ovvero di file dannosi capaci di raggruppare al loro interno più minacce contemporaneamente. I malware kit&#8221;, conclude, &#8220;alimentano un mercato nero transnazionale fatto non più o non solo di singoli hacker ma di vere e proprie organizzazioni criminali. Persone mosse non dal gusto della sfida informatica ma da motivazioni economiche e finanziarie&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/04/26/news/microsoft_security_intelligence_report-3635314/">www.repubblica.it</a></p>
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		<title>Da Sony l&#039;addio ai floppy da 3,5</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 08:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ con un misto di cordoglio e nostalgia che annunciamo la scomparsa dei floppy da 3,5 pollici. Sony ha infatti deciso l’uscita dal mercato in Giappone a partire dal 2011. Rimasti nelle riserve di chissà quali utenti, soppiantati da CD, DVD e chiavette USB, i floppy hanno fatto la storia dell’informatica. Sorprendentemente piccoli e robusti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/04/floppydisk.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1950" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="floppy disk" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/04/floppydisk-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>E’ con un misto di cordoglio e nostalgia che annunciamo la scomparsa dei floppy da 3,5 pollici. Sony ha infatti deciso l’uscita dal mercato in Giappone a partire dal 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimasti nelle riserve di chissà quali utenti, soppiantati da CD, DVD e chiavette USB, i floppy hanno fatto la storia dell’informatica. Sorprendentemente piccoli e robusti rispetto a quelli da 5,25 pollici, vennero presentati nel 1981 per debuttare nei negozi nel 1983. In Italia ebbero fortuna a partire dagli anni ‘90 mentre si stima che il picco mondiale sia avvenuto attorno al 2000.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo quanti di voi ricordano le due fasi del floppy: 720 kb e 1,44 mb. E chissà quanti in quanti hanno praticato, con trapani o cacciaviti vari, il secondo foro per poter poter passare appunto a 1,44 mega senza spendere un capitale. Cose che oggi fanno sorridere, ma che anni fa facevano assumere un’aurea di superiorità proto-hacker in chi compiva astuzie simili.<span id="more-1949"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Rimanendo in tema di ricordi, quando ancora un masterizzatore per cdrom costava una fortuna, qualcuno si ricorderà dei mitici Iomega ZipDrive, i cui dischi sembravano quasi “cartucce” e i meno diffusi Imation SuperDisk. Prodotti che sembravano fantascienza ma che oggi sono relegati ai collezionisti di retro-computing. Alzi la mano chi non ha litigato almeno una volta con i driver di questi dispositivi… Volete raccontarceli?</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.downloadblog.it/post/12278/sony-addio-ai-floppy-da-35">DownloadBlog.it</a></p>
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		<title>Il navigatore Google Maps arriverà su iPhone</title>
		<link>http://www.match.it/2010/04/il-navigatore-google-maps-arrivera-su-iphone/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 08:06:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google sta sviluppando il proprio navigatore satellitare per iPhone. Quel Google Maps Navigation gratuito che fino ad oggi sembrava poter essere uno dei valori aggiunti di Android, presto arriverà invece anche sulla piattaforma rivale per portarvi i servizi Google, offrendo così a quest&#8217;ultima la possibilità di espandere la propria offerta &#8211; a fini chiaramente pubblicitari. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1946" style="margin: 1px 3px; border: 1px solid black;" title="Google" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/04/Google-150x150.gif" alt="" width="105" height="105" />Google sta sviluppando il proprio navigatore satellitare per iPhone. Quel Google Maps Navigation gratuito che fino ad oggi sembrava poter essere uno dei valori aggiunti di Android, presto arriverà invece anche sulla piattaforma rivale per portarvi i servizi Google, offrendo così a quest&#8217;ultima la possibilità di espandere la propria offerta &#8211; a fini chiaramente pubblicitari.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli attori principali sul mercato sono tre: Google Maps Navigation, un servizio che fa leva su Google Maps e Google Street View per portare in mobilità una esperienza gratuita di navigazione inizialmente presentato come la grande sorpresa del Motorola Droid; Nokia Ovi Maps, servizio inizialmente a pagamento che ora il gruppo offre gratuitamente su tutti i propri cellulari di fascia alta; TomTom, la cui applicazione a pagamento per iPhone era ad oggi l&#8217;unico vero sistema per sostituire il proprio navigatore satellitare con una soluzione basata su telefonino.<span id="more-1945"></span></p>
<p><script src="http://common.html.it/bin/player/show_video.js?uid=ZNzhdw1keGoxh1vFl7xBooD52cI=" type="text/javascript"></script><object id="html-it-video-player" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="470" height="405" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://common.html.it/bin/player/player.swf?external=1&amp;autoplay=0&amp;uid=ZNzhdw1keGoxh1vFl7xBooD52cI=" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://common.html.it/bin/player/player.swf?external=1&amp;autoplay=0&amp;uid=ZNzhdw1keGoxh1vFl7xBooD52cI=" /><embed id="html-it-video-player" type="application/x-shockwave-flash" width="470" height="405" src="http://common.html.it/bin/player/player.swf?external=1&amp;autoplay=0&amp;uid=ZNzhdw1keGoxh1vFl7xBooD52cI=" allowscriptaccess="always" data="http://common.html.it/bin/player/player.swf?external=1&amp;autoplay=0&amp;uid=ZNzhdw1keGoxh1vFl7xBooD52cI="></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Nokia ha lasciato intuire la possibilità di portare la propria soluzione anche su altre piattaforme, ma potrebbe guardare soprattutto alla prossima Windows Phone 7 Series. Google ha invece promesso ora, con apposita conferenza stampa in quel di Londra, tanto il prossimo approdo nei primi paesi dell&#8217;UE (partendo dal Regno Unito), quanto un futuro esordio come applicazione su App Store. Nessuna data, al momento: soltanto un impegno formale. Un impegno che, ancora una volta, sembra andare contro gli interessi Apple, la quale potrebbe già essere in pista anche per lo sviluppo di una soluzione proprietaria per la navigazione sul telefono di Cupertino.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli utenti la rivoluzione dettata dai navigatori satellitari è già qualcosa destinato a compiere un passo ulteriore: erano un lusso, son diventati normalità, ora ambiscono a divenire semplice commodity per smartphone da tenere in tasca. Il futuro è nell&#8217;advertising e nella geolocalizzazione, con tutta una serie di servizi aggiuntivi a cui le varie aziende citate stanno già lavorando in prospettiva futura, ed in quest&#8217;ottica una forte penetrazione nella navigazione può essere un elemento fondamentale. La corsa all&#8217;acquisto di Foursquare (su cui a quanto pare manifesterebbero interesse Facebook, Microsoft e Yahoo, tutti comunque sullo stesso fronte) va letta anche in quest&#8217;ottica.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/12819/il-navigatore-google-maps-arrivera-su-iphone/">WebNews.it</a></p>
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		<title>L&#039;iPhone 4g svelato sul web l&#039;ha smarrito un dipendente Apple</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 07:57:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; lui o non è lui? In attesa di cogliere il nuovo melafonino nella sua forma definitiva che dovrebbe essere svelata al mondo verso giugno-luglio, i siti Gizmodo e Engadget pubblicano delle immagini  di un prototipo della quarta generazione dello smartphone di Apple. L&#8217;azienda di Cupertino ha richiesto a Gizmodo la restituzione dell&#8217;apparecchio, una conferma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/04/4g.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1943" style="border: 0pt none; margin: 3px;" title="L'iPhone 4g svelato sul web l'ha smarrito un dipendente Apple" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/04/4g-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>E&#8217; lui o non è lui? In attesa di cogliere il nuovo melafonino nella sua forma definitiva che dovrebbe essere svelata al mondo verso giugno-luglio, i siti Gizmodo e Engadget pubblicano delle immagini  di un prototipo della quarta generazione dello smartphone di Apple. L&#8217;azienda di Cupertino ha richiesto a Gizmodo la restituzione dell&#8217;apparecchio, una conferma implicita della provenienza certificata del misterioso smartphone. Che è arrivato sul web attraverso un percorso  alquanto romanzesco: il nuovo melafonino sarebbe stato smarrito in un bar di Redwood City, California. Dall&#8217;abbandono all&#8217;arrivo in rete il passo è minimo: dopo averci messo le mani sopra, Gizmodo ha esaminato l&#8217;apparecchio in tutto e per tutto, decretando che si tratta indubitabilmente del nuovo melafonino di quarta generazione. Al momento del ritrovamento, l&#8217;apparecchio avrebbe mostrato una versione funzionante del sistema operativo iPhone Os4 , per smettere di funzionare poco dopo, disabilitato  per via remota. Questa la cronaca del ritrovamento, e adesso Apple è fortemente interessata a riavere indietro l&#8217;apparecchio.<span id="more-1942"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, il giovane ingegnere ventisettene responsabile dello smarrimento dopo una birra di troppo, diventa una piccola star di internet: Gray Powell, questo il nome, ha ricevuto migliaia di messaggi sulla sua pagina Facebook, la stessa su cui era loggato il telefonino al momento del recupero, successivamente chiusa. Ma un fenomeno del genere non può non avere dei fan scalpitanti, che infatti hanno aperto un&#8217;altra pagina tributo  a Powell, dove tra una beffa e una battutaccia,  alla fine si simpatizza con il personaggio (da notare nel profilo, alla voce telefono: &#8220;l&#8217;ho smarrito&#8221;). E poi naturalmente c&#8217;è la classica, stavolta molto divertente, reazione di  Hitler/Bruno Ganz  allo scoop di Gizmodo.<br />
<strong><br />
</strong><strong>Com&#8217;è l&#8217;iPhone 4g</strong>. Chi l&#8217;ha visto, descrive il nuovo iPhone con tutte le innovazioni attese per la quarta generazione. Anzitutto display in HD con risoluzione 960×640 (dalle dimensioni sembra leggermente inferiori all&#8217;attuale), poi la videocamera frontale e una lente più grande per quella posteriore, stavolta dotata di flash. Una caratteristica che confermerebbe l&#8217;autenticità del nuovo iPhone è la predisposizione per mini-sim, e non le sim-card tradizionali. E dalla parte posteriore arrivano altre informazioni interessanti: il nuovo iPhone dovrebbe montare un retro in ceramica-vetro in grado di far passare onde radio, uno degli ultimi brevetti di Apple. E chissà, forse con delle funzionalità &#8220;touch&#8221; anche sul retro. Di sicuro c&#8217;è che l&#8217;apparecchio recuperato monta uno chassis di questo tipo, piatto, che restituisce al tatto la sensazione di toccare una superficie in vetro.</p>
<p><strong>Altre novità.</strong> Al momento il nuovo telefono pesa tre grammi in più dell&#8217;iPhone 3Gs e la batteria è più grande del 16%. La componentistica, tutta marcata Apple, lascia pensare che si tratti di un modello di preproduzione molto vicino internamente a quello definitivo. C&#8217;è anche un microfono supplementare vicino all&#8217;auricolare, che presumibilmente servirà per una funzione di cancellazione del rumore esterno durante le conversazioni, inviando un segnale audio in controfase.</p>
<p><strong>Particolari.</strong> Scorrendo le immagini saltano all&#8217;occhio dei dettagli che sollevano qualche dubbio sulla loro permanenza nel design finale. Alcuni elementi sono, come in ogni nuovo prodotto prima del lancio, suscettibili a modifiche fino all&#8217;ultimo momento. Così, magari non ci saranno i due vistosi pulsanti per il volume sul lato sinistro, e forse il look dell&#8217;apparecchio sarà più &#8220;unibody&#8221;, a corpo unico e non sconnesso come appare nelle immagini. Ma il funzionamento e l&#8217;hardware interno sembrano definitivi: collegato al computer, il telefono viene riconosciuto come un iPhone. Sia iTunes che XCode &#8220;vedono&#8221; l&#8217;apparecchio come un melafonino, mentre il system profiler del Mac lo rileva come un iPhone in modalità di ripristino &#8211; ovvero correttamente, dopo la disabilitazione remota presumibilmente da parte di Apple &#8211; ma i codici di identificazione del prodotto appaiono diversi da quelli di iPhone 3G e 3Gs. Insomma: è il 4g, o qualcosa che gli somiglia moltissimo.</p>
<p><strong>Giallo o marketing?</strong> Oltre alle foto del sito americano, arrivano dalla Cina (dove Apple produce il suo hardware) altri scatti rubati, stavolta della componentistica interna del nuovo melafonino, che ben si sposano con le altre e che quindi lasciano pensare che le fabbriche siano pronte a produrre l&#8217;apparecchio in quella forma e con quelle caratteristiche, a volumi industriali. Conoscendo la segretezza che Apple riserva ai suoi nuovi progetti, credere allo smarrimento &#8220;alcolico&#8221; del nuovo telefono è una possibilità tra due: sono già in molti a pensare che dietro queste soffiate si celi Apple stessa, che apre in questo modo sotto le mentite spoglie di una spia interna, la campagna di marketing virale per il nuovo iPhone: in quanti alla Apple hanno accesso a questi prototipi, e in quanti sono autorizzati a portarli fuori dalle proprietà aziendali? E poi c&#8217;è la concorrenza che preme, con i nuovi modelli Htc, Samsung e Motorola. Già pronti a sfidare Apple sul terreno degli smartphone da sogno.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/04/19/news/iphone_4g_anticipazione-3465030/">www.repubblica.it</a></p>
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		<title>Chrome mette da parte &quot;HTTP://&quot;. Ed è polemica</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 07:49:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ultima versione di Google Chrome riservata agli sviluppatori (progetto Chromium) mette da parte un pezzo storico del Web: &#8220;HTTP://&#8221;. &#8220;Accatitipì due punti doppio slash&#8221;: quasi una formula magica, una iniziazione che trasforma la stringa successiva in un salto sul web; un codice condiviso, un elemento che ha accompagnato l&#8217;intero sviluppo della rete ed ancora oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/04/google-chrome.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1940" style="margin: 3px;" title="Google Chrome" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/04/google-chrome-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>L&#8217;ultima versione di Google Chrome riservata agli sviluppatori  (progetto Chromium) <strong>mette da parte un pezzo storico del Web:  &#8220;HTTP://&#8221;</strong>. &#8220;Accatitipì due punti doppio slash&#8221;: quasi una  formula magica, una iniziazione che trasforma la stringa successiva in  un salto sul web; un codice condiviso, un elemento che ha accompagnato  l&#8217;intero sviluppo della rete ed ancora oggi ne è pietra fondamentale. Ma  Chrome ha voluto cancellare gli aspetti formali per tagliare corto e  velocizzare una volta di più il tempo che passa dalla volontà di accesso  al web all&#8217;accesso stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei giorni scorsi la cosa era stata segnalata come vero e proprio bug all&#8217;interno della repository dei problemi  riscontrati nella versione 5.0.375.3 del browser. Nel giro di poche ore,  però, la smentita da Mountain View: <strong>quello che potrebbe  sembrare un problema, è in realtà una funzione</strong>. Non una  mancanza ma una virtù, insomma, che gli sviluppatori hanno voluto  portare nel browser pur con tutte le attenzioni del caso. <strong>Immediata  la bocciatura della community</strong>: sono stati in molti a chiedere  di rivedere immediatamente tale funzione, indicando più argomentazioni a  supporto di tale tesi. Centinaia di commenti in poche ore, tutti dello  stesso stampo: non è questa una idea da portare avanti.<span id="more-1939"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il copia/incolla dell&#8217;url è un problema, poichè non riporta l&#8217;esatto  indirizzo del sito sul documento di destinazione del CTRL+V; tralasciare  &#8220;http&#8221; significa in certi casi omettere il necessario &#8220;https&#8221;; un  indirizzi differente può arrecare possibili problemi di sicurezza. È  questo soltanto un breve estratto delle accuse scagliate contro Chromium. Nel forum c&#8217;è chi ricorda le possibili  ricadute di un passo simile, chi contesta a Google il tentativo di  sovvertire uno standard riconosciuto e chi rammenta il fatto che già  Apple ha portato avanti una funzione simile (per altri scopi) sul  proprio Safari Mobile.</p>
<p style="text-align: justify;">Un moderatore ha risposto chiudendo in parte la polemica: <strong>l&#8217;eliminazione  sarebbe soltanto formale ed in realtà il copia/incolla dell&#8217;url porta  in memoria l&#8217;intera stringa, ivi compreso l&#8217;omesso &#8220;http://&#8221;</strong>.  Ma il tentativo è vano, poichè tale funzione non sembra funzionare alla  perfezione riportando la contestazione al punto iniziale. OSNews nel  frattempo coglie l&#8217;occasione per una bocciatura <a href="http://www.osnews.com/story/23171/Google_Removes_http_from_Chrome">costruttiva</a>:  vista l&#8217;inopportunità della scelta, perchè non cogliere l&#8217;occasione per  la creazione di una icona che renda manifesto il protocollo in uso?  Perchè non rendere visivamente espliciti i vari &#8220;FTP&#8221;, &#8220;HTTP&#8221; o &#8220;HTTPS&#8221;  così come succede già con gli RSS? Perchè non portare tutti i browser  sulla stessa sponda, nell&#8217;interesse reciproco e soprattutto  nell&#8217;interesse dei navigatori e della loro sicurezza?</p>
<p style="text-align: justify;">Il dibattito si sviluppa su di un canovaccio complesso, finalizzato a  capire cosa possa implicare l&#8217;eliminazione annunciata e prossima a  divenire realtà sulla versione 5 di Google Chrome. Ma occorre portare  nel dibattito anche due ulteriori elementi di valutazione, l&#8217;uno  parzialmente a favore dell&#8217;approccio pragmatico di Google e l&#8217;altro  contrario:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><strong>dell&#8217;inutilità di &#8220;http://&#8221; si è espresso in parte anche Tim Berners Lee</strong> il quale a fine 2009 si è  simpaticamente scusato per aver introdotto il doppio slash all&#8217;interno  degli indirizzi del web: un inutile orpello, un&#8217;eredità ingegneristica  di cui tutti farebbero volentieri a meno. Anche il padre del Web, anche  colui il quale ha dato forma al &#8220;www&#8221;. In ballo, però, v&#8217;è ora qualcosa  di più del doppio slash;</li>
<li style="text-align: justify;">eliminare l&#8217;http significa trasformare, almeno visivamente, le url  in qualcosa di diverso. Tutto ciò agendo sulla barra degli indirizzi,  ovvero un campo sul quale Google fa forte affidamento tanto per le  ricerche sul proprio motore, quanto per il primo passo verso un sistema  operativo cloud basato sul browser. <strong>Non è da escludersi, quindi,  che Google possa aver agito per favorire la ricerca piuttosto che non  la digitazione diretta di un indirizzo</strong>, trasformando così una  volta di più il motore in uno snodo basilare della navigazione. Una  scelta opportunistica, quindi: una forzatura in grado di offrire a  Google un ruolo ancor più centrale nel percorso di incontro tra l&#8217;utente  ed i contenuti sulla rete.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/12785/chrome-mette-da-parte-http-ed-e-polemica/">www.webnews.it</a></p>
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		<title>Annunci auto, moto, scooter e camper. La truffa con Western Union</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 07:25:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal sito di SergioGrandus.it: Ennesima variante della truffa perpetrata ai danni di chi risponde ad annunci allettanti su vendite di auto, moto, scooter e camper a prezzi stracciati.  Questa volta non si chiede un anticipo di contante via Western Union o Money Gram ma una transazione (fatta verso sé stessi) per provare di essere in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1954" href="http://www.match.it/2010/04/annunci-auto-moto-scooter-e-camper-la-truffa-con-western-union/hackers-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1954" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Truffa informatica" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/04/hackers-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Dal sito di SergioGrandus.it: Ennesima variante della truffa perpetrata ai danni di chi risponde ad annunci allettanti su vendite di auto, moto, scooter e camper a prezzi stracciati.  Questa volta non si chiede un anticipo di contante via Western Union o Money Gram ma una transazione (fatta verso sé stessi) per provare di essere in possesso del danaro sufficiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Pubblico le email di un lettore. Da queste è facile capire il meccanismo della truffa.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima email dopo il contatto iniziato rispondendo ad un annuncio online in cui viene venduto un camper a 2000 euro:<span id="more-1952"></span></p>
<blockquote><p>Ciao</p>
<p>Prima di tutto mi scusi la scrittura perché non scrivo italiano cosí bene ( sono di nazionalità ellenica, nata in Greece ) anche se ho vissuto e lavorato in Italia .Ho comprato l’camper in Italia. Lo vendo economico perché ho recentemente trasferito a lavorare in Grecia a Athens ( sono Capo Reparto a McDonald ).L’camper è ancora in Italia , chiusa in un garage in affito..Prima di tutto voglio ringraziarla per contattare me e per suo interesse alla mio camper.Voglio dirle più dettagli, dell’camper.Le gomme sono 80% buone,freni nuovi,tutti filtri cambiati,l ultima revisione fatta 3 mesi fa.Prima di partire da Italia ho portati la camper a un  meccanico autorizzato per fare un controllo e ha stabilito che l’camper è 100% in condizioni perfetti,senza incidenti,senza nessun graffio,senza nessun difetto nascosto,ha la vernice originale.</p>
<p>Adesso l’camper ha le targhe italiane,con documenti originali italiani,libretto, certificatto di proprietta,gli km sono reali.Il prezzo è corretto quello del annuncio,e non e trattabile.</p>
<p>Adesso la camper si trova in Italia.Se lei è interessato per comprare quest’camper contattami per favore,e le diro come possiamo concludere  quest’affare.Per certo NON HO BISOGNO di nesuno anticipo finché lei non vede l`camper… non pagate nulla prima di effettuare un controllo sulla camper.</p>
<p>A presto,</p></blockquote>
<p>Seconda email in cui si parla di metodo di pagamento</p>
<blockquote><p>L’camper è chiuso in un garage in affito .. Purtroppo le chiavi del garage sono solo in mio possesso .. perché non conosco nessuna persona di fede in Italia ..</p>
<p>Pertanto, a presentare la camper devo venire personalmente in Italia ..</p>
<p>NON SONO MOLTO PRATICA DEL MONDO DELLA RETE INTERNET .. questo è il motivo per cui ho molto paura di non essere ingannata di nuovo..Ho provato di vendere la camper e ho avuto delle cattive esperienze . .. due settimane fa mi ha contatato una persona della Provincia di Milano,che mi aveva mandato una fotocopia di un asegno circolare intestatto a nome mio,e che alla fine era un falsso.Quella persona mi diceva che e sicuro di comprare questa macchina e che mi  ha fatto venire in Italia e spendere soldi per l’aerio e albergo, alla fine sono arrivato a Italy e ho aspettato 2 giorni questa persona e non e mai arrivata e non mi ha risposto piu al telefono e alle mie email.</p>
<p>Per questa ragione ho bisogno di un prova che lei mi aspetta ..</p>
<p>Paragonare con le altre camper comme questa ,il prezzo è basso e lo so.Questo devo spiegarla perché lo vendo a questo prezzo.Vivo a Athens a Greece.Io sono tornato a casa,per questo la vendo la camper.</p>
<p>Lo so che e molto difficile vendere e comprare sull’Internet può essere piuttosto difficile,è duro per fidarsi del suo venditore o il suo cliente, perché  non lai mai visto o sentito.</p>
<p>Per questa ragione , voglio completare quest’affare nella maniera più sicura possibile, per lei e per me , sensa nesuno anticipo finché lei non vede l`camper.</p>
<p>Come possiamo cominciare quest’affare insieme  ?</p>
<p>Guarda come la propongo io : io penso che piu sicuro methodo per entrambi ( per convincere a me che voi posedati contanti / e per la vostra sicurezza che non pagate nulla prima di effettuare un controllo sulla camper ) è quello di inviarmi come garanzia , la riccevuta scannerizzata nel banka di uno transferimento Westernunion fatto in vostra banka intestata sul vostro nome..Come appena ho detto non desidero alcun anticipo da parte tua …</p>
<p>1 PER FARE UN TRANSFERimento WESTERNUNION , DEVI ANDARE IN UN QUALSIASI UFFICIO O BANKA D ITALIA , CON UNA PERSONA DI FIDUCIA (IN POSSESSONO DI UN DOCUMENTO D’IDENTITA) .QUESTA PERSONA DEVE FARE UNA TRANSFERimento IN TUO FAVORE ( BENEFICIARIO SEI SOLO TU ) . Tu mi devi mandare una copia de la ricevuta che mi fa da garanzia che tu hai soldi e che sei proprio interessato a comprarla.. Perché con la TRANSFERimento WESTERNUNION posso vedere se lei a fatto veramente il transferimento o no, chemando il NUMERO VERDE ..</p>
<p>In questo modo i soldi practicamente sono sempre nelle tue tasche. Quindi , tu non perdi niente ..</p>
<p>3 dica lei un giorno quando e pronto per farla perche anche io mi devo organizare con il biglieteo aereo..</p>
<p>4 per me durera 1 gg per arivare da Athens dopo che controlo la garanzia ..</p>
<p>5 il passagio di propieta li paghiamo a meta 50 % io 50 % te ..</p>
<p>Il westernunion e’ un metodo di pagamento valido, contiene una causale contabile, uno transferimento westernunion può essere presa solo presentando un documento valido di riconoscimento allo sportello..  Quindi, solo la vostra persona può beneficiare di questa somma di denaro . Non posso venire in Italia senza una garanzia, non sono sicuro che sei disposta a pagare in contanti .. solo nn celo tempo  da perdere sul internet come altri , perche lavoro tanto.</p>
<p>Uno transferimento fatto in tuo favore , è solo una prova per me che avete soldi in contanti , perché asegno circolare  per me non vale niente .</p>
<p>La realtà è che non siete obbligati ad acquistare la camper dopo il mio arrivo in Italia.. Ma io vi garantiscono che l’camper corrisponde alla sua fotografia/descrizione..</p>
<p>Aspetto una sua decisione,</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente dato il numero della transazione con Western Union e avendo già il nome e cognome del destinatario del versamento, qualcuno si presenterà in un’agenzia con documenti falsi a prelevare. Guarda caso il limite per prelevare senza troppa documentazione sono proprio i 200o euro richiesti. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Fate attenzione</strong></span>.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.sergiogandrus.it/index.php/page/2/">SegrioGrandus.it</a></p>
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		<title>I difetti di iPad secondo gli utenti</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 03:14:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il segnale internet che va e viene, il dispositivo che si spegne dicendo che fa troppo caldo, la batteria che non si carica. Esaurite le file fuori dagli Apple Store, alcuni tra i pionieri che hanno acquistato l&#8217;iPad nei primi giorni di lancio si stanno trasferendo sui forum di supporto per denunciare i difetti dell&#8217;ultimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/04/apple_ipad.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1936" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="apple_ipad" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/04/apple_ipad-150x150.jpg" alt="apple_ipad" width="105" height="105" /></a>Il segnale internet che va e viene, il dispositivo che si spegne dicendo che fa troppo caldo, la batteria che non si carica. Esaurite le file fuori dagli Apple Store, alcuni tra i pionieri che hanno acquistato l&#8217;iPad nei primi giorni di lancio si stanno trasferendo sui forum di supporto per denunciare i difetti dell&#8217;ultimo oggetto del desiderio tecnologico.</p>
<p>Su 300 mila dispositivi venduti nelle prime ventiquattro ore, si contano giusto qualche centinaio di lamentele. Si tratta, comunque, di un buon campione per cominciare a individuare le debolezze del gadget più atteso dell&#8217;anno, che arriverà in Italia soltanto a fine mese. E intanto, c&#8217;è già chi ha violato le protezioni che impediscono di installare software non approvati sull&#8217;ultima creatura di Steve Jobs.<strong></strong></p>
<p><strong>Il problema del wi-fi</strong><br />
Il principale problema dell&#8217;iPad sembra riguardare la connessione a internet senza fili. Alcuni utenti hanno segnalato al forum Apple anomalie nel segnale, che va e viene senza motivo apparente. Altri terminali collocati nello stesso posto, osservano i clienti, si collegano senza problemi. Si tratta di un problema particolarmente invalidante per un dispositivo che ha la sua principale ragione d&#8217;essere nell&#8217;uso in mobilità e che, nella versione attualmente in vendita, non ha altro modo di collegarsi a internet se non con il wi-fi. Il supporto tecnico Apple consiglia di riavviare il dispositivo, di rivedere le impostazioni di connessione, o di cambiare posizione. Dopo aver adottato queste contromisure, molti continuano ad avere problemi e si fa strada l&#8217;ipotesi che qualche esemplare abbia un difetto all&#8217;antenna, collocata proprio sotto il logo Apple sul retro. Tra chi ha sperimentato problemi di connessione sul suo iPad c&#8217;è Michael Arrington, fondatore dell&#8217;autorevole sito tecnologico</p>
<p style="text-align: justify;"><em>TechCrunch</em>: &#8220;Per quanto ne so io&#8221;, ha scritto Arrington, &#8220;i problemi di wi-fi in dispositivi molto compatti sono spesso dovuti a questioni di hardware e di design, e sono cose che non si risolvono con un semplice aggiornamento software&#8221;.<span id="more-1935"></span></p>
<p><strong>Il surriscaldamento</strong><br />
L&#8217;iPad è programmato per funzionare tra gli 0 e i 35 gradi centigradi. Quando supera questa temperatura si spegne e sul monitor appare un messaggio: &#8220;L&#8217;iPad deve raffredarsi prima di poter essere usato di nuovo&#8221;. E&#8217; capitato al direttore di Pc Magazine, Zach Honig, che ha scartato il suo iPad appena acquistato sotto il sole di New York ma ha potuto usarlo solo per dieci minuti. E pensare che in questi giorni la temperatura nella Grande Mela non ha mai superato i 25 gradi. Chi sognava di sfoggiare il nuovo tablet in spiaggia quest&#8217;estate dovrà rivedere i suoi piani.</p>
<p><strong>La batteria e il caricamento tramite usb</strong><br />
Proprio come un iPod, l&#8217;iPad può ricaricarsi semplicemente collegandolo alla porta usb di un altro dispositivo. Molti utenti hanno scritto al supporto tecnico Apple lamentando di non riuscire a completare la ricarica agganciando la tavoletta a un pc. In un documento pubblicato domenica, l&#8217;azienda di Cupertino ha spiegato che l&#8217;ìPad si ricarica durante l&#8217;uso solo se collegato a una porta di tipo usb 2.0. Gli altri tipi di collegamento usb funzionano, ma solo se il dispositivo è spento.</p>
<p><strong>Le protezioni violate</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per funzionare su iPad, qualunque applicazione (anche gratuita) deve essere approvata da Apple e passare per l&#8217;App Store. Ma sono bastate ventiquattro ore perché qualcuno riuscisse a violare questa protezione aprendo l&#8217;iPad a qualunque futura creazione software. Come già avvenuto per l&#8217;iPhone, il grimaldello si chiama Jailbreak. Su un iPad violato con Jailbreak si possono, ad esempio, vedere filmati in formato flash, attualmente incompatibili con il prodotto di casa Apple. Ma è utile ricordare che la violazione dell&#8217;iPad tramite Jailbreak si fa a proprio rischio e pericolo e comporta l&#8217;immediata cessazione della garanzia.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/04/06/news/i_difetti_dell_ipad-3157204/">Repubblica.it</a></p>
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		<title>Telecom Italia e Fastweb: il peggio è evitato</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 03:08:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Telecom Italia e Fastweb hanno evitato il peggio, ed il peggio era identificabile fino a pochi giorni or sono nel commissariamento dei due gruppi. Le manovre effettuate sono state considerate sufficienti e, dopo un lungo tira e molla, la trattativa sembra aver premiato la buona volontà dei due gruppi e l&#8217;irremovibilità della Procura di Roma. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/04/Telecom-Fastweb.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1933" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Telecom-Fastweb" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/04/Telecom-Fastweb-150x150.png" alt="Telecom-Fastweb" width="105" height="105" /></a>Telecom Italia e Fastweb hanno evitato il peggio, ed il peggio era identificabile fino a pochi giorni or sono nel commissariamento dei due gruppi. Le manovre effettuate sono state considerate sufficienti e, dopo un lungo tira e molla, la trattativa  sembra aver premiato la buona volontà dei due gruppi e l&#8217;irremovibilità della Procura di Roma. Ne giovano le attività dei due gruppi, ne giovano quindi i valori in borsa e l&#8217;ottimismo degli investitori: Piazza Affari festeggia ed i titoli rimbalzano.</p>
<p style="text-align: justify;">La manovra più impegnativa è stata quella conseguita da Fastweb, il gruppo probabilmente più esposto al problema emerso nei mesi scorsi in conseguenza della truffa milionaria registrata ai danni dello stato in relazione alle attività di Telecom Italia Sparkle. Fastweb ha evitato il commissariamento con quattro manovre. La prima è stata la rimozione dei responsabili legati al misfatto, con tanto di significative dimissioni del fondatore del gruppo Silvio Scaglia; la seconda è legata ad una fidejussione da 11 milioni di euro «a garanzia della retrocessione dei crediti IVA in contestazione e ciò al fine di consentirne il sequestro da parte dell&#8217;Autorità Giudiziaria» (una sorta di piccolo capitale allocato ad uso strumentale da parte della Procura al fine di garantire il gruppo per l&#8217;ammontare del danno contestato); la terza consta nello split dell&#8217;azienda con isolamento delle attività wholesale, una sorta di isolamento necessario a garanzia della Procura da una parte e del regolare svolgimento delle attività del gruppo dall&#8217;altra; la quarta è quella che sembra risultare determinante: l&#8217;autosospensione di Stefano Parisi, attuale amministratore delegato.<span id="more-1932"></span></p>
<p style="text-align: justify;">«Fastweb auspica che la sospensione possa risolversi in tempi brevi, ribadendo la sua convinzione circa la totale estraneità di Stefano Parisi rispetto ai fatti di reato oggetto di indagine. Il Consiglio di Amministrazione di Fastweb e Swisscom ribadiscono la totale stima, la fiducia e l&#8217;apprezzamento nell&#8217;operato di Stefano Parisi. Carsten Schloter, Presidente di Fastweb e Amministratore Delegato di Swisscom, assume temporaneamente le deleghe di Amministratore Delegato di Fastweb e precisa che il Gruppo Swisscom conferirà allo stesso dott. Parisi un incarico adeguato alla sua alta professionalità nell&#8217;ambito del Gruppo». Parisi, insomma, viene sollevato dall&#8217;incarico pur rimanendo nel gruppo in attesa dello sviluppo delle indagini.</p>
<p style="text-align: justify;">Telecom ha potuto dribblare le pressioni della procura con maggior facilità, accantonando una fidejussione pari a 300 milioni di eurocirca ed isolando i responsabili coinvolti nella vicenda. La penalizzazione del titolo nelle ultime settimane ha nel frattempo trasformato il rischio in occasione, con le azioni del gruppo che divengono ora potenziale speculativo per quanti vedono opportunità sul mercato di Piazza Affari.</p>
<p>Fonte: <a href="http://business.webnews.it/news/leggi/12707/telecom-italia-e-fastweb-il-peggio-e-evitato/">webnews.it</a></p>
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		<title>BlackBerry si accorge del Web</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 14:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I passati tentativi di ampliare il proprio bacino di utenza al segmento consumer non hanno dato i frutti sperati, ma ora Research in Motion (RIM) afferma di avere ciò che le mancava: un web browser mobile all&#8217;altezza dei suoi principali concorrenti, anzi, persino meglio. Al Mobile World Congress (MWC) RIM ha mostrato la versione preliminare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/02/rim-blackberry-logo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1929" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="BlackBerry si accorge del Web" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/02/rim-blackberry-logo-150x150.jpg" alt="BlackBerry si accorge del Web" width="105" height="105" /></a>I passati tentativi di ampliare il proprio bacino di utenza al segmento consumer non hanno dato i frutti sperati, ma ora Research in Motion (RIM) afferma di avere ciò che le mancava: un web browser mobile all&#8217;altezza dei suoi principali concorrenti, anzi, persino meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Al Mobile World Congress (MWC) RIM ha mostrato la versione preliminare di un browser per BlackBerry basato sul celebre motore di rendering WebKit, lo stesso alla base di Safari e di diversi altri browser mobile e desktop. Sebbene l&#8217;azienda non lo abbia espressamente detto, il suo nuovo browser rappresenta di fatto un&#8217;evoluzione dell&#8217;ormai defunto Iris, un navigatore per smartphone sviluppato dalla start-up Torch Mobile, acquisita da RIM la scorsa estate. Come quest&#8217;ultimo, il nuovo browser è in grado di passare il test Acid3 con un punteggio di 100/100, qualcosa che alcuni dei più noti browser desktop come Internet Explorer 8 e Firefox non riescono ancora a fare.</p>
<p style="text-align: justify;">RIM afferma che l&#8217;erede di Iris per BlackBerry eseguirà il codice JavaScript in modo molto efficiente, e supporterà AJAX, HTML5 e CSS3. Quasi certamente mancherà invece il supporto a Flash: BlackBerry, del resto, non è tra le piattaforme per cui Adobe ha in programma di rilasciare Flash 10.1. Probabilmente RIM intende seguire la strategia di Apple, e puntare su HTML5 come alternativa alla tecnologia proprietaria (e non certo gratuita) di Adobe.<span id="more-1928"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il prossimo browser di RIM non sarà soltanto un navigatore web, ma una piattaforma applicativa. Il suo motore verrà infatti utilizzato per far girare quelle che l&#8217;azienda canadese definisce SuperApps, ma che altro non sono che widget web-based. La strada seguita da RIM non è certo nuova, ed è quella già intrapresa da molti suoi concorrenti, seppure con tecnologie e metodi differenti. Similmente a quella di Palm, la piattaforma web-based di RIM sarà aperta, una caratteristica con cui l&#8217;azienda capitanata da Mike Lazaridis spera di attrarre verso BlackBerry un maggior numero di sviluppatori di widget.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i primi widget mostrati da RIM ce n&#8217;è uno per l&#8217;immancabile Twitter ed uno che sincronizza le aste eBay tenute d&#8217;occhio dall&#8217;utente con l&#8217;agenda del telefono. L&#8217;azienda ha poi assicurato che il supporto ai widget nativi per BlackBerry non verrà cessato, ma si troverà anch&#8217;esso incluso nel suo futuro browser.</p>
<p style="text-align: justify;">Presso il MWC RIM ha mostrato il suo browser di nuova generazione girare sul BlackBerry Bold 9700 (v. video sotto), un dispositivo già disponibile sul mercato caratterizzato da un processore ARM a 624 MHz, un display da 2,4 pollici con risoluzione di 480 x 360 pixel e un trackpad ottico. È curioso che RIM non abbia scelto come terminale di prova Storm 2, che ha un più generoso schermo da 3,2 pollici e supporta il multitouch. Le ipotesi sono due: o l&#8217;attuale versione del browser non supporta ancora in modo adeguato il multitouch, o RIM tiene a dimostrare come il suo browser possa girare anche sugli smartphone meno pompati e privi del touch screen.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;annuncio di RIM ha suscitato tra gli utenti reazioni contrastanti. C&#8217;è chi già vede la prossima generazione di Storm duellare testa a testa con iPhone e chi invece ritiene che questa sia una mossa tardiva e zeppa di incognite. Il tempo, sicuramente, non muove a favore di Lazaridis e soci: il nuovo browser si trova attualmente in fase di sviluppo, e l&#8217;azienda non ha fornito alcuna stima sui tempi di rilascio. Nel frattempo le piattaforme concorrenti si arricchiscono mese dopo mese di nuovi e sempre più evoluti browser: Android, ad esempio, sta per accogliere a bordo Opera Mobile e NetFront, e sull&#8217;App Store di iPhone potrebbe presto spuntare il gettonatissimo Opera Mini.</p>
<p style="text-align: justify;">La navigazione web è da sempre il punto più debole della piattaforma BlackBerry, e il principale motivo di insoddisfazione da parte dei suoi utenti (che, per il resto, non hanno invece mai mancato di esprimere la loro soddisfazione per la qualità dei prodotti RIM). Con il nuovo browser l&#8217;azienda canadese spera di rendere i suoi smartphone, ed in particolare la linea Storm, maggiormente appetibili agli utenti consumer, quegli stessi utenti che in larga parte considerano ancora BlackBerry una piattaforma &#8220;in giacca e cravatta&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo percorso di avvicinamento al segmento consumer, però, RIM non vuol certo rischiare di perdere per strada quello che tuttora è il suo principale target d&#8217;utenza: le aziende. Così ha appena annunciato una nuova versione del suo BlackBerry Enterprise Server Express, software utilizzabile per sincronizzare gli smartphone BlackBerry con Microsoft Exchange o Microsoft Windows Small Business Server.</p>
<p>Fonte: <a href="http://punto-informatico.it/2814219/PI/News/blackberry-si-accorge-del-web.aspx">www.punto-informatico.it</a></p>
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		<title>Va all&#039;asta sex.com base un milione di dollari</title>
		<link>http://www.match.it/2010/02/va-allasta-sex-com-base-un-milione-di-dollari/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 14:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono tre lettere che valgono tantissimo: 14 milioni di dollari, per la precisione. E dal 10 marzo 2010 saranno di nuovo all&#8217;asta, prezzo di partenza un milione di dollari. E&#8217; questo il nuovo capitolo della travagliata avventura di sex.com, di certo il dominio internet più conteso nella storia che però non ha portato fortuna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/02/sex_com.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1925" style="margin: 1px 3px;" title="sex_com" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/02/sex_com-150x150.jpg" alt="sex.com" width="105" height="105" /></a>Ci sono tre lettere che valgono tantissimo: 14 milioni di dollari, per la precisione. E dal 10 marzo 2010 saranno di nuovo all&#8217;asta, prezzo di partenza un milione di dollari. E&#8217; questo il nuovo capitolo della travagliata avventura di sex.com, di certo il dominio internet più conteso nella storia che però non ha portato fortuna ai proprietari. Nel 2006 è stato venduto a Escom con denaro in prestito, per 14 milioni di dollari. Il classico passo più lungo della gamba: Escom è fallita, non riuscendo a ripagare il prestito. Il dominio è stato pignorato, un po&#8217; come succede con una casa o un televisore quando il compratore non riesce a saldare le rate. Dom Partners, che aveva prestato il denaro a Escom, adesso mettere in vendita il dominio per recuperare almeno parte di quell&#8217;investimento record. In questi tempi di crisi è difficile che l&#8217;asta possa avvicinarsi molto a quei 14 milioni. Sex.com resta però uno dei domini più desiderati. Anche se in questo momento è in sostanza vuoto di contenuti (c&#8217;è solo pubblicità), riceve comunque 120 mila visitatori al mese. Curiosi che cliccano su quelle tre famose lettere, inseguendo contenuti che è facile immaginare. Una volta finita l&#8217;asta, il nuovo proprietario certo cercherà di farne il nuovo centro per foto e video hard della rete.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra passione, altro dominio prezioso: pochi giorni fa poker.org è stato venduto per un milione di dollari, a PokerCompany.com. E&#8217; la cifra record per un dominio .org (certo meno preziosi dei .com), segno che la febbre del poker online continua a crescere. La cifra più alta per un .org, in precedenza, era stata del resto &#8220;appena&#8221; 198 mila dollari, per web.engineering.org.<span id="more-1924"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La storia del web è comunque ricca di domini venduti a prezzi straordinari. La lista è lo specchio di ciò che su internet (e forse non solo lì) attira di più. Al primo e al terzo posto, per aste record, c&#8217;è il sesso: sex.com e porn.com (9,5 milioni di dollari). Al secondo e al quarto ci sono gli affari: fund.com (quasi 10 milioni) e business.com (7,5). Seguono i diamanti (diamonds.com, 7,5 milioni), la birra (beer.com, 7 milioni), la televisione (asseenontv.com, 5,1 milioni). Nella lista dei primi dieci domini più cari c&#8217;è un Paese, korea.com (è del resto quello con la maggiore diffusione di banda larga al mondo). E poi casino.com (riecco il gioco d&#8217;azzardo) e seo.com (per ottimizzare il proprio sito per i motori di ricerca: di nuovo il tema dei soldi).</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/02/19/news/vendita_sexcom-2360210/">www.repubblica.it</a></p>
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		<title>110 minuti senza WordPress.com</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 14:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due ore circa di blackout e oltre dieci milioni di blog irraggiungibili. È il bilancio della difficile giornata di ieri per WordPress.com, colpito da un grave malfunzionamento che ne ha compromesso buona parte delle funzionalità. La piattaforma è rimasta offline per circa 110 minuti a causa di un problema in un data center che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/02/Wordpress.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1922" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Wordpress" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/02/Wordpress-150x150.png" alt="Wordpress" width="105" height="105" /></a>Due ore circa di blackout e oltre dieci milioni di blog irraggiungibili. È il bilancio della difficile giornata di ieri per WordPress.com, colpito da un grave malfunzionamento che ne ha compromesso buona parte delle funzionalità. La piattaforma è rimasta offline per circa 110 minuti a causa di un problema in un data center che ha reso inaccessibili circa 10,2 milioni di blog, compresi i trafficati spazi di informazione TechCrunch e GigaOm, e ha causato la perdita di circa 5,5 milioni di pageview.</p>
<p style="text-align: justify;">La dinamica del malfunzionamento non è stata ancora compresa pienamente, ma attraverso un post sul blog ufficiale di WordPress.com, Matt Mullenweg ha fornito una prima spiegazione sull&#8217;accaduto: «Stiamo ancora raccogliendo alcuni dettagli, ma sembra che un cambiamento imprevisto in un core router da parte di uno dei nostri provider per i datacenter abbia mandato in tilt la nostra rete in un modo mai incontrato prima, a tal punto da compromettere la funzionalità del sito. Il malfunzionamento ha inoltre compromesso tutti i meccanismi di sicurezza tra le nostre postazioni di San Antonio e Chicago. Tutti i vostri dati sono rimasti al sicuro, ma non abbiamo avuto modo di trasmetterli».<span id="more-1921"></span></p>
<p style="text-align: justify;">A causa della natura insolita del malfunzionamento, la risoluzione del problema ha richiesto più tempo del previsto e ha lasciato privi di voce i tanti blogger che da tempo affollano la piattaforma. Tra gli spazi online colpiti spicca anche TechCrunch, che da tempo affida parte della gestione tecnica del proprio blog a WordPress.com al posto di una soluzione self-hosted.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso delle prossime ore, i tecnici della piattaforma per il blogging cercheranno di approfondire le dinamiche che hanno portato al blackout con l&#8217;obiettivo di mettere in campo nuove strategie per evitare un nuovo crollo dell&#8217;intero sistema. WordPress.com aveva già subito in passato alcuni brevi periodi di down, ma con conseguenze meno gravi rispetto al disservizio della giornata di ieri. L&#8217;ultima interruzione significativa del servizio avvenne circa quattro anni fa e proprio su questo dato Mullenweg ha voluto calibrare le proprie scuse: «Spero passino più di quattro anni prima di dover affrontare nuovamente un problema come questo». Una speranza sicuramente condivisa dai tanti milioni di blogger che fanno affidamento sulla celebre piattaforma online.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/12441/110-minuti-senza-wordpresscom/">www.webnews.it</a></p>
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		<title>L&#039;attacco a Google è partito da due università</title>
		<link>http://www.match.it/2010/02/lattacco-a-google-e-partito-da-due-universita/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 14:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;attacco a Google che ha messo in crisi i rapporti istituzionali tra USA e Cina sarebbe partito da due università. A renderlo noto è il New York Times: secondo gli inquirenti la localizzazione della fonte dell&#8217;attacco sarebbe ormai sufficientemente precisa, sollevando nuovi ed ulteriori dubbi sulla possibile collaborazione dolosa delle istituzioni cinesi con gli autori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/02/hackers.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1919" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="hackers" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/02/hackers-150x150.jpg" alt="hackers" width="105" height="105" /></a>L&#8217;attacco a Google che ha messo in crisi i rapporti istituzionali tra USA e Cina sarebbe partito da due università. A renderlo noto  è il New York Times: secondo gli inquirenti la localizzazione della fonte dell&#8217;attacco sarebbe ormai sufficientemente precisa, sollevando nuovi ed ulteriori dubbi sulla possibile collaborazione dolosa delle istituzioni cinesi con gli autori dell&#8217;offensiva che ha colpito, assieme a Google, anche altre aziende occidentali.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attacco sarebbe stato scagliato a partire dalla Jiaotong University di Shanghai (vincitrice della prestigiosa competizione internazionale &#8220;Battle of the Brains&#8221; organizzata dal gruppo IBM) e dalla Lanxiang Vocational School. La prima è nota a livello internazionale per i propri avanzati successi in campo informatico; la seconda è nota perlopiù per i contatti con il mondo militare. In entrambi i casi gli istituti sarebbero vicini ad un gruppo a sua volta vicino a Baidu, primo concorrente di Google sul mercato cinese. La localizzazione è ancora più specifica e fa risalire parte degli attacchi ad una specifica classe della Lanxiang Vocational School gestita da un professore ucraino.<span id="more-1918"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In seguito all&#8217;incidente diplomatico generato dall&#8217;attacco, su tutti i fronti sono stati alzati i toni: gli Stati Uniti hanno chiesto spiegazioni, la Cina ha respinto ogni accusa e Google ha minacciato di uscire dal mercato del paese orientale. In seguito i toni si sono parzialmente abbassati, con Google pronta a continuare le proprie attività e con le parti politiche a chiudere sotto silenzio la vicenda. I nuovi rilievi, ottenuti grazie alla collaborazione nelle indagini da parte della National Security Agency, hanno però riportato in auge i sospetti della prima ora: le istituzioni cinesi potrebbero essere ricollegate all&#8217;attacco ed il tutto avrebbe avuto l&#8217;obiettivo di ottenere codici ed informazioni dai sistemi informatici dei gruppi colpiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un professore della Jiaotong University, intervistato dal NYT, non si è detto stupito: sarebbero frequenti i tentativi di intrusione da parte degli allievi (impegnati nello studio di tecniche per la sicurezza informatica), dunque la cosa sarebbe da concludersi in una semplice normalità priva di dolo o di responsabilità dirette di istituzioni o esercito. Ma i contatti dell&#8217;istituto con l&#8217;esercito sarebbero cosa conclamata, il che non fa che rimarcare i sospetti già in auge. Rimane tuttavia la possibilità per cui gli indirizzi IP dell&#8217;università siano stati sfruttati da altri per portare avanti l&#8217;attacco celando la propria identità dietro un pc utilizzato quotidianamente per esperimenti di hacking: questa circostanza non è al momento verificabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Confermata infine la modalità dell&#8217;attacco. Ottenendo accesso ad una mailbox, in seguito l&#8217;infezione è stata moltiplicata inviandone l&#8217;exploit tramite mail, approfittando della fiducia che si ripone nei messaggi provenienti da persone conosciute e sfruttando una vulnerabilità di Internet Explorer.</p>
<p>Fonte: <a href="http://business.webnews.it/news/leggi/12440/lattacco-a-google-e-partito-da-due-universita/">www.webnews.it</a></p>
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		<title>Asus N61V, completa e potente stazione multimediale</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 15:49:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ASUS N61 mette a disposizione un’eccellente sezione video guidata dal chip NVIDIA® GeForce 240M, per una grafica impeccabile ed ottime prestazioni anche in ambito gaming, Supportano inoltre la sofisticata tecnologia NVIDIA® CUDA™. I nuovi ASUS N61 vantano una sezione audio all’avanguardia che include, oltre alla tecnologia Dolby Home Theatre, anche gli avanzati speaker stereo Altec [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/01/P_500.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1914" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="P_500" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/01/P_500-150x150.jpg" alt="P_500" width="105" height="105" /></a>ASUS N61 mette a disposizione un’eccellente sezione video guidata dal chip NVIDIA® GeForce 240M, per una grafica impeccabile ed ottime prestazioni anche in ambito gaming, Supportano inoltre la sofisticata tecnologia NVIDIA® CUDA™. I nuovi ASUS N61 vantano una sezione audio all’avanguardia che include, oltre alla tecnologia Dolby Home Theatre, anche gli avanzati speaker stereo Altec Lansing certificati SRS Premium Sound.<span id="more-1913"></span></p>
<h3>Specifiche</h3>
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		<title>Nokia contro Apple: violati brevetti su cellulari e computer</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 18:33:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[[wp_geo_map] Helsinki &#8211; Continua la battaglia legale tra Nokia, maggior produttore mondiale di cellulari, e Apple: l&#8217;azienda finlandese si è rivolta alla Commissione per il commercio internazionale americana (Itc) denunciando la violazione di sette brevetti che riguardano cellulari, lettori musicali e computer. &#8220;I brevetti in questione&#8221;, hanno spiegato i dirigenti di Nokia, &#8220;fanno parte delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">[wp_geo_map] <strong>Helsinki</strong> &#8211; Continua la battaglia legale tra Nokia, maggior produttore mondiale di cellulari, e Apple: l&#8217;azienda finlandese si è rivolta alla Commissione per il commercio internazionale americana (Itc) denunciando la violazione di sette brevetti che riguardano cellulari, lettori musicali e computer.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I brevetti in questione&#8221;, hanno spiegato i dirigenti di Nokia, &#8220;fanno parte delle nostre innovazioni pionieristiche e ora Apple li sta usando per i suoi prodotti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; solo l&#8217;ultimo capitolo nello scontro che coinvolge le due aziende da quando Apple ha fatto il suo ingresso in grande stile nel settore dei cellulari con l&#8217;iPhone. In ottobre, una causa simile era stata presentata presso un tribunale federale del Delaware, negli Stati Uniti. Apple aveva replicato poche settimane fa con una controdenuncia riguardante dieci brevetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nokia si aspetta che l&#8217;Itc decida se portare avanti il caso entro trenta giorni, anche se qualsiasi ingiunzione nei confronti dei prodotti apple non avrebbe seguito prima dell&#8217;inizio del 2011.<span id="more-1906"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Leader incontrastata del mercato dei telefonini con una quota del 38 per cento, Nokia da qualche anno risente dell&#8217;agguerrita concorrenza di Apple e altri operatori del settore. I finlandesi soffrono soprattutto nel segmento degli smartphone, quello attualmente in maggiore espansione: la sua quota di mercato nel settore è scesa dal 41 al 35 per cento.</p>
<p style="text-align: justify;">La società finlandese ha chiuso, per la prima volta dal 1996, il terzo trimestre in rosso: le perdite sono risultate pari a 559 milioni di euro rispetto a un utile di 1,09 miliardi di euro dello stesso periodo dell&#8217;anno precedente. Le vendite sono scese a 9,8 miliardi di euro. Apple, al contrario, ha chiuso il terzo trimestre decisamente al di sopra delle attese grazie anche all&#8217;iPhone, di cui sono stati venduti 7,2 milioni di esemplari.</p>
<p>Fonte: Repubblica.it</p>
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		<title>Firefox, disponibile la versione 3.5.5</title>
		<link>http://www.match.it/2009/11/firefox-disponibile-la-versione-3-5-5/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 14:44:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A distanza di 8 giorni dall&#8217;ultimo aggiornamento, è di nuovo tempo di update in casa Mozilla. Ulteriori problemi di stabilità, infatti, hanno consigliato un sollecito intervento su Mozilla Firefox portando la precedente versione 3.5.4 alla nuova 3.5.5. L&#8217;aggiornamento, privo di utilità relativamente alla sicurezza del browser, va a risolvere un problema riscontrato nella decodifica dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;">A distanza di 8 giorni dall&#8217;ultimo aggiornamento, è di nuovo <strong>tempo di update in casa Mozilla</strong>. Ulteriori problemi di stabilità, infatti, hanno consigliato un sollecito intervento su Mozilla Firefox portando la precedente versione 3.5.4 alla nuova <strong>3.5.5</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aggiornamento, privo di utilità relativamente alla sicurezza del browser, va a risolvere un <strong>problema riscontrato nella decodifica dei file .gif</strong>, bug riscontrato in tutte e tre le release (Windows, Mac OS, Linux) e di grande fastidio per l&#8217;utenza. Il problema sarebbe peraltro emerso proprio con la release 3.5.4 in quanto totalmente assente nella precedente 3.5.3. La nuova versione risolve inoltre ulteriori problemi minori evidenziatisi nelle versioni del browser per Windows e per Mac. L&#8217;intera &#8220;<a href="https://bugzilla.mozilla.org/buglist.cgi?quicksearch=ALL%20status1.9.1%3A.5-fixed" target="_blank">buglist</a>&#8221; è disponibile online a completa trasparenza dell&#8217;intervento portato avanti con il nuovo rilascio.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;installer per l&#8217;aggiornamento alla nuova versione è disponibile <a href="http://www.mozilla-europe.org/it/firefox/3.5.5/releasenotes/" target="_blank">online</a> sul sito ufficiale Mozilla così come tramite il canale ufficiale per i download di HTML.it (<a href="http://download.html.it/software/vedi/7213/firefox/" target="_blank">7.53 MB</a>).<span id="more-1902"></span></p>
<p style="text-align: justify;">CNet <a href="http://news.cnet.com/8301-17939_109-10391919-2.html" target="_blank">segnala</a> nel contempo l&#8217;<strong>update della release stabile di Google Chrome, la quale passa dalla 3.0.195.27 alla 3.0.195.32</strong>. Nel passaggio, Chrome si lascia alle spalle 5 problemi di stabilità e 2 vulnerabilità: le descrizioni dei singoli interventi sono a loro volta disponibili sulla corrispettiva <a href="http://googlechromereleases.blogspot.com/2009/11/stable-channel-update.html" target="_blank">pagina</a> dettagliante le caratteristiche dell&#8217;update.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanto per Firefox quanto per Chrome, nel frattempo, il futuro è già alle porte: mentre Mozilla ha presentato <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/11770/firefox-36-beta-1-il-primo-passo-su-windows-7/">Firefox 3.6 Beta 1</a>, Google ha invece tolto i veli su <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/11785/chrome-4-beta-velocita-e-sincronizzazione/">Chrome 4.0 Beta</a>. La gara di velocità continua.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: www.webnews.it</p>
</div>
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		<title>Windows 7, esordio brillante</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 14:41:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Software]]></category>

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		<description><![CDATA[Interpretare l&#8217;esordio di Windows 7 sul mercato non è semplice poiché, pur con i dati in mano, l&#8217;interpretazione dei due percorsi va letta dietro il filtro analitico di due contesti profondamente differenti. Quando Vista giunse sul mercato, infatti, la propensione alla spesa era molto maggiore rispetto ad oggi, ma il clima attorno al nuovo sistema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;">Interpretare l&#8217;esordio di <strong>Windows 7</strong> sul mercato non è semplice poiché, pur con i dati in mano, l&#8217;interpretazione dei due percorsi va letta dietro il filtro analitico di due contesti profondamente differenti. Quando Vista giunse sul mercato, infatti, la propensione alla spesa era molto maggiore rispetto ad oggi, ma il clima attorno al nuovo sistema operativo erano minate da troppi interrogativi. Viceversa, <a href="http://business.webnews.it/news/leggi/11711/windows-7-qui-ora/">Windows 7</a> giunge sugli scaffali in un momento particolarmente difficile per l&#8217;economia, ma si presenta con recensioni migliori ed un impatto notevolmente cambiato rispetto al predecessore.</p>
<p style="text-align: justify;">La combinazione di queste variabili ha portato Windows 7 ad incontrare la domanda con uno smercio estremamente più alto rispetto a Vista: <strong>le vendite nei primi giorni seguenti la presentazione del 22 Ottore, infatti, avrebbero descritto un volume di distribuzione maggiore del 234%</strong>, surclassando completamente la release antecedente. Ciò nonostante, però, i margini risultano essere ridotti rispetto a quanto ci si possa attendere:<strong> gli introiti, infatti, aumentano soltanto dell&#8217;83% in conseguenza di una violenta politica di sconti ed offerte</strong> applicate alle distribuzioni al fine di moltiplicare fin da subito l&#8217;impatto del prodotto sul mercato.<span id="more-1901"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i <a href="http://www.npd.com/press/releases/press_091105a.html" target="_blank">dati</a> forniti da NPD Group, <strong>il pacchetto più venduto delle prime ore è quello relativo a Windows 7 Home Premium Upgrade</strong>, seguito da Windows 7 Pro Upgrade. In terza piazza la versione Family Pack, presente soltanto su alcuni mercati (esclusa, ad esempio, l&#8217;Italia). Sconti ed offerte aumentano l&#8217;esposizione, ma diminuiscono il margine: per Microsoft è questa una scelta esplicita, basata sulla necessità di mettersi alle spalle Vista per passare con grandi volumi di vendita alla nuova generazione dei prodotti software del gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Steve Ballmer ha esplicitamente indicato nei giorni passati di attendersi vantaggi a cascata per il mondo hardware, ma di non vedere grosse opportunità nel breve periodo: la domanda è ancora frenata dalla crisi economica ed una stima realistica deve guardare al lungo periodo prima di ambire e reali passi avanti. I risultati dei primi giorni sembrano confermare la bontà della disamina del CEO Microsoft: <strong>sebbene le vendite di Pc siano aumentate del 49% rispetto allo stesso periodo del 2008, Vista aveva in realtà prodotto un &#8220;boost&#8221; molto più forte negli anni passati</strong> (+68% nel primo anno sul mercato, +170% nella prima settimana). Mettendo a confronto i due esordi, quindi, Windows 7 è in ritardo di 6 punti percentuali rispetto a Vista nei benefici per il settore hardware. Il tutto è però in linea con le attese, ed eventuali ulteriori spiragli di positività nell&#8217;economia internazionale potrebbe cogliere le aziende pronte a cavalcare una nuova esplosione della domanda. A partire dal prossimo Natale, quando la combinazione delle festività e l&#8217;arrivo di Windows 7 potrebbero regalare le prime soddisfazioni ai partner Microsoft.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: www.webnews.it</p>
</div>
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		<title>La lunga marcia di Bing</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 08:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La lenta, costante scalata di Bing, il nuovo motore di ricerca di Microsoft, verso i vertici, sempre lontanissimi, di Google, continua inarrestabile. Un piccolo passo alla volta, Bing sta continuando a guadagnare piccole quote, sul mercato americano, nei confronti dei rivali Google e Yahoo, secondo gli ultimi dati resi noti dalla societÃ  ComScore. Microsoft, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La lenta, costante scalata di Bing, il nuovo motore di ricerca di Microsoft, verso i vertici, sempre lontanissimi, di Google, continua inarrestabile. Un piccolo passo alla volta, Bing sta continuando a guadagnare piccole quote, sul mercato americano, nei confronti dei rivali Google e Yahoo, secondo gli ultimi dati resi noti dalla societÃ  ComScore. Microsoft, che ha lanciato Bing all&#8217;inizio di giugno, si e&#8217; accaparrata l&#8217;8,9% delle ricerche internet statunitensi nel mese di luglio, in crescita dello 0,5% rispetto ai dati di giugno. Google, che Ã¨ leader nel settore, e Yahoo, seconda anche se con notevole distacco, hanno perso entrambe lo 0,3% a luglio, attestandosi rispettivamente al 64,7% e al 19,3%.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;In generale i dati sono estremamente positivi&#8221;, dice Luca Colombo, Direttore Marketing di Online Services Group, &#8220;le statistiche di Comscore o di Nielsen non si muovono con percentuali elevatissime, crescere di 0,5 o 0,4 e&#8217; gia&#8217;  ottimo&#8221;.<span id="more-1887"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente si tratta di numeri americani, visto che in Italia e in Europa Google Ã¨ al 90. Non vuol dire, quindi, che sia &#8220;l&#8217;inizio della fine&#8221; per il dominio di Google, anche perchÃ© gli stessi dati di ComScore non solo confermavano il dominio di Google nel mercato, ma anche la straordinaria fedeltÃ  dei suoi utenti: chi utilizza principalmente Google esegue su questo motore di ricerca il 70% delle proprie interrogazioni con una media di 54,5 al mese. Bing e Yahoo! assieme arrivano invece a una media di 26,9 ricerche al mese per utente. La sfida per questa nuova alleanza sarÃ  quindi quella di trasformare gli utenti occasionali in utenti fissi.</p>
<p style="text-align: justify;">A fine luglio, Microsoft e Yahoo! hanno raggiunto un accordo per cooperare in tema di pubblicitÃ  online, dividendosi sostanzialmente i compiti: Bing sarÃ  il provider di ricerca di Yahoo!, mentre quest&#8217;ultima si occuperÃ  della gestione della vendita di spazi pubblicitari. L&#8217;accordo deve ancora essere approvato dagli enti regolatori e, ragionevolmente, non dovrebbe avere un effetto sul mercato prima dell&#8217;inizio del 2012.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;E&#8217; ovvio che non sono i numeri di due mesi che fanno la differenza&#8221;, dice ancora Colombo, &#8220;ma rispetto ai trend dei mesi passati qualcosa Ã¨ cambiato evidentemente. Dire dove andremo Ã¨ difficile, ci siamo dati degli obbiettivi e siamo soddisfatti dei risultati. Dovremo entrare nei mesi piÃ¹ caldi e vedere come andrÃ , ma il passaparola Ã¨ positivo, i feedback degli utenti sono buoni, le prospettive sono interessanti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">A Google non stanno comunque a guardare e, dopo aver annunciato il progetto di &#8220;caffeine&#8221;, teso a migliorare l&#8217;indicizzazione, a offrire risultati piÃ¹ accurati, a dare maggiori certezze e velocitÃ  agli utenti, ha anche reso disponibile agli utenti italiani &#8220;Insights for search&#8221;. L&#8217;applicazione consente sapere quali sono le ricerche piÃ¹ frequenti, e la nuova versione italiana offre alcuni servizi aggiuntivi rispetto alla precedente che era solo in inglese.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/">www.repubblica.it</a></p>
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		<title>Chrome 2, tutto stabilita&#039; e velocita&#039;</title>
		<link>http://www.match.it/2009/05/chrome-2-tutto-stabilita-e-velocita/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 15:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[browser]]></category>
		<category><![CDATA[Chrome]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>

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		<description><![CDATA[Â«Sono passati circa 8 mesi da quando abbiamo lanciato Google Chrome. A parte l&#8217;esclamare quanto veloce sia, gli utenti ci hanno mandato molti feedback e richieste di nuove funzioni. Abbiamo aumentato la nostra focalizzazione sulla velocitÃ  ed abbiamo inoltre aggiunto alcune delle funzioni piÃ¹ richieste. Alcuni di questi miglioramenti sono stati apportati nella versione beta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Â«Sono passati circa 8 mesi da quando abbiamo lanciato Google Chrome. A parte l&#8217;esclamare quanto veloce sia, gli utenti ci hanno mandato molti feedback e richieste di nuove funzioni. Abbiamo aumentato la nostra focalizzazione sulla velocitÃ  ed abbiamo inoltre aggiunto alcune delle funzioni piÃ¹ richieste. Alcuni di questi miglioramenti sono stati apportati nella versione beta che abbiamo inizialmente rilasciato a Marzo ed abbiamo continuato a lavorare sulla Beta fino ad oggi. Oggi, stiamo portando la versione Beta alla versione stabile per tutti gli utentiÂ». Parola dei Darin Fisher per il Google Chrome Blog.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo Chrome, precisa Google, verrÃ  tenuto a battesimo come Chrome 2. Questo, perÃ², non perchÃ© vi sia un particolare stravolgimento delle versioni precedenti, ma piuttosto per utilitÃ  interna. L&#8217;idea che Google sta spingendo in ogni modo Ã¨ quello di un browser aggiornato con frequenza quotidiana, il tutto per migliorarne le funzioni ed aumentarne le performance senza soluzione di continuitÃ . Chi utilizza Chrome avrÃ  l&#8217;aggiornamento portato automaticamente sul proprio pc, mentre chi lo scarica per la prima volta potrÃ  accedere a Chrome 2 direttamente tramite download manuale.<span id="more-1882"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tre le funzioni principali introdotte:</p>
<p style="text-align: justify;">* Nuova Tab Page, con la possibilitÃ  di cancellare le thumbnail che non si intende conservare nella pagina principale incrociata all&#8217;apertura dei nuovi tab;<br />
* Full Screen Mode, per poter meglio godere dei contenuti di filmati e presentazioni. Tale funzione sarÃ  accessibile dal menu &#8220;Tools&#8221; oppure tramite la scorciatoia F11;<br />
* Form Autofill, per velocizzare l&#8217;immissione dei dati nei form grazie alla memoria ed all&#8217;aiuto di Chrome.</p>
<p style="text-align: justify;">Chrome 2 giunge alla versione definitiva con oltre 300 bug risolti rispetto alla versione di lancio (il che equivale a 300 fonti di crash in meno, con pesanti ricadute positive sulla stabilitÃ  del browser) e con nuove e migliorate versioni di WebKit e del motore Javascript tali per cui i primi benchmark sembrano promettere un 30% di velocitÃ  aggiuntiva rispetto alla precedente versione stabile.</p>
<p>Fonte: www.webnews.it</p>
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		<title>Un Nokia 1100 puo&#039; valere 25.000 dollari</title>
		<link>http://www.match.it/2009/05/un-nokia-1100-puo-valere-25000-dollari/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 14:53:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cellulari]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosita']]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Nokia]]></category>
		<category><![CDATA[Nokia 1100]]></category>

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		<description><![CDATA[La conferma giunge grazie alle ricerche Ultrascan: se il Nokia 1100 ha raggiunto quotazioni da capogiro sul mercato dell&#8217;usato Ã¨ perchÃ© taluni dispositivi risultano avere una piccola falla al loro interno tale da trasformare il telefono in una sorta di chiave universale per penetrare conti bancari e portare a termine truffe particolarmente ingegnose. Il Nokia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La conferma giunge grazie alle ricerche Ultrascan: se il Nokia 1100 ha raggiunto quotazioni da capogiro sul mercato dell&#8217;usato Ã¨ perchÃ© taluni dispositivi risultano avere una piccola falla al loro interno tale da trasformare il telefono in una sorta di chiave universale per penetrare conti bancari e portare a termine truffe particolarmente ingegnose.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Nokia 1100 Ã¨ un telefono estremamente banale ed estremamente diffuso (200 milioni di unitÃ  vendute in un quinquennio ne fanno il telefono piÃ¹ diffuso al mondo). Funzioni minimali, estetica semplice, nessuna funzione avanzata: 100 Euro circa il prezzo di mercato alla sua distribuzione nel 2003. CiÃ² nonostante alcuni di questi dispositivi sarebbero stati recentemente venduti per quotazioni fino a 25000 dollari. Tale prospettiva ha immediatamente stuzzicato la curiositÃ  di organi di controllo e nell&#8217;autunno del 2008 la polizia dei Paesi Bassi ha contattato la Ultrascan per capire cosa stesse succedendo. I riscontri sono stati immediati: il Nokia 1100 Ã¨ venduto a prezzi di questo tipo poichÃ© diventa un grimaldello unico per effettuare truffe di alto profilo. Ora, a distanza di mesi dalle prime indagini, la Ultrascan Knowledge Process Outsourcing (sussidiaria Ultrascan) Ã¨ in grado di rivelare i dettagli delle indagini.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto Ã¨ stato portato a termine con prove dirette sul campo. Sebbene non venga specificato il modello preciso in grado di raggiungere le cifre da capogiro citate (si sa comunque che trattasi di unitÃ  prodotte nello stabilimento Nokia di Bochum, in Germania), il Nokia 1100 sarebbe in certi casi violabile, permettendo a chiunque di mettere le mani sul firmware al punto da poterne modificare IMEI (International Mobile Equipment Identity) ed IMSI (International Mobile Subscriber Identity). Per far ciÃ² Ã¨ necessario un software apposito che sta circolando sul mercato underground e che probabilmente Ã¨ giÃ  stato azionato sui Nokia 1100 in vendita per migliaia di dollari. La modifica Ã¨ in grado di trasformare il telefonino permettendo di autenticarsi alla Rete con credenziali altrui (mediante SIM clonate).<span id="more-1880"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Trattasi di una truffa particolarmente ingegnosa che richiede di avere a disposizione anche nome e password utili ad accedere agli account bancari dell&#8217;utente. Tali dati sono perÃ² largamente diffusi grazie a tutto ciÃ² che il phishing e lo spam riescono a creare nel tempo (vere e proprie banche dati sono in vendita per offrire tale tipo di credenziali ai malintenzionati che intendono investirvi i propri capitali). Si acquista il software; si acquista il telefonino; si acquistano nome, pass e numero di telefono. A questo punto Ã¨ possibile accedere all&#8217;account bancario riuscendo, tramite un SMS truffaldino, ad ottenere il cosiddetto mTAN (mobile Transaction Authentication Number). L&#8217;mTAN Ã¨ una sorta di password usa e getta che la banca invia al cellulare accreditato cosÃ¬ che sia possibile, tramite l&#8217;incrocio di nome, pass ed mTAN, entrare nell&#8217;account ed effettuare le operazioni desiderate: se tutti e tre i dati sono nelle mani di una persona terza, la truffa Ã¨ servita.</p>
<p style="text-align: justify;">Nokia rifiuta l&#8217;idea per cui il tutto sia praticabile grazie ad una vulnerabilitÃ  del telefono, ma Ã¨ chiaro che deve essersi registrata quantomeno una fuga di notizie affinchÃ© il firmware fosse reso trasparente, con la possibilitÃ  di modificarne le credenziali e portare avanti il progetto truffaldino. Secondo quanto comunicato, Ultrascan sarebbe ora sulle tracce di quanti stanno utilizzando i Nokia 1100 modificati per portare avanti i propri progetti criminali.</p>
<p>Fonte: www.webnews.it</p>
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		<title>Cuba, nasce il primo linux &quot;comunista&quot;</title>
		<link>http://www.match.it/2009/02/cuba-nasce-il-primo-linux-comunista/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 16:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
		<category><![CDATA[OS]]></category>

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		<description><![CDATA[Pinguini di tutto il mondo, unitevi! Dopo Venezuela, PerÃ¹, Argentina e il Brasile di Lula, anche Cuba ha deciso di adottare il sistema operativo GNU/Linux per la pubblica amministrazione e per i propri cittadini. Ma non basta. Il regime dell&#8217;Havana non utilizzerÃ  una delle tante varianti Linux giÃ  disponibili. Ne ha creata infatti una tutta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pinguini di tutto il mondo, unitevi! Dopo Venezuela, PerÃ¹, Argentina e il Brasile di Lula, anche Cuba ha deciso di adottare il sistema operativo GNU/Linux per la pubblica amministrazione e per i propri cittadini. Ma non basta. Il regime dell&#8217;Havana non utilizzerÃ  una delle tante varianti Linux giÃ  disponibili. Ne ha creata infatti una tutta sua, nome in codice: Nova.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;annuncio Ã¨ stato dato alla XIII Conferenza sulla Comunicazione e le Tecnologie che dal titolo &#8220;Nuove tecnologie: sviluppo e controllo&#8221; che si Ã¨ svolta questa settimana nella capitale dell&#8217;isola. Creata dagli studenti e dai professori dell&#8217;UniversitÃ  di Scienze di L&#8217;Avana (UCI), Nova ha un&#8217;interfaccia grafica che trae ispirazione sia da Windows sia da Mac, e puÃ² funzionare con vecchie apparecchiature, incluso il processore Pentium II. Non Ã¨ ancora possibile scaricarla e provarla, ma per chi volesse saperne di piÃ¹ ecco un video di dimostrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il sistema permette l&#8217;uso in applicazioni moderne e una semplice interfaccia per lavorare con macchine obsolete che ancora sono la maggioranza a Cuba&#8221;, spiega il responsabile del progetto, Angel GoÃ±i. Aggiungendo che Nova Ã¨ solo parte di un progetto politico che mira a sfuggire alle restrizioni imposte dall&#8217;embargo commerciale e finanziario degli Stati Uniti sull&#8217;isola iniziato nel 1962 e che l&#8217;adozione del software libero Ã¨ cominciata giÃ  nel 2005.<span id="more-1878"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; lo stesso ministro delle Comunicazioni, Ramiro Valdes, a chiarire pubblicamente l&#8217;intento politico del progetto, non senza sollevare qualche dubbio o critica puntualmente apparsa sul Web: &#8220;Ottenere un controllo maggiore sul processo informatico Ã¨ una questione di primaria importanza&#8221;. A cui Hector Rodriguez, decano della School of Free Software presso la University of Information Sciences dell&#8217;isola, ha aggiunto: &#8220;Mi piacerebbe pensare che entro cinque anni piÃ¹ del 50 per cento degli utenti cubani migrerÃ  a Linux&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La notizia ha immediatamente fatto il giro del Web ed Ã¨ stata salutata con entusiasmo soprattutto dalla Free Software Foundation, presieduta da Richard Stallman, che nel suo discorso di un anno fa, in occasione dell&#8217;edizione precedente della stessa Conferenza, aveva infiammato i cuori della platea chiedendo a gran voce l&#8217;adozione dei pinguini ovunque fosse possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimane ora da capire tuttavia &#8211; come molti utenti hanno commentato sul Web &#8211; cosa significhi &#8220;controllare il processo informatico&#8221;, in un paese che la ong Reporters sans Frontiers definisce &#8220;la seconda prigione per giornalisti nel mondo, dopo la Cina&#8221;. Mentre c&#8217;Ã¨ giÃ  chi, invece, sdrammatizza, facendo notare che &#8220;No va&#8221; in spagnolo significherebbe &#8220;Non funziona&#8221;. Staremo a vedere.</p>
<p>Fonte: www.repubblica.it</p>
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