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	<title>Match, Web Agency &#187; domini</title>
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	<description>Rassegna stampa e approfondimenti su Internet, ADSL e Telefonia</description>
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		<title>Va all&#039;asta sex.com base un milione di dollari</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 14:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono tre lettere che valgono tantissimo: 14 milioni di dollari, per la precisione. E dal 10 marzo 2010 saranno di nuovo all&#8217;asta, prezzo di partenza un milione di dollari. E&#8217; questo il nuovo capitolo della travagliata avventura di sex.com, di certo il dominio internet più conteso nella storia che però non ha portato fortuna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2010/02/sex_com.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1925" style="margin: 1px 3px;" title="sex_com" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2010/02/sex_com-150x150.jpg" alt="sex.com" width="105" height="105" /></a>Ci sono tre lettere che valgono tantissimo: 14 milioni di dollari, per la precisione. E dal 10 marzo 2010 saranno di nuovo all&#8217;asta, prezzo di partenza un milione di dollari. E&#8217; questo il nuovo capitolo della travagliata avventura di sex.com, di certo il dominio internet più conteso nella storia che però non ha portato fortuna ai proprietari. Nel 2006 è stato venduto a Escom con denaro in prestito, per 14 milioni di dollari. Il classico passo più lungo della gamba: Escom è fallita, non riuscendo a ripagare il prestito. Il dominio è stato pignorato, un po&#8217; come succede con una casa o un televisore quando il compratore non riesce a saldare le rate. Dom Partners, che aveva prestato il denaro a Escom, adesso mettere in vendita il dominio per recuperare almeno parte di quell&#8217;investimento record. In questi tempi di crisi è difficile che l&#8217;asta possa avvicinarsi molto a quei 14 milioni. Sex.com resta però uno dei domini più desiderati. Anche se in questo momento è in sostanza vuoto di contenuti (c&#8217;è solo pubblicità), riceve comunque 120 mila visitatori al mese. Curiosi che cliccano su quelle tre famose lettere, inseguendo contenuti che è facile immaginare. Una volta finita l&#8217;asta, il nuovo proprietario certo cercherà di farne il nuovo centro per foto e video hard della rete.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra passione, altro dominio prezioso: pochi giorni fa poker.org è stato venduto per un milione di dollari, a PokerCompany.com. E&#8217; la cifra record per un dominio .org (certo meno preziosi dei .com), segno che la febbre del poker online continua a crescere. La cifra più alta per un .org, in precedenza, era stata del resto &#8220;appena&#8221; 198 mila dollari, per web.engineering.org.<span id="more-1924"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La storia del web è comunque ricca di domini venduti a prezzi straordinari. La lista è lo specchio di ciò che su internet (e forse non solo lì) attira di più. Al primo e al terzo posto, per aste record, c&#8217;è il sesso: sex.com e porn.com (9,5 milioni di dollari). Al secondo e al quarto ci sono gli affari: fund.com (quasi 10 milioni) e business.com (7,5). Seguono i diamanti (diamonds.com, 7,5 milioni), la birra (beer.com, 7 milioni), la televisione (asseenontv.com, 5,1 milioni). Nella lista dei primi dieci domini più cari c&#8217;è un Paese, korea.com (è del resto quello con la maggiore diffusione di banda larga al mondo). E poi casino.com (riecco il gioco d&#8217;azzardo) e seo.com (per ottimizzare il proprio sito per i motori di ricerca: di nuovo il tema dei soldi).</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/02/19/news/vendita_sexcom-2360210/">www.repubblica.it</a></p>
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		<title>Sono di Hong Kong i domini piÃ¹ rischiosi</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 00:38:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I rischi non sono uguali per tutti i domini, come la criminalitÃ  non Ã¨ uguale in tutti i paesi. Adesso arriva McAfee a rendere noto con dovizia di particolari e cifre quali sono i domini piÃ¹ utilizzati per operazioni a danno degli utenti e quali i piÃ¹ sicuri da navigare su un campione di 9,9 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2008/06/domain.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1024" style="border: 1px solid black; float: left;" title="Sono di Hong Kong i domini piÃ¹ rischiosi" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2008/06/domain-150x150.jpg" alt="Sono di Hong Kong i domini piÃ¹ rischiosi" width="150" height="150" /></a>I rischi non sono uguali per tutti i domini, come la criminalitÃ  non Ã¨ uguale in tutti i paesi. Adesso arriva <a href="http://www.mcafee.com">McAfee</a> a rendere noto con dovizia di particolari e cifre quali sono i domini piÃ¹ utilizzati per operazioni a danno degli utenti e quali i piÃ¹ sicuri da navigare su un campione di 9,9 milioni di siti.</p>
<p>Non sorprende che in cima alla lista dei piÃ¹ rischiosi risultino i &#8220;.hk&#8221; e i &#8220;.cn&#8221;, i due suffissi identificano infatti i domini cinesi e di Hong Kong, entrambi luoghi in cui la forte ascesa informatica unita alla forte disparitÃ  sociale hanno creato in breve una folta criminalitÃ  legata ad <a href="http://www.match.it/info/internet/internet.php">Internet</a>. Lo stesso discorso vale per altri due importanti voci della lista ovvero i domini &#8220;.ru&#8221; e &#8220;.ro&#8221;, rispettivamente Russia e Romania. I piÃ¹ sicuri invece sono i &#8220;.fi&#8221; (Finlandia), &#8220;.gov&#8221; (governativi), &#8220;.jp&#8221; (Giappone) e &#8220;.au&#8221; (Australia).</p>
<p>Secondo l&#8217;indice di misurazione <a href="http://www.mcafee.com">McAfee</a> i siti &#8220;.com&#8221;, i piÃ¹ comuni e utilizzati, sono a rischio per il 5%, mentre i &#8220;.hk&#8221; lo sono al 19,2%, i &#8220;.cn&#8221; all&#8217;11,8%, i &#8220;.ro&#8221; al 6,8% e i &#8220;.ru&#8221; al 6%. Il dato che tuttavia sorprende di piÃ¹ Ã¨ quello dei domini &#8220;.info&#8221;, dedicati ai soli siti di informazione; questi sono categorizzati da McAfee come rischiosi nell&#8217;11,7% dei casi. Occorre comunque precisare che un determinato dominio o un&#8217;estensione particolare possono essere acquistati senza necessariamente risiedere nella nazione in questione, si tratta di un&#8217;indicazione e non di un indirizzo fisico. Tuttavia, un dominio che fa riferimento ad un determinato paese puÃ² essere utile a colpire quegli abitanti che sono piÃ¹ inclini a navigare siti che pensano provengano dalla loro nazione.<span id="more-1023"></span></p>
<p>In chiusura dell&#8217;analisi Ã¨ poi la stessa McAfee a precisare che la forte impennata nelle percentuali di rischio dei siti asiatici sia probabilmente dovuta al fatto che nello scorso anno si siano verificati problemi di sicurezza per alcuni registrar (coloro che assegnano i domini) e al fatto che il sistema di ricerca della stessa McAfee sia stato migliorato. Dunque, pur tirando l&#8217;acqua all&#8217;efficienza del proprio mulino, la societÃ  di sicurezza ammette quanto le statistiche siano influenzate non solo dalla realtÃ  ma anche dalla bontÃ  della rilevazione stessa.</p>
<p>Fonte: webnews.it</p>
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		<title>Come ti infetto Google search</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Mar 2008 09:12:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; un sistema ingegnoso quello ideato dai malintenzionati che tentano di sfruttare il successo di siti come ZDNet Asia e TorrenReactor per veicolare spam e altri contenuti potenzialmente piÃ¹ dannosi. La pratica consolidata di effettuare il caching delle ricerche sui rispettivi domini e sottoporle all&#8217;indicizzazione di Google ha infatti dato origine ad una minaccia per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2006/12/google.miniatura.jpg" title="Come ti infetto Google search" alt="Come ti infetto Google search" align="left" border="1" />E&#8217; un sistema ingegnoso quello ideato dai malintenzionati che tentano di sfruttare il successo di siti come ZDNet Asia e TorrenReactor per veicolare spam e altri contenuti potenzialmente piÃ¹ dannosi. La pratica consolidata di effettuare il caching delle ricerche sui rispettivi domini e sottoporle all&#8217;indicizzazione di Google ha infatti dato origine ad una minaccia per i navigatori che giungono sulle pagine dei due siti, minaccia che sussiste anche se i loro server non sono stati crackati.</p>
<p>Le ricerche inquinate di GoogleLa scoperta Ã¨ stata effettuata dal noto esperto di sicurezza Dancho Danchev, che ha identificato non meno di 11mila pagine &#8220;contraffatte&#8221; di ZDNet Asia reperibili attraverso il search di Mountain View, e quasi 30mila appartenenti a TorrentReactor. Molte di queste sono state talmente ben mascherate da finire tra i primi 20 risultati quando si effettua una interrogazione che riguardi i due domini.<span id="more-874"></span></p>
<p>La vicenda nasce dalla pratica, adottata sia da ZDNet Asia che da TorrenReactor, di tenere traccia (caching) delle ricerche che gli utenti effettuano sul sito: una comune prassi SEO (Search Engine Optimization), soprattutto sui domini di grosse dimensioni, che consente di indicizzare queste informazioni sui principali motori di ricerca e metterle a disposizione di chi fosse interessato a determinati argomenti. Ãˆ proprio sfruttando questa pratica che un gruppo di pirati russi avrebbe cominciato a dare in pasto a Google indirizzi aggiuntivi riferiti ai due domini, contenenti stringhe di codice in grado di lanciare un <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/IFrame">iFrame</a> sovrapposto alla visualizzazione della pagina legittima.</p>
<p>Nascosti all&#8217;interno dell&#8217;iFrame ci sono script potenzialmente pericolosi, che vengono fatti girare sul computer del navigatore a sua insaputa e che lo espongono ai consueti pericoli: malware e spam. Il tutto, dice Danchev, senza che i vari programmi antispyware e antivirus si accorgano di quanto sta succedendo: dal punto di vista di chi naviga e del software il codice risiede tutto su un dominio legittimo.</p>
<p>Ma la faccenda, secondo Danchev, Ã¨ ancora piÃ¹ raffinata di quanto non sembri a prima vista: se il server russo su cui risiede il codice maligno rileva che l&#8217;IP del computer che fa richiesta delle informazioni appartiene ad un nota organizzazione che si occupa di sicurezza, tenta di restituire una pagina vuota per evitare di essere individuato (errore 404). Una chicca in piÃ¹ per tentare di massimizzare l&#8217;effetto delle proprie trovate e minimizzare il rischio che venga elaborata in breve una contromisura.</p>
<p>Ricapitolando, un gruppo di malintenzionati ha deciso di sfruttare una comune tecnica SEO per rivoltarla contro i suoi stessi ideatori. La vicenda pone un problema piuttosto serio: nonostante l&#8217;impegno di Google per minimizzare i rischi per chi cerca informazioni attraverso il suo motore, sempre nuovi stratagemmi vengono studiati per scavalcare le protezioni poste a guardia dei netizen. E, come in questo caso, sfruttando la credibilitÃ  e l&#8217;autorevolezza altrui per veicolare materiale pericoloso residente altrove.</p>
<p>Fonte: www.punto-informatico.it</p>
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		<title>ADSL centralizzato, come ridurre le spesi in condominio</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 07:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eâ€™ giÃ  diffuso in alcuni piccoli contesti del Milanese con massimo 5-6 unitÃ , ma la speranza Ã¨ che presto venga diffuso ad altre zone. Stiamo parlando di una ADSL â€œcondominialeâ€?, una connessione centralizzata allâ€™interno del palazzo che viene poi condivisa attraverso un impianto (tipicamente router wireless con extender oppure in pochi casi impiantistica vera e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://webprato.siadsl.it"><img src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2007/07/siadsl.gif" title="ADSL centralizzato, come ridurre le spesi in condominio" alt="ADSL centralizzato, come ridurre le spesi in condominio" align="left" border="1" /></a>Eâ€™ giÃ  diffuso in alcuni piccoli contesti del Milanese con massimo 5-6 unitÃ , ma la speranza Ã¨ che presto venga diffuso ad altre zone. Stiamo parlando di una ADSL â€œcondominialeâ€?, una connessione centralizzata allâ€™interno del palazzo che viene poi condivisa attraverso un impianto (tipicamente router wireless con extender oppure in pochi casi impiantistica vera e propria di LAN) ai singoli appartamenti. Ovviamente come tutte le soluzioni anche questa ha i suoi pro ed i suoi contro che dipendono in larga parte dal contesto in cui viene inserita. Cerchiamo di analizzare assieme la convenienza o meno di un simile progetto considerando anche che questa soluzione risulta particolarmente efficace in zone raggiunte dalla fibra ottica (in grado di raggiungere una connettivitÃ  anche di 100 Mbps).</p>
<p>Il vantaggio principale Ã¨ sicuramente identificato nellâ€™abbattimento dei costi. Eâ€™ infatti possibile avere una sola linea esterna ad alta velocitÃ  (dipendente ovviamente dalla quantitÃ  di utenti presenti) eventualmente anche VoIP permettendo cosÃ¬ di risparmiare su canoni, tasse e servizi aggiuntivi. Dâ€™altro canto per la legge dâ€™azione e reazione la convenienza si basa sullâ€™adesione al servizio da parte di tutti gli utenti del condominio; in caso contrario si rischia di superare i costi individuali ed avere un servizio di eccellenza magari non sfruttato. Un altro vantaggio Ã¨ la possibilitÃ  di mantenere alti volumi di traffico nei momenti di minor carico; per fare ciÃ² Ã¨ necessario utilizzare sul router un apparecchio di controllo della bandwith in base alla saturazione di rete, al numero di persone connesse etc (Ã¨ importante mantenere sempre un livello di bandwith accettabile da parte dellâ€™utente quindi il taglio di banda richiesto al provider dipenderÃ  in larga parte dal numero di unitÃ  presenti sulla rete).<span id="more-839"></span></p>
<p>Un altro vantaggio Ã¨ lâ€™abbattimento dei costi di manutenzione. Un condominio o comunque un contesto multiutenza vedrÃ  dividere le spese di manutenzione dellâ€™impiantistica (deterioramento di cavi, antenne ed altre componenti) anche se contemporaneamente i costi di impianto iniziali saranno piÃ¹ alti che per la persona singola (seppur divisi).</p>
<p>Tirando le somme lâ€™ADSL gestito a livello centralizzato puÃ² essere una buona soluzione per contesti omogenei (richiesta diffusa se non unanime di una connessione alta velocitÃ ) e tendenzialmente di nuova costruzione (per poter facilitare lâ€™impiantistica) anche se non viene esclusa la possibilitÃ  di utilizzarli in strutture datate; vedremo come si evolverÃ  la situazione precisando che la diffusione o meno di questa pratica dipenderÃ  unicamente dalla volontÃ  della gente.</p>
<p>Fonte: www.oneadsl.it</p>
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		<title>OpenDNS: i filtri li fai tu</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 07:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono filtri e filtri. E non sempre sono imposti dall&#8217;alto, non sempre sono &#8220;censura&#8221;. Per venire incontro ad amministratori di sistema e surfer che sentono il bisogno di limitare l&#8217;accesso sulla propria rete o sui propri computer a certe tipologie di domini, OpenDNS lancia un sistema di website filtering che parte dal basso: a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2007/09/stop_button.jpg" alt="OpenDNS: i filtri li fai tu" title="OpenDNS: i filtri li fai tu" align="left" border="1" />Ci sono filtri e filtri. E non sempre sono imposti dall&#8217;alto, non sempre sono &#8220;censura&#8221;. Per venire incontro ad amministratori di sistema e surfer che sentono il bisogno di limitare l&#8217;accesso sulla propria rete o sui propri computer a certe tipologie di domini, OpenDNS lancia un sistema di website filtering che parte dal basso: a decidere cosa va contrassegnato come sconveniente lo decidono i navigatori.</p>
<p>Il meccanismo di funzionamento Ã¨ semplice. Quando si trova un sito per adulti, oppure uno di scommesse, o magari uno spazio che parla di P2P, ci si puÃ² recare su una pagina dedicata ed inserirvi la URL, contrassegnandola con una categoria. Di tag utilizzabili ce ne sono decine, e descrivono in termini generici i contenuti del dominio: gioco, razzismo, news, social network, video sharing etc. Per inserire un indirizzo non compreso nell&#8217;elenco occorre registrarsi alla piattaforma.</p>
<p>Non che basti puntare il dito contro qualcuno per spedirlo direttamente all&#8217;inferno: per stabilire se l&#8217;attribuzione di una categoria Ã¨ corretta, OpenDNS chiede l&#8217;aiuto dei suoi utenti. Chiunque, anche se non iscritto, puÃ² confermare o smentire il tipo di contenuto indicato per un certo sito: i server registrano i voti, li contano e vi attribuiscono un peso. Quando si raggiunge una soglia prefissata, soltanto allora, scatta l&#8217;inserimento ufficiale nella categoria suggerita dalla maggioranza dei votanti.<span id="more-830"></span></p>
<p>Per usufruire del servizio di filtraggio, opzionale ma gratuito, gli admin interessati devono impostare gli ormai celebri numerini di OpenDNS nella casella apposita dei propri router, e registrare l&#8217;IP pubblico della propria rete nel pannello presente sul sito. In pochi colpi di clic si alzeranno barriere personalizzate, e gli utenti che proveranno ad accedere al sito proibito riceveranno un avviso che spiega il motivo del blocco del sito, con tanto di possibilitÃ  di fare domande all&#8217;admin sui motivi della barriera o segnalare il dominio per una revisione della sua classificazione.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.punto-informatico.it/">www.punto-informatico.it</a></p>
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		<title>Google lancia la Team Edition, programmi da ufficio senza limitazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 06:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Microsoft e i datori di lavoro che vogliono monitorare tutte le applicazioni che i loro dipendenti usano. Da oggi Ã¨ infatti disponibile gratuitamente la Google Apps Team Edition, la versione del pacchetto di programmi per l&#8217;ufficio sviluppato da Mountain View. La Team Edition permette di condividere tra tutti i terminali collegati fogli di calcolo, presentazioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2007/01/logo-google.miniatura.gif" title="Google lancia la Team Edition, programmi da ufficio senza limitazioni" alt="Google lancia la Team Edition, programmi da ufficio senza limitazioni" align="left" border="1" />Microsoft e i datori di lavoro che vogliono monitorare tutte le applicazioni che i loro dipendenti usano. Da oggi Ã¨ infatti disponibile gratuitamente la Google Apps Team Edition, la versione del pacchetto di programmi per l&#8217;ufficio sviluppato da Mountain View.</p>
<p>La Team Edition permette di condividere tra tutti i terminali collegati fogli di calcolo, presentazioni, chat, calendari, agende e altri documenti utili a fare marciare gli affari. La posta elettronica non Ã¨ invece compresa, perchÃ© richiederebbe all&#8217;azienda di reimpostare il flusso di e-mail. Ed Ã¨ proprio la posta elettronica la chiave di volta di questa rivoluzione. Se prima era necessario registrarsi a Google per usare queste applicazioni, ora si potranno sfruttare con qualunque tipo di account.</p>
<p>GiÃ  500mila piccole aziende negli Stati Uniti usano le applicazioni di Google, ma fino ad adesso per renderle davvero funzionali era necessario ottenere il permesso dell&#8217;azienda, che doveva rivedere alcune impostazioni legate al funzionamento della rete interna e registrare il proprio dominio presso Google.</p>
<p>Ora con Team Edition, tutti quanti potranno creare dei gruppi di lavoro con qualunque tipo di e-mail. Una volta che si accede alla Team Edition, gli impiegati possono vedere chi altro Ã¨ in linea della propria azienda e usa lo stesso dominio di posta elettronica. &#8220;In questo modo &#8211; spiega Rajen Sheth, a capo del progetto Team Edition &#8211; gruppi di lavoro potranno crearsi in modo piÃ¹ veloce e spontaneo&#8221;.<span id="more-799"></span></p>
<p>La nuova applicazione sviluppata da Google Ã¨ un ulteriore passo avanti nella sfida a tutto campo con Microsoft. L&#8217;approccio basato sul web potrebbe essere un fattore decisivo per capire chi tra I due colossi si aggiudicherÃ  il mercato delle applicazioni per ufficio. Se Microsoft con l&#8217;ultima edizione di Office permette giÃ  una sorta di collaborazione interna, Google ha sviluppato questo concetto all&#8217;estremo, e pur essendo il sistema meno sofisticato, lo ha reso completamente gratuito per l&#8217;utente finale.</p>
<p>Fonte: www.lanazione.it</p>
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		<title>Chiude il portale turistico Italia.it</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 21:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Doveva essere la vetrina del Belpaese nel mondo, una porta d&#8217;accesso web immediata e ricca, una carta da visita d&#8217;eccezione per promuovere il patrimonio turistico e &#8220;riportare l&#8217;Italia al posto che le spetta&#8221;. Ma Italia.it ha chiuso i battenti dopo numerose polemiche ed una vita breve e travagliata. Per il portale &#8211; presentato dal ministro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2008/01/logo_italia-150x150.jpg" alt="Chiude il portale turistico Italia.it" title="Chiude il portale turistico Italia.it" align="left" border="1" />Doveva essere la vetrina del Belpaese nel mondo, una porta d&#8217;accesso web immediata e ricca, una carta da visita d&#8217;eccezione per promuovere il patrimonio turistico e &#8220;riportare l&#8217;Italia al posto che le spetta&#8221;. Ma Italia.it ha chiuso i battenti dopo numerose polemiche ed una vita breve e travagliata. Per il portale &#8211; presentato dal ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli alla BIT 2007 &#8211; la fine piÃ¹ volte annunciata Ã¨ arrivata, come conferma il capo dipartimento per l&#8217;Innovazione Tecnologica, Ciro Esposito.</p>
<p>Termina cosÃ¬, dopo innumerevoli peripezie, critiche a 360 gradi e accuse di sprechi contro il &#8220;mostro&#8221; per cui sono stati stanziati 45 milioni di euro, un&#8217;avventura che fin dall&#8217;inizio ha diviso piÃ¹ che unire. Da oggi cliccando www.italia.it, l&#8217;indirizzo piÃ¹ logico e immediato che chiunque, in qualsiasi parte del mondo, possa digitare intuitivamente per cercare informazioni sul nostro Paese, si riceve un messaggio di errore. Il dominio nazionale per eccellenza non Ã¨ piÃ¹ operativo: gira a vuoto e lascia un vuoto imbarazzante.</p>
<p>&#8220;A ottobre il ministro per i Beni Culturali con delega al Turismo Francesco Rutelli &#8211; ha spiegato Esposito &#8211; disse che il portale non era piÃ¹ funzionale. Noi di conseguenza abbiamo deciso di procedere ad un momento di ripensamento. Il contratto che era stato siglato con una societÃ  di cui l&#8217;Ibm era la capofila, era valido fino al 31 dicembre. Dal 1 gennaio abbiamo attivato le procedure di chiusura&#8221;. E ora che succederÃ  della vetrina turistica promossa con tanto entusiasmo?<span id="more-756"></span></p>
<p>&#8220;Ora si dovrÃ  decidere come procedere&#8221;, ha spiegato Esposito. Dei 45 milioni di euro stanziati per il funzionamento del portale, ne sono stati spesi, in due anni e mezzo, circa 7 per la costruzione e la gestione. L&#8217;ultima parola, forse, non Ã¨ ancora detta e il portale potrebbe rinascere: &#8220;Ci sono dunque tutte le risorse per riprendere il lavoro &#8211; ha proseguito Esposito &#8211; bisognerÃ  decidere con quali attori, se indire un nuovo bando di gara o no e individuare il nuovo gestore&#8221;.</p>
<p>Il portale, frutto della collaborazione tra governo, ministro Nicolais e le Regioni italiane ha da subito raccolto critiche: impostazione vecchia, troppi clic per arrivare alle pagine interne, perfino contenuti errati. Condanna quasi unanime anche per i costi eccessivi ed i tempi di realizzazione del sito, voluto inizialmente dall&#8217;ex ministro per l&#8217;Innovazione e la Tecnologia Stanca ed &#8220;ereditato&#8221; dal ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli.</p>
<p>GiÃ  piÃ¹ volte il vicepremier aveva detto nei mesi scorsi che il progetto aveva dimostrato di non funzionare, ammettendo durante un&#8217;audizione in commissione Industria al Senato che le responsabilitÃ  erano sia dello Stato che delle Regioni. Oggi il suo ufficio precisa: &#8220;Il progetto del portale fu varato dal precedente governo, voluto e validato dall&#8217;allora Ministro per l&#8217;Innovazione Lucio Stanca. Se si cercano responsabilitÃ  per l&#8217;inefficacia della soluzione tecnologica e l&#8217;incongruitÃ  dei finanziamenti ci si rivolga, dunque, al governo della passata legislatura&#8221;.</p>
<p>Alle Iene che lo hanno &#8220;intercettato&#8221; alla Minerva, dove si svolge il convegno su Giorgio Strehler, il ministro ha aggiunto: &#8220;Abbiamo provato a farlo funzionare, le abbiamo tentate tutte, ma era un progetto non salvabile. A quel punto ho mandato tutto l&#8217;incartamento alla Corte dei Conti&#8221;.</p>
<p>Dopo la notizia della chiusura del portale, il Codacons ha annunciato la presentazione di un esposto alla Corte dei Conti. &#8220;Va aperta un&#8217;indagine per accertare come sono stati spesi nel dettaglio questi 7 milioni e quali vantaggi concreti il portale abbia portato al turismo italiano, verificando eventuali sprechi di denaro pubblico&#8221;. E Confturismo sottolinea che &#8220;i tempi della politica non sono quelli delle imprese&#8221;, augurandosi che si trovi al piÃ¹ presto una soluzione perchÃ© &#8220;l&#8217;Italia non puÃ² proprio permettersi il lusso di non avere un portale turistico di efficacia mondiale&#8221;: lo afferma in un comunicato il presidente BernabÃ² Bocca.</p>
<p>Fonte: www.repubblica.it</p>
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		<title>Internet: registrazione in 11 nuovi alfabeti</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2007 09:00:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A partire da lunedÃ¬ si potrÃ  registrare un sito anche con un alfabeto diverso da quello romano. L&#8217;organismo americano incaricato d&#8217;attribuire e regolamentare i nomi di dominio sul web ha infatti deciso di sperimentare, a partire da lunedÃ¬ 15, anche altri 11 nuovi alfabeti: l&#8217;arabo, il farsi, il russo, l&#8217;hindi, il greco, il coreano, ebreo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2007/10/web-150x150.jpg" title="Internet: registrazione in 11 nuovi alfabeti" alt="Internet: registrazione in 11 nuovi alfabeti" align="left" border="1" />A partire da lunedÃ¬ si potrÃ  registrare un sito anche con un alfabeto diverso da quello romano. L&#8217;organismo americano incaricato d&#8217;attribuire e regolamentare i nomi di dominio sul web ha infatti deciso di sperimentare, a partire da lunedÃ¬ 15, anche altri 11 nuovi alfabeti: l&#8217;arabo, il farsi, il russo, l&#8217;hindi, il greco, il coreano, ebreo, il giapponese, il tamil, e il cinese tradizionale e semplificato. Â«Si tratta di una delle piÃ¹ importanti novitÃ  da quando Ã¨ stato creato internetÂ», ha commentato Paul Twomey, presidente dell&#8217;ICANN (International corporation for Assigned names and Numbers).</p>
<p>Fonte: www.lanazione.it</p>
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		<title>Google Phone non sarÃ  un telefono</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Oct 2007 08:00:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fermi tutti, mesi di indiscrezioni, illazioni e anticipazioni potrebbero avere sviato chi sperava di poter presto prendere in mano il primo telefonino made in Google. In rete sono giÃ  circolate alcune immagini, e da tempo si parla dell&#8217;imminente arrivo sul mercato del Google phone, da alcuni giÃ  denominato GPhone. Sembra invece che il progetto segreto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2007/06/logo-google-150x150.gif" title="Google Gears, dati sempre con noi" alt="Google Gears, dati sempre con noi" align="left" border="1" />Fermi tutti, mesi di indiscrezioni, illazioni e anticipazioni potrebbero avere sviato chi sperava di poter presto prendere in mano il primo telefonino made in Google. In rete sono giÃ  circolate alcune immagini, e da tempo si parla dell&#8217;imminente arrivo sul mercato del Google phone, da alcuni giÃ  denominato GPhone.</p>
<p>Sembra invece che il progetto segreto a cui stanno lavorando gli ingegneri di Google, concentrati sulla telefonia mobile, non replicherÃ  il passo della Apple, che con l&#8217;iPhone Ã¨ entrata nella telefonia. La filosofia sarÃ  diversa: Google sta lavorando a una piattaforma per estendere il suo dominio sulla pubblicitÃ  online anche ai telefonini. Un mercato piccolo, per ora, ma con dei margini di crescita notevoli. &#8220;Il cuore dell&#8217;offerta di Google sarÃ  un sistema operativo per telefoni cellulari basato sul sistema operativo open source Linux&#8221;, spiega il New York Times nel dare la notizia, corroborata da opinioni di analisti e addetti ai lavori. Dunque si tratterÃ  di una novitÃ  software piuttosto che hardware, e secondo gli analisti il colosso di Mountain View non realizzerÃ  il telefono in casa propria, ma lavorerÃ  a fianco dei produttori. I primi device potrebbero giÃ  arrivare sul mercato il prossimo anno. La notizia cambia radicalmente lo scenario.</p>
<p>Intanto conferma quanto detto dal Ceo di Google Eric E. Schmidt, e cioÃ¨ che il mercato della telefonia mobile rappresenta la piÃ¹ grossa opportunitÃ  di crescita per l&#8217;azienda. Secondo, conferma il trend di internet in mobilitÃ  con relativo sbarco sui telefonini della pubblicitÃ  e nuovi modelli di business. Secondo il quotidiano americano il costo dei telefonini che supporteranno il software di Google potrebbe essere almeno parzialmente pagato dalla pubblicitÃ  che si troveranno sullo schermo. Infine, cambia lo scenario competitivo: Google non sarÃ  concorrente di Nokia, Samsung, Sony Ericsson o Apple, ma dei sistemi operativi mobili, come Windows Mobile di Microsoft. Non solo, l&#8217;arrivo della pubblicitÃ  con cifre considerevoli sul cellulare lascia spazio a diversi scenari e modelli di business che coinvolgono in primo piano gli operatori.<span id="more-663"></span></p>
<p>Fonte: www.ilsole24ore.it</p>
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		<title>La &quot;guerra fredda&quot; dei domini Web</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Sep 2007 10:00:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Unione sovietica Ã¨ viva e scalcia sul web. Tra nostalgia e nuovi Stati, cambia anche la geografia dei domini internet. Lo sa bene l&#8217;Icann, che da tempo tenta di riorganizzare la rete adeguandola ai cambiamenti dell&#8217;atlante geo-politico. Finendo talvolta per scontrarsi con le resistenze di nostalgici agguerriti, che di dire addio alle ultime reliquie del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2007/09/flag_cccp-150x90.png" alt="La â€œguerra freddaâ€? dei domini Web" title="La â€œguerra freddaâ€? dei domini Web" />L&#8217;Unione sovietica Ã¨ viva e scalcia sul web. Tra nostalgia e nuovi Stati, cambia anche la geografia dei domini internet. Lo sa bene l&#8217;Icann, che da tempo tenta di riorganizzare la rete adeguandola ai cambiamenti dell&#8217;atlante geo-politico. Finendo talvolta per scontrarsi con le resistenze di nostalgici agguerriti, che di dire addio alle ultime reliquie del tempo che fu non hanno proprio voglia.</p>
<p>L&#8217;ultimo episodio di questo genere oppone l&#8217;organismo che sovraintende al World Wide Web a circa diecimila internauti russi. Oggetto della contesa il dominio .su, assegnato prima della dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica e ancora usato da migliaia di utenti della rete. Un codice ormai superato dalla storia, ma incredibilmente popolare in Russia, se Ã¨ vero che solo in quest&#8217;ultimo anno sono 1500 gli internauti ad avere registrato siti internet con questo dominio. Un successo traversale che riguarda uomini d&#8217;affari, gruppi politici ma anche semplici appassionati d&#8217;informatica, tant&#8217;Ã¨ che Ã¨ sorta una vera e propria lobby, per difendere il dominio della vecchia Unione Sovietica.</p>
<p>L&#8217;Icann perÃ² non ne vuol sapere. Da tempo l&#8217;organizzazione che sovraintende all&#8217;assegnazione di nomi e numeri del web, ha intrapreso una vera e propria battaglia per ripulire la rete dai domini obsoleti. I codici di ogni paese, infatti, sono regolati da un accordo internazionale chiamato ISO 3166-1, in base al quale a ogni nazione spetta una cifra di due lettere. Il dominio .su fu assegnato all&#8217;Unione Sovietica il 19 settembre 1990, quando la rivoluzione informatica era agli albori. Quindici mesi dopo l&#8217;Unione Sovietica non esisteva piÃ¹. Un evento epocale per i destini del pianeta, ma destinato a incidere anche sulla geografia della rete. Tant&#8217;Ã¨ che l&#8217;Icann ha sostituito il dominio .su con .ru.<span id="more-623"></span></p>
<p>E non Ã¨ l&#8217;unico caso fa sapere l&#8217;organizzazione. Stessa sorte dovrebbe toccare al dominio .cs, dopo la dissoluzione della ex Cecoslovacchia nel 1993. E allo</p>
<p>Zaire, che da quando, nel 1997, ha cambiato il suo nome in Repubblica Democratica del Congo, ha reso obsoleto il suffisso .zr. Dal canto loro i nostagici dell&#8217;Urss, intendono provare a salvare il vecchio dominio.</p>
<p>Secondo Alezei Platonov, direttore dell&#8217;Istituto indipendente russo delle Reti pubbliche: &#8220;Per prima cosa c&#8217;Ã¨ una comunitÃ  e poi la storia del dominio Ã¨ un valore aggiunto&#8221;. Inoltre i lobbisti,che sono indipendenti dal governo, citano un altro caso di suffisso non inserito nella lista Iso e ancora in uso: Ã¨ il codice uk, usato per il Regno Unito al posto di .gb. Entrambi i contendenti comunque tendono ad abbassare i toni. Le trattative sono in corso, e almeno per il momento, non si paventa una guerra fredda online.</p>
<p>fonte: www.repubblica.it</p>
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		<title>Firefox, 400 milioni di download</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Sep 2007 10:30:36 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-607" href="http://www.match.it/firefox-400-milioni-di-download/firefox-400-milioni-di-download/" title="Firefox, 400 milioni di download"><img border="1" align="left" src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2007/09/firefox-150x150.png" alt="Firefox, 400 milioni di download" title="Firefox, 400 milioni di download" /></a>Firefox festeggia. Il browser open source della Mozilla Foundation Ã¨ stato scaricato 400 milioni di volte ed Ã¨ al momento utilizzato dal 14,54% degli utenti di internet (nel 2005 non raggiungeva neanche il 9%). Un risultato straordinario per il giovane browser &#8211; nato nel 2004 &#8211; che continua a guadagnare consensi e a minacciare il dominio di Internet explorer che da parte sua detiene il 78,67% del mercato. In questi giorni Firefox Ã¨ scaricato in media 500 mila volte al giorno.Â </p>
<p><strong>Forte il radicamento in Europa. </strong>Secondo il dati diffusi da <em>XiTi Monitor, </em>Firefox avrebbe in pugno il 28% del mercato europeo. L&#8217;anno scorso si era fermato al 21%. Quindi, in appena un anno, nel vecchio continente, ha sottratto sei punti percentuali al browser Microsoft. L&#8217;Italia Ã¨ in media con i dati mondiali, il dato si attesta infatti intorno al 14%. Ma gli utenti italiani che scelgono Firefox sono in costante aumento.Â </p>
<p><strong>Nel 2005 i download erano 100 milioni. </strong>Appena due anni fa i supporter di Firefox avevano annunciato i 100 milioni di download e oggi si ritrovano a celebrare un risultato che supera anche le piÃ¹ rosee aspettative. &#8220;Nemmeno le piÃ¹ potenti aziende al mondo possono impedire alla gente di avere un&#8217;esperienza di navigazione migliore, piÃ¹ sicura e piÃ¹ veloce&#8221;, si legge su <em>spreadfirefox.com </em>. Addirittura, secondo le statistiche diffuse da alcune societÃ , in paesi come Slovenia e Finlandia il browser di Mozilla Foundation starebbe per raggiungere il 50% della diffusione tra gli utenti. Dati che fanno riflettere dato che la prima versione del browser, Firefox 1.0, Ã¨ stata rilasciata appena nel 2004, dopo un paio d&#8217;anni di test.Â <span id="more-606"></span></p>
<p><strong>Dubbi sulla sicurezza. </strong>Non tutti sono perÃ² convinti della qualitÃ  di navigazione offerta dal browser della &#8220;volpe di fuoco&#8221;. Due ricercatori, Billy Rios e Nate McFeeters, sono convinti del fatto che le vulnerabilitÃ  che affliggevano la vecchia versione di Firefox siano ancora oggi presenti nel browser e che siano allo stesso modo pericolose per gli utenti. Un problema che consentirebbe a un malintenzionato di rubare dei dati senza che l&#8217;utente sappia nulla. Rios e McFeeters non hanno voluto rilasciare maggiori informazioni a riguardo in quanto hanno creduto fosse piÃ¹ corretto avvertire il team di sicurezza di Mozilla ed eventualmente aiutarli a risolvere i problemi.Â </p>
<p><strong>Il futuro </strong>. Gli autori di Firefox restano ottimismi e ripongono molte speranze nella prossima versione 3 del programma, nome in codice &#8220;Gran Paradiso&#8221;, le cui prime beta dovrebbero essere rilasciate entro la fine dell&#8217;anno. Al di lÃ  di qualche incidente di percorso, i popolo dell&#8217; <em>open source </em>crede quindi fortemente nel suo browser e si dichiara entusiasta delle possibilitÃ  di navigazione offerte e del successo che riscuote. Un risultato ancora piÃ¹ apprezzabile alla luce del fatto che fino a pochi anni fa si riteneva impensabile che avrebbe rappresentato una valida alternativa al browser di Microsoft.</p>
<p>Fonte: www.repubblica.it</p>
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		<title>Verso la cancellazione 10 mila domini .eu</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Sep 2007 16:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Zheng Qingyin era la felice proprietaria di ben 10.000 domini .eu . Il tempo passato Ã¨ ormai d&#8217;obbligo in quanto la storia Ã¨ venuta a galla e si cerca solo piÃ¹ un appiglio valido per fare in modo che il caso possa sgonfiarsi e migliaia di domini indebitamente occupati possano tornare sul mercato. Non si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img border="1" align="left" src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2007/09/eurid-150x150.jpg" alt="Verso la cancellazione 10 mila domini .eu" title="Verso la cancellazione 10 mila domini .eu" />Zheng Qingyin era la felice proprietaria di ben 10.000 domini .eu . Il tempo passato Ã¨ ormai d&#8217;obbligo in quanto la storia Ã¨ venuta a galla e si cerca solo piÃ¹ un appiglio valido per fare in modo che il caso possa sgonfiarsi e migliaia di domini indebitamente occupati possano tornare sul mercato. Non si tratta del primo caso del genere nel contesto del Top Level Domain europeo (da ricordare i <a target="_blank" href="http://webnews.html.it/news/leggi/4493/eurid-74000-domini-eu-sospesi/">74.000 </a>domini sospesi nel luglio 2006), ma al tempo stesso trattasi di un caso particolarmente raro con l&#8217;EURid che preferisce defilarsi ed intervenire solo nel caso ci si appelli all&#8217;autoritÃ  preposta.</p>
<p>Il caso Ã¨ stato <a target="_blank" href="http://www.out-law.com//default.aspx?page=8457">segnalato </a>da Out-law.com, ma la sensazione che traspare Ã¨ quella di una iniziativa presa &#8220;a braccio&#8221; senza una reale guida giurisprudenziale a pilotare il percorso di annullamento dei domini registrati. Il canovaccio da cui prende vita il tutto Ã¨ quello secondo cui nessuna persona ha autenticamente necessitÃ  di possedere 10 mila domini intestati a proprio nome. Il caso, insomma, manifesta tutti i requisiti per essere considerato un esempio pleonastico di cybersquatting. Manca, perÃ², la &#8220;pistola fumante&#8221; che dimostri l&#8217;attivitÃ  illecita di compravendita dei domini a fini speculativi.<span id="more-601"></span></p>
<p>Secondo Herman Sobrie, responsabile legale per l&#8217;EURid, non c&#8217;Ã¨ nulla di formalmente illegale nella compravendita di domini di Zheng Qingyin, ma al tempo stesso la cosa Ã¨ senza dubbio dannosa. Gli appigli a cui cercherÃ  di appellarsi l&#8217;EURid sono di duplice ordine. Da una parte il gruppo (di importante partecipazione italiana) tenterÃ  di dimostrare le finalitÃ  negative dell&#8217;attivitÃ  della cittadina orientale; dall&#8217;altra si tenterÃ  di dimostrare come la stessa non avesse il titolo di registrare tutti quei domini in quanto non residente nell&#8217;Unione Europea. Per quest&#8217;ultimo capo d&#8217;accusa sembra giÃ  pronta una controreplica, con Zheng Qingyin pronta a dimostrare di avere residenza a Londra.</p>
<p>Entro un mese circa si saprÃ  del destino immediato dei domini. Entro un anno il caso dovrebbe concludersi e si saprÃ  del destino della Qingyin, della sua attivitÃ  operativa e di una casistica destinata a creare (in un modo o nell&#8217;altro) un importante precedente. Nel frattempo il contatore supera quota 2.5 milioni di domini .eu registrati .</p>
<p>Fonte: <a target="_blank" href="http://www.html.it">www.html.it</a></p>
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		<title>Sul web cresce uso mail certificata</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jul 2007 16:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono 24 milioni le &#8216;raccomandate elettroniche&#8217; certificate inviate dagli italiani: in soli 60 giorni sono aumentati del 65,01%. I domini sono saliti del 42,52%. Gli utenti maggiori: Pubblica amministrazione (32%), aziende bancarie, finanziarie e assicurative (20%), imprese industriali (18%), Camere di Commercio (12%), associazioni sindacali e imprenditoriali (4%), comparti del welfare e della sanita&#8217; (entrambi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2007/07/certificate-150x150.jpg" title="Sul web cresce uso mail certificata" alt="Sul web cresce uso mail certificata" align="left" border="1" />Sono 24 milioni le &#8216;raccomandate  elettroniche&#8217; certificate inviate dagli italiani: in soli 60  giorni sono aumentati del 65,01%. I domini sono saliti del  42,52%. Gli utenti maggiori: Pubblica amministrazione (32%),  aziende bancarie, finanziarie e assicurative (20%), imprese  industriali (18%), Camere di Commercio (12%), associazioni  sindacali e imprenditoriali (4%), comparti del welfare e  della sanita&#8217; (entrambi il 2%). Il restante 9% tra vari  settori.<span id="more-527"></span></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ansa.it" target="_blank">www.ansa.it</a></p>
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		<title>Il computer che bluffa a poker</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2007 15:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si chiama Polaris e ha tutte le caratteristiche del perfetto giocatore di poker. Possiede un indiscutibile talento matematico, una memoria fenomenale e un volto inespressivo come un pezzo di plastica. PerchÃ©, in effetti, Ã¨ un pezzo di plastica: un computer, per l&#8217;esattezza. Il primo in grado di bluffare. E che sfiderÃ  Phil Laak e Ali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2007/07/poker.jpg" title="Ecco il computer che bluffa"><img src="http://www.match.org.es/wp-content/uploads/2007/07/poker-150x150.jpg" title="Ecco il computer che bluffa" alt="Ecco il computer che bluffa" align="left" border="1" /></a>Si chiama Polaris e ha tutte le caratteristiche del perfetto giocatore di poker. Possiede un indiscutibile talento matematico, una memoria fenomenale e un volto inespressivo come un pezzo di plastica. PerchÃ©, in effetti, Ã¨ un pezzo di plastica: un computer, per l&#8217;esattezza. Il primo in grado di bluffare. E che sfiderÃ  Phil Laak e Ali Eslami, campioni canadesi di poker. La partita, che comincia questa notte, durerÃ  due giorni.</p>
<p>Progettato dagli esperti di intelligenza artificiale dell&#8217;UniversitÃ  di Alberta del Canada, Polaris Ã¨ stato creato con lo scopo di emulare la capacitÃ  di bluffare al gioco, propria degli umani. &#8220;Il programma &#8211; spiega il Dr. Schaeffer, che ne ha supervisionato lo sviluppo &#8211; sa che deve bluffare. Durante la partita, cercherÃ  di giocare in modo tale da confondere le idee degli avversari sulle carte che possiede&#8221;.<span id="more-510"></span></p>
<p>Lo sviluppo di una caratteristica simile non Ã¨ stato privo di difficoltÃ . Al contrario di quanto succede per altri tipi di giochi, infatti, progettare un&#8217;intelligenza artificiale in grado di giocare a poker Ã¨ molto difficile. E questo a causa del numero elevato di decisioni da prendere ad ogni mano e la mancanza di informazioni che si possiedono sulle carte degli avversari.</p>
<p>Per questo, fino ad ora, il poker ha resistito al dominio dei computer. Tanto da spingere qualcuno a postulare l&#8217;esistenza di uno <em>Human Touch, </em>impossibile da replicare, senza il quale non Ã¨ possibile giocare &#8220;correttamente&#8221;. La prova che, in fin dei conti, l&#8217;intelligenza dell&#8217;uomo Ã¨ ancora in grado di battere i super computer.</p>
<p>Stasera, perÃ², questa certezza potrebbe anche crollare. In palio, infatti, non ci sono solo i 50mila dollari di montepremi. C&#8217;Ã¨ anche la possibilitÃ  che Polaris, con la sua innovativa capacitÃ  di bluffare, infranga il tabÃ¹ della superioritÃ  umana nel poker.</p>
<p>Gli sfidanti, perÃ², si dicono tranquilli. &#8220;Non siamo nervosi. Tutti si aspettano la nostra vittoria&#8221;, scherza, o forse bluffa, Laak. &#8220;Non sarÃ² capace di leggere l&#8217;espressione sul suo volto &#8211; aggiunge &#8211; ma neanche lui potrÃ . Ma non lo sottovaluto: so che Ã¨ un giocatore fortissimo.&#8221;</p>
<p>GiÃ . PerchÃ© Polaris, oltre al bluff, ha altre carte nella manica. &#8220;E&#8217; in grado di memorizzare tutte le giocate fatte, e di individuire dei modelli di comportamento negli avversari&#8221;, spiega con orgoglio il professor Schaeffer. Ma, ammette, &#8220;credo che sia difficile che vinca la partita. Se dovesse perdere, perÃ², non ci dispereremo. Si tratta solo di mettere a punto la sua capacitÃ  di mentire: si sa che nel poker, chi bluffa troppo o troppo poco Ã¨ un cattivo giocatore. Dobbiamo solo trovare il giusto equilibrio&#8221;. Questione di tempo.</p>
<p><em>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it" target="_blank">www.repubblica.it</a></em></p>
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		<title>Halo 3, debutto con qualche problema</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2007 21:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poche ore dopo l&#8217;attesissimo debutto della versione beta di Halo 3 il popolo dei videogiocatori ha due certezze: sarÃ  (l&#8217;annunciato) successo e gli sviluppatori hanno ancora da lavorare. Infatti le migliaia di persone che hanno acquistato &#8220;Crackdown&#8221;, all&#8217;unico scopo di tuffarsi, con loro Xbox 360 nel Live, hanno avuto una brutta sorpresa: il collegamento era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image412" title="Halo 3, debutto con qualche problema" alt="Halo 3, debutto con qualche problema" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2007/05/halo3.miniatura.jpg" align="left" />Poche ore dopo l&#8217;attesissimo debutto della versione beta di Halo 3 il popolo dei videogiocatori ha due certezze: sarÃ  (l&#8217;annunciato) successo e gli sviluppatori hanno ancora da lavorare. Infatti le migliaia di persone che hanno acquistato &#8220;Crackdown&#8221;, all&#8217;unico scopo di tuffarsi, con loro Xbox 360 nel Live, hanno avuto una brutta sorpresa: il collegamento era impossibile. E le ultime ore devono essere state di fuoco per gli sviluppatori della Bungie Studios.</p>
<p>Per rasserenare gli animi <a href="http://www.microsoft.com" target="_blank">Microsoft</a> ha deciso di estendere il tempo utile per provare la beta, lanciando una nuova sessione, dal 6 al 10 Giugno, offrendo al pubblico tre giorni interi extra per godere di Halo 3. Intanto il team di crack coders di <a title="Microsoft" href="http://www.microsoft.com" target="_blank">Microsoft</a> avrebbe finalmente corretto i problemi. Stando alle parole di Major Nelson, membro del team, apparse sul suo <a title="MSN" href="http://www.msn.com" target="_blank">MSN</a> Space personale: &#8220;Il team di Microsoft ha lavorato su un aggiornamento del software che Ã¨ stato messo online a disposizione dell&#8217;utenza giÃ  alle 19 del 16 Maggio. Questo aggiornamento risolverÃ  i problemi delle persone che usano Crackdown per provare la beta di Halo 3. Ci scusiamo sentitamente del disagio causato fin&#8217;ora. Sappiamo che molti di voi hanno atteso per questa beta per mesi. Apprezziamo sul serio il vostro entusiasmo e speriamo che un piccolo disagio come questo non lo abbia fatto affievolire&#8221;.</p>
<p>Problemi a parte, il nuovo capitolo esce a due anni e mezzo di distanza dal precedente e c&#8217;Ã¨ stata subito una buona notizia per gli appassionati: la versione definitiva sarÃ  disponibile con netto anticipo rispetto a quanto si sapeva: in tutta Europa verrÃ  distribuito a partire da mercoledÃ¬ 26 settembre, con un giorno di ritardo rispetto agli Usa. Confermate le tre versioni differenti: la Standard Edition, al prezzo di 59,99 dollari, la Limited Edition a 69,99 dollari e la Legendary Edition a 129,99 dollari.</p>
<p>Creato dagli sviluppatori della Bungie Studios esclusivamente per Xbox 360, Halo 3, secondo l&#8217;azienda di Redmond, &#8220;ridefinirÃ  gli standard degli sparatutto in prima persona e del social gaming coinvolgendo i giocatori di tutto il mondo nelle epiche battaglie di Master Chief&#8221;. Il futuristico soldato geneticamente modificato, il cui volto Ã¨ celato dal famoso casco, Ã¨ l&#8217;ultimo superstite di un progetto segreto, gli Spartan II, creati dagli umani per combattere i Covenant (un&#8217;alleanza di razze aliene), uniti da una fede religiosa che impone loro, fra le altre cose, di sterminare la razza umana.<span id="more-413"></span></p>
<p>Sono tre gli scenari nella demo: Valhalla, un classico &#8216;capture the flag&#8217;, Snowbound, un tutti-contro-tutti caratterizzata da furiosi combattimenti e High Ground, mappa da assalto/difesa. A detta degli appassionati, quest&#8217;ultima Ã¨ quella che meglio sembra dare l&#8217;idea delle potenzialitÃ  di Halo 3.</p>
<p>Le novitÃ , ovviamente, sono molte. Due, in particolare, sono quelle che risaltano nella beta version: l&#8217;introduzione di una serie di gadget, che si raccolgono in giro per le mappe e che si lanciano con la pressione del pulsante X, come la Bubble Shield, una bolla d&#8217;energia che rende inutile qualsiasi attacco a distanza a base di armi da fuoco.</p>
<p>Ma l&#8217;aspetto che potrebbe avere gli esiti piÃ¹ eclatanti Ã¨ quello legato alla possibilitÃ  di salvare su hard disk i filmati dei replay del gioco al termine di ogni match. E anche se al momento non si possono effettuare slow motion, fast forward o rewind, (e chissÃ  se in futuro le cose cambieranno), giÃ  si intuiscono potenzialitÃ  enormi. Ogni partita, infatti, occupa tra i 4 e i 5 Mbyte di spazio e puÃ² essere uploadata in uno spazio condiviso di 25 mbyte per ogni giocatore. GiÃ  da adesso Ã¨ possibile inviare qualsiasi replay agli amici della friend list che siano in possesso della beta stessa. Ma in futuro potrebbe essere data dalla possibilitÃ  di vedere/scaricare i video condivisi anche dal sito ufficiale di Bungie. Insomma un fenomeno tipo sul tipo di YouTube potrebbe essere ad un passo.</p>
<p>Secondo il tam-tam della rete, sarebbero oltre quattro milioni i preorder effettuati presso la catena di negozi GameStop. Se fosse confermato si tratterebbe di un risultato senza precedenti. Halo 2, infatti ha venduto 5,7 milioni di copie nel solo Nord America riuscendo a piazzare 2,38 milioni di copie nelle prime 24 ore di rilascio e garantendo alla Microsoft ben 125 milioni di dollari in un solo giorno. Ed Ã¨ ancora il titolo piÃ¹ giocato su Xbox Live, con circa 1 miliardo di ore di gioco registrate. Una vittoria importante nella battaglia contro Sony e Nintendo per il dominio dell&#8217;industria globale dei videogiochi, che vale 30 miliardi di dollari.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/">www.repubblica.it</a></p>
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		<title>Nuove caratteristiche Yahoo Site Explorer</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2007 10:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Yahoo ha recentemente aggiunto alcune nuove caratteristiche in Yahoo Site Explorer che includono l&#8217;abilitÃ  da parte di Site Explorer di autenticare un sito attraverso l&#8217;inserimento di un keycode in un meta tag o di un apposito file che il webmaster deve uploadare sulla main root del sito.Â  Yahoo Site Explorer Ã¨ in sostanza il &#8220;cugino&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image350" title="Nuove caratteristiche Yahoo Site Explorer" alt="Nuove caratteristiche Yahoo Site Explorer" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2007/04/yahoo-logo.miniatura.jpg" align="left" /><a href="http://www.yahoo.com" target="_blank">Yahoo</a> ha recentemente aggiunto alcune nuove caratteristiche in Yahoo Site Explorer che includono l&#8217;abilitÃ  da parte di Site Explorer di autenticare un sito attraverso l&#8217;inserimento di un keycode in un meta tag o di un apposito file che il webmaster deve uploadare sulla main root del sito.Â  Yahoo Site Explorer Ã¨ in sostanza il &#8220;cugino&#8221; di Google Webmaster Central e come questo si pone lo scopo di costituire per il webmaster un sistema di gestione e controllo dello status del sito indicizzato.Â Â  La caratteristica piÃ¹ importante aggiunta da YahooÃ¨ senza dubbio la possibilitÃ  di cancellare url dall&#8217;indice di <a href="http://www.yahoo.com" target="_blank">Yahoo</a> (una caratteristica questa mancante invece a <a href="http://www.google.com" target="_blank">Google</a>).</p>
<p>Fra le altre segnaliamo:</p>
<ul>
<li>Autenticazione mediante meta tag.</li>
<li>Dettagliate informazioni di error reporting</li>
<li>Rimozione urls dall&#8217;indice di Yahoo</li>
<li>Monitoraggio dei linkback del sito: informa il webmaster su quali links il sito riceve da parte di altri domini</li>
</ul>
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		<title>Fattori importanti per il posizionamento su Google</title>
		<link>http://www.match.it/2007/04/fattori-importanti-posizionamento-su-google/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2007 08:23:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quali sono i principali fattori on / off page che caratterizzano il successo di un sito nei posizionamenti su Google? Alla domanda rispondono 37 fra i migliori SEO per il mercato americano. I risultati del sondaggio sono stati raccolti da Rand Fishkin e resi pubblici sul sito www.seomoz.org. Vediamo di cogliere i punti fondamentali di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" title="I fattori piÃ¹ importanti che determinano il posizionamento su Google" id="image341" alt="I fattori piÃ¹ importanti che determinano il posizionamento su Google" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2007/04/google.miniatura.jpg" /><em>Quali sono i principali fattori on / off page che caratterizzano il  successo di un sito nei posizionamenti su Google? Alla domanda rispondono 37 fra  i migliori SEO per il mercato americano.</em></p>
<p>I risultati del sondaggio sono stati raccolti da Rand Fishkin e resi pubblici  sul sito <a target="_blank" href="http://www.seomoz.org/article/search-ranking-factors#f49">www.seomoz.org</a>.</p>
<p class="lettura">Vediamo di cogliere i punti fondamentali di  questa interessante analsi, sulle supposizioni ed esperienze in merito di  posizionamento nel motore di ricerca piÃ¹ popolare al mondo: Google.</p>
<p>I  partecipanti al sondaggio, sono stati invitati ad attribuire un punteggio (da 0  a 5) ad ogni fattore preso in analisi: ecco il responso in ordine decrescente  dâ€™importanza (va ad ogni modo sottolineato il fatto che si tratta dâ€™ipotesi  prettamente soggettive, infatti si reputa che Google consideri piÃ¹ di 200  fattori per il calcolo del ranking dei  nei propri risultati delle ricerche &#8211; dette  SERP).</p>
<p>CARATTERISTICHE POSITIVE AL POSIZIONAMENTO</p>
<p>a) Posizione  della parola chiave<br />
# 4.9 &#8211; Parola chiave nel titolo della pagina<br />
Inserire  la keywords nel tag title della pagina risulta fondamentale ed acquista maggior  rilevanza se resta invariato nel tempo</p>
<p># 3.7 &#8211; Utilizzare la parola  chiave nel corpo del documento</p>
<p># 3.4 &#8211; Relazione fra i il contenuto della  pagina e le parole chiave<br />
In effetti, Ã¨ impensabile di promuovere una parola  chiave che centra poco o nulla con il contenuto ed il contesto della  pagina.<span id="more-342"></span></p>
<p># 3.4 &#8211; Parola chiave nel tag H1<br />
Inserire la keyword  nellâ€™intestazione della pagina sembra aiutare il posizionamento.</p>
<p># 3.0 &#8211;  Parola chiave nel nome di dominio<br />
A mio avviso, la valutazione Ã¨ corretta, ma  non per una proprietÃ  migliorativa diretta di questo attributo, al contrario i  benefici sono indiretti e legati alle anchor text dei backlink (se ne parla nei  punti successivi)</p>
<p># 2.8 &#8211; Parola chiave nel nome della pagina<br />
Ad  esempio www.nomeadominio.it/parola-chiave.html, anche questo puÃ² portare ad un  miglioramento del ranking</p>
<p># 2.8 &#8211; Parola chiave nel tag H2,H3,Hx<br />
Avere  le proprie keywords fra questi tag di intestazione migliora la tematizzazione  della pagina e di conseguenza la posizione nelle SERP</p>
<p># 2.5 &#8211; Parola  chiave nel tag alt delle immagini<br />
Oltre ad essere un buon aiuto SEO Ã¨ anche  utilissimo per gli utenti del sito ed Ã¨ sinonimo di usabilitÃ </p>
<p># 2.4 &#8211;  Parola chiave nel tag Bold e/o Strong<br />
Evidenziare le keyword con i relativi  tag per i grassetti (â€?Bâ€? e â€œSTRONGâ€?)</p>
<p># 2.1 &#8211; Parola chiave nel metatag  description<br />
Utilizzare la keyword nellâ€™apposito metatag sembra non incidere  sul posizionamento ma risultata di fondamentale importanza per aumentare la  percentuale di click sul link del sito (aumento CTR%)</p>
<p># 1.2 &#8211; Parola  chiave nel metatag keywords<br />
Questo tag, Ã¨ ormai obsoleto e non piÃ¹ preso in  considerazione dalla maggior parte dei motori di ricerca</p>
<p>b)  Caratteristiche della pagina<br />
# 4.1 &#8211; Organizzare la struttura dei link in  modo tale che la pagina principale riceva molti link interni</p>
<p># 3.5 &#8211;  QualitÃ  degli outbound links<br />
Calcolata in funzione della popolaritÃ  e del  settore dâ€™appartenenza della pagina, si basa sul principio del: se parli di un  argomento nel dettaglio, nomini anche le fonti piÃ¹ attendibili per gli  approfondimenti. Di conseguenza il documento acquista dâ€™importanza e quindi  migliori posizionamenti.</p>
<p># 3.4 &#8211; EtÃ  del documento</p>
<p># 3.2 &#8211;  QuantitÃ  di testo indicizzabile dallo spider<br />
CioÃ¨ quanto testo Ã¨ â€œpulitoâ€? e  facilmente recuperabile dallo spider. Un esempio contrario possono essere i siti realizzati con tecnologia Flash</p>
<p>#  3.0 &#8211; QualitÃ  dei contenuti in misura algoritmica<br />
Ci si riferisce al valore  semantico del documento, ciÃ² significa che il testo deve avere un filo logico di  redazione ed esprimere un significato</p>
<p># 2.8 &#8211; Organizzazione dei  contenuti (secondo schemi prestabiliti, tipo â€œstile giornalisticoâ€?)</p>
<p># 2.4  &#8211; Frequenza di aggiornamento delle pagine</p>
<p># 1.9 &#8211; Numero di slashes  presenti nella URL (per definire le varie sezioni della pagina)</p>
<p># 1.8 &#8211;  Correttezza grammaticale e nel lessico</p>
<p># 1.4 &#8211; Validazione del codice  HTML (W3C Standard)</p>
<p>c) Caratteristiche del dominio<br />
# 4.5 &#8211; Livello  globale di popolaritÃ  del sito<br />
Calcolata in funzione della linkpopularity  generale<br />
# 4.5 &#8211; Livello globale di popolaritÃ  del sito<br />
Calcolata in  funzione della linkpopularity generale<br />
# 4.0 &#8211; AnzianitÃ  del sito internet<br />
# 3.9 &#8211; ContestualitÃ  dei  backlink<br />
Ricevere link da siti che trattano gli stessi temi o affini a  quello del sito</p>
<p># 3.9 &#8211; Backlink da comunitÃ  a tema<br />
# 3.5 &#8211; Livello di  crescita nel tempo dei backlink<br />
# 3.2 &#8211; Attinenza del contenuto intero del  sito con la ricerca effettuata<br />
# 2.7 &#8211; Performace del sito: CTR, visite  dirette, visite da preferiti, etc.<br />
Difatti si presume che Google riesca a  tener traccia di queste importantissime informazioni e che le utilizzi per  determinare il ranking</p>
<p># 2.6 &#8211; Attribuzione manuale di autoritÃ  al sito  da parte di tecnici Google<br />
# 2.5 &#8211; Estensione del sito (.it, .com, .org,  etc.)<br />
# 2.5 &#8211; Livello di crescita nel tempo delle pagine del sito<br />
# 2.0 &#8211;  Numero di ricerche dirette per brand e/o nome sito<br />
# 1.4 &#8211; Verifica del  dominio con lo strumento webmastertool di Google</p>
<p>d) 4. Caratteristiche  dei backlink in entrata<br />
# 4.4 &#8211; Parola chiave nellâ€™anchor text del  link<br />
Questo significa di ricevere link al sito con la parola chiave come  testo linkato.</p>
<p># 3.6 &#8211; QuantitÃ  dei backlink<br />
Numero totale dei link in  entrata al sito.</p>
<p># 3.5 &#8211; QualitÃ  dei backlink<br />
Ricevuti da attinenti ed a tema con gli argomenti del  sito.</p>
<p># 3.5 &#8211; QuantitÃ  dei backlink da comunity a tema<br />
# 3.1 &#8211;  AnzianitÃ  dei link<br />
# 3.1 &#8211; Testo attorno ai backlink<br />
Difatti Google per  attribuire il valore di un backlink riesce ad analizzare anche le parole che  contornano il link in modo da capire se si tratta di un link a tema oppure un  collegamento sporadico.</p>
<p># 2.9 &#8211; QuantitÃ  dei backlink semplici (solo nome  dominio come anchor text)<br />
# 2.5 &#8211; Estensione dei siti linkanti (.it, .com, etc.)<br />
# 2.5 &#8211;  Pagerank delle pagine linkanti (misurato con la toolbar di Google)<br />
# 2.5 &#8211;  Livello di volatilitÃ  di ricezione ed eliminazione dei  backlink</p>
<p>CARATTERISTICHE NEGATIVE PER IL POSIZIONAMENTO</p>
<p># 3.8  &#8211; Tempo di down del server dove risiede il sito<br />
# 3.6 &#8211; Contenuti similari o  duplicati ad altri giÃ  presenti negli indici<br />
# 3.5 &#8211; Link in uscita di bassa  qualitÃ  e/o a siti SPAM<br />
# 3.3 &#8211; Titoli di pagina e metatag  duplicati per molte pagine del sito<br />
# 3.3 &#8211; Partecipazione a linkfarm e/o  attivitÃ  di vendita links<br />
# 3.3 &#8211; Utilizzo di tecniche Spamming (Stuffing,  testo nascosto, etc.)<br />
# 2.8 &#8211; Tempi lenti di risposta del server<br />
# 2.2 &#8211;  Link in entrata da siti SPAM (Spam Engine, domini banati,  etc.)<br />
# 2.1 &#8211; Basso livello di visitatori sul sito (misurati tramite la  toolbar, clicks sulle serp, etc.)</p>
<p>Questo il risultato del questionario a  37 esperti SEO Americani, con lâ€™aggiunta di qualche riflessione  personale.</p>
<p>La presente lista, Ã¨ un ottimo punto di partenza da tenere in  evidenza ogni qualvolta si debba intervenire sullâ€™ottimizzazione e la promozione  di siti internet nei motori di ricerca (in modo  particolare su Google).</p>
<p>In ogni caso, vista la segretezza di molti  parametri e fattori presi in considerazione per il calcolo del ranking, il modo  migliore Ã¨ sperimentare, migliorarsi in base ai risultati ed esperienze  conseguite.</p>
<p>A cura di Michele De Capitani<br />
Prima Posizione Srl &#8211;  Agenzia web Marketing</p>
<p><strong>Link: <a target="_blank" href="http://seomarketingnews.wordpress.com/2007/04/06/google-i-fattori-piu-importanti-che-determinano-il-posizionamento/">Fattori piÃ¹ importanti che determinano il posizonamento  </a></strong></p>
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		<title>Paesi dove il web Ã¨ pericoloso</title>
		<link>http://www.match.it/2007/03/paesi-dove-il-web-e-pericoloso/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2007 11:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[McAfee ha rilasciato I risultati di uno studio realizzato da McAfee SiteAdvisor che crea una mappa globale dei luoghi piÃ¹ pericolosi e piÃ¹ sicuri in cui navigare ed effettuare ricerche sul World Wide Web. McAfee ha analizzato e classificato 265 domini top-level (tld: top-level domains) come ad esempio il Giappone (.jp), la Italia (.it) e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" title="Paesi dove il web Ã¨ pericoloso" id="image309" alt="Paesi dove il web Ã¨ pericoloso" src="http://www.match.it/wp-content/uploads/2007/03/mcafee.miniatura.jpg" /> <font class="txt_norm"><a title="McAfee" target="_blank" href="http://www.mcafee.com">McAfee </a>ha rilasciato I risultati di uno studio realizzato da McAfee SiteAdvisor che crea una mappa globale dei luoghi piÃ¹ pericolosi e piÃ¹ sicuri in cui navigare ed effettuare ricerche sul World Wide Web.  <a target="_blank" href="http://www.mcafee.com">McAfee</a> ha analizzato e classificato 265 domini top-level (tld: top-level domains) come ad esempio il Giappone (.jp), la Italia (.it) e quello commerciale (.com) basandosi sui test di McAfee sulla sicurezza del Web da spyware, spam, exploit e truffe. Il report, â€œMapping the Mal Web,â€? ha rilevato sorprendentemente enormi differenze nella sicurezza da un dominio allâ€™altro. Questo ritratto a livello globale valuta che ogni mese, gli utenti Internet facciano oltre 550 milioni di click diretti verso siti Web pericolosi e che perfino domini relativamente sicuri come la Germania (.de) o lâ€™Inghilterra (.uk) comprendono milioni di click rischiosi. â€œCon questo report, <a target="_blank" href="http://www.mcafee.com">McAfee</a> ha creato una vera e propria guida ai domini di alto livello piÃ¹ pericolosi del Web,â€? ha affermato Mark Maxwell, Senior Product Manager, McAfee Consumer and Small Business. â€œQuando si parla di sicurezza, appare chiaro che il Web non Ã¨ molto differente dal mondo fisico. Ci sono quartieri sicuri e domini web sicuri, e ci sono luoghi dove Ã¨ meglio non addentrarsi.â€?<span id="more-310"></span></font></p>
<p><font class="txt_norm">McAfee SiteAdvisor, un software disponibile gratuitamente presso www.mcafee.com. Il software SiteAdvisor segnala in maniera intuitiva i risultati delle ricerche con icone di colore rosso, giallo o verde a seconda del rischio connesso, basandosi su test proprietari di oltre il 95% del traffico Web. Le valutazioni di colore rosso sono assegnate ai siti pericolosi che hanno fallito uno o piÃ¹ test McAfee per adware, spyware, virus, exploit, spamming, eccesso di pop-up o forti legami con altri siti valutati in rosso. I siti valutati in verde hanno superato ogni tipo di test. Il semaforo giallo viene assegnato a quei siti che hanno superato i test di sicurezza di McAfee hanno ancora qualche aspetto fastidioso, come ad esempio troppi pop-up, garantendo in tal modo che lâ€™utente sia piÃ¹ cauto. Utenti professionali e consumer possono utilizzare McAfee SiteAdvisor come complemento ai prodotti McAfee che hanno giÃ , o per aumentare la sicurezza dei prodotti forniti da altri vendor.</font></p>
<p><font class="txt_norm">Alcuni fra i principali risultati dello studio indicano che:</font></p>
<p><font class="txt_norm">Lâ€™incidenza di siti rossi e gialli varia notevolmente nei vari domini top-level, spaziando da un basso 0.1% della Finlandia (.fi) fino allâ€™elevato 10.1% per la piccola isola di Tokelau (.tk). In generale, il 4.1% dei siti valutati da SiteAdvisor sono classificati in rosso o in giallo.</font></p>
<p><font class="txt_norm">Alcune attivitÃ  via Web, come la registrazione presso un sito o il download di un file, sono significativamente piÃ¹ rischiosi quando effettuate presso determinati domini. Per esempio, dare un indirizzo e-mail a un qualsiasi dominio .info risulta in uno sbalorditivo 73.2% di probabilitÃ  di ricevere spamming via e-mail.</font></p>
<p><font class="txt_norm">I piÃ¹ pericolosi dei domini di grandi nazioni sono la Romania (.ro, 5.6% di siti pericolosi) e la Russia (.ru, 4.5% di siti pericolosi). Inoltre Ã¨ molto probabile che questi domini contengano exploit o che siano siti â€œdrive-by-downloadâ€?.</font></p>
<p><font class="txt_norm">.info Ã¨ il dominio generico piÃ¹ pericoloso, con il 7.5% dei siti che comprende classificati come pericolosi. .com Ã¨ il secondo dominio generico maggiormente pericoloso, con il 5.5% dei siti classificati come pericolosi.</font></p>
<p><font class="txt_norm">Tre dei cinque domini di nazioni meno pericolosi sono nei paesi scandinavi â€“ Finlandia (0.10%), Norvegia (.no, 0.16%) e Svezia (.se, 0.21%). Islanda (.is, 0.19%) e Ireland (.ie, 0.11%) sono al di fuori dei cinque domini di paesi meno pericolosi.</font></p>
<p><font class="txt_norm">.gov Ã¨ lâ€™unico dominio spesso testato da SiteAdvisor nel quale non sono stati riscontrati siti pericolosi. .gov Ã¨ disponibile solo per gli enti governativi degli Stati Uniti.</font></p>
<p><font class="txt_norm">Anche se il dominio .com Ã¨ solo in quinto nella classifica dei domini piÃ¹ pericolosi, la sua grande popolaritÃ  amplifica notevolmente lâ€™impatto sul rischio nella ricerca e nella navigazione. Lâ€™86.6% di click su siti catalogati come rossi o gialli approda su siti .com.</font></p>
<p><font class="txt_norm">Anche se Paesi Bassi (.nl), Germania (.de) e Inghilterra (.uk) sono domini di paese relativamente sicuri, classificandosi rispettivamente al 31esimo, 33esimo e 51esimo tra i piÃ¹ pericolosi, ognuno di questi domini conta mensilmente piÃ¹ di due milioni di click a siti rossi e gialli. Inoltre il Giappone (.jp) Ã¨ classificato al 57esimo posto tra i piÃ¹ rischiosi e i siti rossi e gialli con dominio.jp ricevono circa 1.6 milioni di click ogni mese.</font></p>
<p><font class="txt_norm">Il costo di registrazione basso o nullo e la minima svista sembrano causare almeno alcuni dei piÃ¹ elevati livelli di rischio riscontrati in alcuni dei domini di alto livello. Per esempio, una ragione per cui il dominio .biz puÃ² essere favorito dagli spammer sta nel fatto che i domini .biz sono disponibili per utilizzo immediato, contrariamente agli altri per cui Ã¨ necessario attendere in media 24 ore â€“ un vantaggio cruciale per sconfiggere servizi anti-spam e blacklists.</font></p>
<p><font class="txt_norm">â€œPer gli amministratori dei domini top-level, questo studio dovrebbe avere lâ€™effetto di una sveglia. Certamente alcuni paesi stanno andando bene. E i domini top-level piÃ¹ pericolosi hanno un segnale che devono migliorare,â€? ha aggiunto Maxwell. â€œPer gli utenti, questo studio Ã¨ un fermo promemoria che hanno bisogno di un aiuto per navigare in modo sicuro. Strumenti come McAfee SiteAdvisor danno agli utenti le informazione che loro servono, nel momento in cui gli servono, per prendere le vie del Web in modo sicuro.â€?</font></p>
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		<title>Office, solo software originale</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2006 04:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come giÃ  fatto con i download per Windows, Microsoft ha reso acuni contenuti extra di Office disponibili esclusivamente agli utenti &#8220;in regola&#8221;. Dallo scorso venerdÃ¬, infatti, download come i template di Office Online possono essere scaricati solo se si supera il test Office Genuine Advantage, che similmente al giÃ  ben noto Windows Genuine Advantage (WGA) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come giÃ  fatto con i download per Windows, <a href="http://www.windows.com" target="_blank">Microsoft</a> ha reso acuni contenuti extra di Office disponibili esclusivamente agli utenti &#8220;in regola&#8221;. Dallo scorso venerdÃ¬, infatti, download come i template di Office Online possono essere scaricati solo se si supera il test Office Genuine Advantage, che similmente al giÃ  ben noto Windows Genuine Advantage (WGA) verifica che il prodotto in proprio possesso sia originale.</p>
<p>A partire dal prossimo gennaio, poi, il controllo OGA diverrÃ  obbligatorio anche per l&#8217;accesso al servizio Office Update: le patch di sicurezza saranno ancora di dominio pubblico, ma chi non passerÃ  il check potrÃ  scaricarle solo in modo manuale.<span id="more-54"></span></p>
<p>Questa mossa rappresenta un nuovo passo di Microsoft nel contrastare la contraffazione dei propri software e la cosiddetta pirateria casuale, praticata soprattutto fra le mura domestiche e dei piccoli uffici.</p>
<p>I test OGA obbligatori si vanno ad aggiungere ai meccanismi anticopia integrati da Microsoft nei suoi due nuovi prodotti di punta, Windows Vista e Office 2007, meccanismi che, seppure non insuperabili, rendono la vita dei pirati assai piÃ¹ difficile.</p>
<p>Per venire incontro agli utenti che, in buona fede, hanno acquistato una copia contraffata di Office, Microsoft sta per avviare un programma che permette di acquistare una regolare licenza di Office ad un prezzo di favore. Al momento non vi sono ancora informazioni online sul programma, tuttavia i requisiti e le limitazioni dell&#8217;offerta sono molto simili a quelli giÃ  applicati per Windows</p>
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		<title>Internet Explorer contro Firefox</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Oct 2006 19:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con le imminenti release di Internet Explorer 7 (atteso per domani) e Firefox 2.0 (in terza e ultima Release candidate prima del debutto definitivo), alcuni osservatori hanno scritto che siamo all&#8217;alba di una riedizione, riveduta e corretta, della guerra dei browser. La stampa ha riesumato un concetto di cui non si sentiva piÃ¹ parlare dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con le imminenti release di <strong>Internet Explorer 7</strong> (atteso per domani) e<strong> Firefox 2.0</strong> (in <a title="Firefox" href="http://ftp.mozilla.org/pub/mozilla.org/firefox/releases/2.0rc3/win32/it/Firefox%20Setup%202.0%20RC%203.exe" target="_blank"><font color="#003366">terza e ultima Release candidate</font></a> prima del debutto definitivo), alcuni osservatori hanno scritto che siamo all&#8217;alba di una riedizione, riveduta e corretta, della <strong>guerra dei browser</strong>. La stampa ha riesumato un concetto di cui non si sentiva piÃ¹ parlare dai tempi di Netscape contro Internet Explorer 6. Ma siamo sicuri che sia cosÃ¬? Blake Ross, co-creatore di Firefox, non ci sta. <span id="more-5"></span>E dÃ  le sue buone ragioni: innanzitutto, <strong>Firefox Ã¨ ancora un piccolo browser, realizzato da una Fondazione no profit, che si diffonde per passa parola</strong>, mentre<strong> Internet Explorer 7 si propagherÃ  per diktat It e rappresenta la major release, dopo cinque anni di sviluppo</strong> dalla versione 6, d<strong>ella piÃ¹ grande software house del pianeta</strong>, Microsoft. Ãˆ difficile fare paragoni fra Firefox e Internet Explorer, su questo piano. Ãˆ tuttavia vero che <strong>il browser open source di Mozilla ha avuto il merito di riportare Microsoft a rilanciare la palla</strong>, oltretutto prendendo spunto da alcune funzionalitÃ , fiore all&#8217;occhiello di Firefox: il <strong>Tabbed browsin</strong>g e la <strong>ricerca integrat</strong>a. PerÃ² qui, secondo Ross, finiscono le le similitudini. Ma la nuova guerra dei browser, non Ã¨ solo una faccenda tecnologica: presto sarÃ  materia in pasto al business. <strong>La nuova edizione di Internet Explorer sarÃ  soprattutto la porta d&#8217;ingresso alla famiglia Live</strong>, <strong>il gateway per Windows, Office Live e i servizi online di Microsof</strong>t. IE 7 Ã¨ un prodotto chiave per le iniziative Live, come afferma il product manager di IE 7 Gary Schare. Internet Explorer ha tutte le carte in regola per mantenere il proprio dominio nel mercato dei browser, perchÃ© non Ã¨ solo un browser, ma <strong>una delle chiavi di volta business della svolta online di Microsoft</strong>. Microsoft ha fatto nei mesi scorsi <strong>mea culpa per aver ritardato troppo a rilasciare la versione sette</strong>. Microsoft prepara quindi il rilascio di IE 7<strong> come aggiornamento automatico</strong>. Forse, per motivi di sicurezza e stabilitÃ ,<strong> il passaggio alla versione 7 di Internet Explorer verrÃ  rimandato di qualche tempo</strong>. Alcune aziende rinvieranno l&#8217;upgrade insieme a quello di <strong>Windows Vista</strong>, di cui il browser Ã¨ parte integrante. Ma vediamo a che punto siamo nell&#8217;uso dei browser: <strong>attualmente Firefox ha oltrepassato la soglia dell&#8217;11%</strong> secondo tutte le aziende di statistiche Web, ma <strong>Internet Explorer, pur essendo sceso sotto la quota del 90%, Ã¨ saldamente in testa con l&#8217;84%</strong>. La nuova versione di Firefox punta sullo scudo <strong>anti-phishing e sull&#8217;ottimizzato supporto a Rss feed</strong>s per scalare ancora le classifiche. Dunque, Firefox non Ã¨ piÃ¹ un browser di nicchia, ma deve essere preso <strong>in seria considerazione in ambito business</strong>. <strong>Oggi i siti Web devono avere la certezza di essere visti non solo su Internet Explorer, ma anche su Firefox</strong>, questo per non rischiare di perdere utenti. Firefox, arricchito <strong>con 1800 extension</strong>, perÃ² per attrarre maggiore attenzione, <strong>dovrebbe lavorare con piÃ¹ applicazion</strong>i, comprese le nuove versioni di Lotus Notes e Oracle PeopleSoft. Nel frattempo <strong>Mozilla ha giÃ  pronta la roadmap di Firefox 3.0</strong>, nome in codice <strong>Gran Paradiso, in uscita a maggio </strong>(che migliorerÃ  prestazioni a livello corporate, sicurezza, stabilitÃ , e aggiungerÃ  bookmark e history chiamati Places con Rss integrati e favoriti catalogabili). Da parte sua, Microsoft non vuole dormire sugli allori dell&#8217;imminente<strong> Internet Explorer 7</strong> (corredato con <a title="www.ieaddons.com" href="http://www.ieaddons.com/" target="_blank"><font color="#003366">www.ieaddons.com</font></a>): <strong>giÃ  fra 18 mesi uscirÃ  l&#8217;erede</strong>, per stare al passo con la nuova era dei browser. Intanto, la guerra dei browser Ã¨ alle porte.</p>
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		<title>Google Apps for Your Domain sfida Microsoft</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Sep 2006 06:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La notizia Ã¨ di quelle ghiotte. Gli strumenti piÃ¹ apprezzati di Google (la posta di Gmail, le agende di Gcalendar, la messaggistica istantanea Gtalk e lo strumento per la creazione delle pagine Google Page Creator) si uniscono e si propongono come uno strumento di collaborazione professionale pienamente personalizzabile, non solo nei colori e nei template, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia Ã¨ di quelle ghiotte. Gli strumenti piÃ¹ apprezzati di Google (la posta di Gmail, le agende di Gcalendar, la messaggistica istantanea Gtalk e lo strumento per la creazione delle pagine Google Page Creator) si uniscono e si propongono come uno strumento di collaborazione professionale pienamente personalizzabile, non solo nei colori e nei template, ma anche nel dominio, che si chiama Google Apps for Your Domain.<span id="more-80"></span><br />
Questo Ã¨ il vero succo della novitÃ ; per poter usare, e soprattutto amministrare, gli strumenti di Google Apps bisogna avere un dominio, il che si traduce in benefici immediatamente tangibili. Per esempio, lâ€™azienda taldeitali potrÃ  spedire posta Gmail con lâ€™account direttore@taldeitali.it. Ok, non Ã¨ una novitÃ  assoluta, Gmail for your domain Ã¨ giÃ  stata presentata nel febbraio scorso, ma lâ€™esempio aiuta a capire perchÃ© il possesso di un dominio sia un mattone fondamentale per la piena personalizzazione della comunicazione e della collaborazione aziendale. Il bello della faccenda Ã¨ che tutto quanto Ã¨ gratuito da usare e risiede nei server di Google, quindi non sono necessari investimenti in server, spazio di storage (ricordiamo che il solo Gmail offre gratis 2 giga di spazio per posta e allegati per ogni account, e non Ã¨ certo poco) nÃ© tantomeno uno staff tecnico che tenga in vita il sistema. In questo senso, la suite Google Ã¨ certamente unâ€™ottima occasione per le aziende e le organizzazioni incuriosite dalle potenzialitÃ  della comunicazione integrata ma restie a investire un terreno ancora tutto da scoprire. Sullâ€™onda dellâ€™entusiasmo, le reazioni della stampa (specializzata e no) sono abbastanza unanimi: il grido di battaglia Ã¨: â€œGoogle si appresta a contendere a Microsoft il monopolio dellâ€™office automationâ€?. Ma sarÃ  davvero cosÃ¬? Office Ã¨ su un altro pianeta Sicuramente Google Apps for Your Domain Ã¨ molto interessante sul piano tecnico, lâ€™affidabilitÃ  tecnologica e la serietÃ  etica di Google sono al di sopra di ogni sospetto, e come dicevamo le aziende che ancora tentennano a dotarsi di strumenti di collaborazione moderni e integrati non hanno piÃ¹ scuse: se vogliono fare almeno una prova il momento Ã¨ quello giusto. Ma quanto a far concorrenza a Microsoft, a colpirla al cuore nel suo gioiello Office, ci permettiamo un certo scetticismo. Al momento, la neonata Google Apps for Your Domain resta una federazione di strumenti poco integrati tra loro, a cui tra lâ€™altro mancano gli attori protagonisti. Come si puÃ² pensare che Google possa davvero far concorrenza a Office senza avere qualcosa da opporre a Word, a Excel e a PowerPoint? In effetti, a Mountain View hanno un word processor (Writeln) e uno spreadsheet, ma sono in beta ed Ã¨ difficile sostenere che possano davvero impensierire i cavalli di battaglia di Redmond: al foglio di calcolo, tanto per dirne una, mancano le funzioni statistiche e di analisi, allâ€™editor di testi difettano le funzioni avanzate di editing. Soprattutto i dupe applicativi sembrano due separati in casa, non si parlano tra loro e non si scambiano dati. E comunque, almeno al momento non fanno parte di Google Apps for Your Domain. Coerentemente con la filosofia online di Google, inoltre, non esistono controparti offline, da installare nel computer locale. CiÃ² significa che se la rete non Ã¨ disponibile, non si puÃ² neppure leggere la posta giÃ  ricevuta, figuriamoci usare Writeln o il foglio di calcolo. Siamo sicuri che unâ€™azienda voglia correre il rischio di trovarsi con tutti i dipendenti costretti a girare i pollici nel caso in cui la connessione al Web faccia i capricci, per tacere del calvario che sarebbe il cercare di connettersi in mobilitÃ  da localitÃ  dove non câ€™Ã¨ una connessione veloce? Sicuro, ma con qualche ombra Quanto alla sicurezza, di sicuro i tecnici di Google sanno il fatto loro, ma in questi casi il diavolo ci mette sempre la coda. E anche le superstar possono toppare. Per errore umano, per attacco di hacker, per infedeltÃ  dei propri dipendenti ma anche per le differenze in tema di cultura e regolamentazione della privacy che esistono tra Europa e Stati Uniti; proprio di recente Aol, che Ã¨ il maggior provider Internet del mondo, mica il primo venuto, ha ceduto a un gruppo di ricercatori mezzo milione di query che i propri clienti avevano sottoposto al suo motore di ricerca. Anonimi, dâ€™accordo, ma alzi la mano chi vuole correre il rischio di far sapere i propri affari aziendali al resto del mondo. Sempre in tema di privacy, che dire della pubblicitÃ ? Nulla Ã¨ davvero gratis, e in attesa del futuro (e annunciato) servizio Premium, â€œper le aziende che hanno esigenze superioriâ€?, le condizioni dâ€™uso della suite consentono esplicitamente a Google di inserire pubblicitÃ  nei servizi (Customer agrees that Google may serve advertisements in connection with the Hosted Communication Services), si legge testualmente. E dei soldi generati dalla pubblicitÃ  nelle nostre comunicazioni aziendali guarda caso non vedremo neanche un centesimo (Customer agrees that any revenue generated by Google from the Ads or otherwise derived by Google from the Hosted Communication Services will be retained by Google and not be subject to any revenue sharing). Chi vuole che dipendenti, fornitori e clienti ricevano insieme alle nostre email e messaggi istantanei pure la pubblicitÃ  di qualcun altro, magari di un concorrente? EventualitÃ  questâ€™ultima tuttâ€™altro che remota, grazie alla fin eccessiva potenza dei sistemi di advertising contestuale di Google, quelli che fanno sÃ¬ che se parliamo di scarpe ci esce la reclame del ciabattino. In conclusione, prendiamo Google Apps for Your Domain per quello che Ã¨: un sistema di collaborazione gratuito, che non richiede nessuna infrastruttura tecnologica particolare, dotato di strumenti semplici da usare anche se non particolarmente impressionanti. Specie se li paragoniamo ad altre applicazioni per workgroup come ad esempio Joyent. Quanto al confronto con Microsoft, non sarebbe nemmeno giusto mettere sulla stessa bilancia da un lato una manciata di applicazioni Web e dallâ€™altro un completo insieme di programmi, servizi online e server. Dâ€™altronde un confronto del genere non si sognano di farlo nemmeno in casa Google, che smentiscono di voler fare le scarpe a Office ma di essere tuttâ€™al piÃ¹ complementari e affermano di voler Â«trovare nuovi modi per risolvere i problemi che da anni affliggono la genteÂ». E in questo, si sa, Google Ã¨ maestra. Oltre alle aziende che vogliono assaggiare le potenzialitÃ  della collaborazione, a nostro parere Google Apps for Domain farÃ  gola ai portali e ai siti, magari anche amatoriali, che fanno della comunitÃ  digitale le propria ragione dâ€™essere.</p>
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